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Il mal di gola, il panettone, un santo e due chef!

Non è un segreto solo dei milanesi, ormai: il Panettone, avanzato dai pantagruelici pasti natalizi, si mangia proprio nella giornata dedicata a San Biagio, ovvero oggi, con l’obiettivo di preservarsi dai malanni della gola. Ma San Biagio e il Panettone, che c’azzeccano direte voi con questa capacità preventiva? La leggenda narra che l’armeno Biagio svolgeva tranquillo la professione di medico quando venne consacrato Vescovo pur non avendo mai intrapreso la carriera ecclesiastica. Capitò poi che, più in qualità di medico che di Vescovo,  salvasse un fanciullo a cui si era conficcata in gola una spina di pesce facendogli mangiare del pane (la mollica naturalmente liberò la cavità orale): si pensò così che questo fosse un gesto miracoloso. L’imperatore Diocleziano non vide di buon occhio la fama ottenuta da Biagio in seguito al miracolo, e pensò bene di farlo scorticare con pettini da cardatori e poi decapitare (capito che fine fanno i troppo buoni, come diceva il Carosello?).

Il santo a cui raccomandare la gola per intercessione del panettone

Il santo a cui raccomandare la gola per intercessione del panettone

Abbiamo quindi un miracolo, un santo, e soprattutto una benedetta prevenzione: non vogliamo approfittarne? Allora seguiamo la ricetta di Mariangela Marchesi di Cucina Cre-attiva: come sapete è un’esperta di gastronomia milanese e lombarda… che sa rivisitare creativamente! Conoscenza e capacità oggi molto celebrate, visto che anche Carlo Cracco, starchef televisiva, ha presentato il 16 gennaio un libro che propone le ricette della cucina regionale italiane da lui reinterpretate. Ma bando alle mode, seguiamo ora le indicazioni di Mariangela per preparare il nostro dolce di San Biagio (come sempre dosi e dettagli della ricetta vi attendono su http://cucinacre-attiva.weebly.com/): lei l’ha ribattezzata GOLA DI SAN BIAGIO!

Gola di San Biagio

Gola di San Biagio

Il protagonista, il panetun, va tagliato a fette e poi a cubetti e fatto abbrustolire in padella per pochi minuti. Intanto si monta la panna aggiungendo un pochino di zucchero a velo. Infine si lavano con delicatezza i frutti di bosco. Poi si compone la coppetta distribuendo sul fondo i crostini, poi la panna (o il gelato fiordilatte) e infine i frutti di bosco, e poi si ricomincia con gli ingredienti. L’ideale – dice la chef – è utilizzare i crostini un po’ caldi, perché è così che il panetun dispiega il suo dolcemente profumato aroma. E senza rischiare di essere scorticati o diversamente martirizzati… voilà, il miracolo è servito.

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