Un palazzo scomparso, una nuova storia e molti altri canditi

In Via della Chiusa a Milano, laddove c’era un tessuto di case antiche e un fiorire di conventi e chiese, tra una rete di rogge e canali (che persino il toponimo della strada tradisce ancora, essendoci qui una grande chiusa di contenimento delle acque della zona destinate ad alimentare la fossa del Naviglio interno), sorgeva tra il numero civico 14 e 8, ancora prima dell’ultima guerra, una casa a due cortili, dei quali, il più interno conservava l’antico impianto della metà del ‘400. E’ in questo contesto – ahimè spazzato via dalle bombe del ’43 e dove oggi sorgono palazzoni moderni – che nel 1919 si registra la nascita della pasticceria di Angelo Motta.

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Per il suo esordio da pasticcere si organizza con strumenti di fortuna, tant’è che attrezza il suo forno con un gruppo elettrogeno militare comprato alla fiera di Senigallia!!! La sua idea è quella di trasformare il panettone basso e compatto, già invenzione della pasticceria Biffi e Cova, rivoluzionando l’impasto e la forma, e per farlo si avvale dell’antico metodo della lievitazione naturale. E’ così che nasce il panettone più alto, soffice e bombato, ricchissimo di canditi e uvetta.

Dolcezze di una volta!

Dolcezze di una volta!

Motta farà fortuna con i panettoni, con il celebre marchio a forma di M e con il Duomo stilizzato. (… perché, con un’idea di marketing ante litteram, decide di sottolineare prima di tutti gli altri l’origine e l’identità tutta milanese di questo dolce). Ben presto la pasticceria, che cominciava ad avere innumerevoli ordini, negli anni ’30 impianterà uno stabilimento in via Carlo Alberto (l’attuale Via Mazzini) prima e poi in Viale Corsica, in un ex deposito ATM. Sarà l’inizio di un successo esportato, a differenza dei primi panettoni artigianali, in tutto il mondo.

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