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La Grande Brera, tanti progetti e persino un film.

Qualche giorno fa per motivi professionali, e in concomitanza con una mostra sui progetti di recupero di uno spazio espositivo per la Grande Brera (appena conclusasi alla Triennale), ho avuto modo di entrare in un luogo particolare: il settecentesco Palazzo Citterio, in Via Brera 12-14. E’ un vero e proprio gioiello architettonico, in pieno centro storico, inibito alla pubblica fruizione da anni, seppur in possesso del Ministero dei Beni e delle Attivita Culturali e del Turismo, e quindi in qualche modo proprietà di tutti.  Si trova non lontano da quella Pinacoteca di Brera, che ne avrebbe la custodia, come parte di quel progetto che doveva raddoppiare i suoi spazi espositivi e noto ai più sin dagli anni ’80 del XX sec., come Grande Brera. Il video che segue, ideato dai ragazzi di MACAO, che simbolicamente lo hanno occupato per un breve periodo per rialzare il sipario sulla triste vicenda, illustra la storia della lunga gestazione del progetto, regalandoci anche una carrellata di immagini suggestive e anche qualche sorpresa!

Se questa era la situazione fino a ieri, la mostra di cui vi ho accennato aggiunge qualche tassello in più. Pertanto la mia collega, l’arch. Francesca Varalli che spesso mi segue nelle mie incursioni nei luoghi a molti nascosti, ne ha voluto sapere di più e si è recata a vedere i progetti esposti. Senza entrare nel merito della qualità delle proposte, ci racconta così le impressioni suscitate:

Fino a domenica scorsa in Triennale una mostra presentava i progetti di rifunzionalizzazione e restauro di Palazzo Citterio: un racconto, molto ben proposto, delle visioni prefigurate dai 12 progetti (sui 13 partecipanti all’appalto concorso) che hanno interpretato, seppur all’interno di “paletti” definiti, l’articolazione della tanto evocata Grande Brera.

La facciata del palazzo Citterio, dietro la quale si celano le discese a spazi metafici

La facciata del palazzo Citterio, dietro la quale si celano le discese a spazi metafici

Il futuro del palazzo era opportunamente accompagnato dalla narrazione della sua storia. Non tutti la conoscono; pochi sanno quanto l’edificio nasconda al suo interno. E’ un viaggio nel tempo che la visita in loco fa vivere in modo dirompente (e anche un po’ malinconico); i materiali in mostra riuscivano a farlo intuire. Il video di Gianni Amelio, i modelli in legno, le fotografie, la ricostruzione delle vicende costruttive e i disegni dei progetti solo parzialmente realizzati: negli ultimi 40 anni (del 1972 l’acquisizione dello Stato) palazzo Citterio è stato teatro di interventi che hanno inciso profondamente sulla sua struttura settecentesca, ma che mai sono stati conclusi. Due, in particolare, i progetti avviati e interrotti, da conservare, secondo le previsioni, quasi integralmente. La vera sorpresa è scoprire che, di fianco all’Orto Botanico di Brera, nel pieno centro della città, c’è uno spazio sotterraneo, profondo decine di metri sotto il livello del cortile, interamente in cemento rimasto grezzo, a firma dello studio James Stirling, Michael Wilford & Associates, gli autori, per citare forse l’opera più nota, della Staatsgalerie di Stoccarda. Due piani sotterranei nei quali lo spazio ruota, muto, intorno a un enorme pilastro circolare con terminazione “a fungo”. Un luogo unico, inaspettato, che stupisce e affascina nella sua incompletezza. L’auspicio, tuttavia, è che questo nuovo capitolo non finisca ancora con qualche nome da aggiungere alla lista dei “non finiti” di palazzo Citterio.

In ultimo vorrei chiudere solo con un avvertenza: il video citato dalla mia collega si riferisce all’omaggio che il regista Gianni Amelio ha voluto fare alla bellezza del luogo, per una dimostrazione di gratitudine verso il Ministero dei Beni e delle Attivita Culturali e del Turismo (e quindi verso tutti noi!) per aver concesso tale sito come particolare location del suo ultimo film, ben interpretato da Antonio Albanese, “L’intrepido“. Per quanti avessero visto tale fim, sono molte le scene riconoscibili girate in questi spazi metafisici trasformati mirabilmente, a seconda dell’occasione, in una palestra di box o per le scene iniziali e finali proposte in questo frammento (il laboratorio con le protesi ortopediche e il magazzino di scarpe).

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One Trackback

  1. By Expression is megl che impression | ciabattine on 20 febbraio 2014 at 7:40

    […] vanta il record assoluto in termini quantitivi e vari record in termini qualitativi, ma che sono negletti come quasi da nessun’altra parte; la Twitteratura, ovvero la riscrittura di romanzi su Twitter, fatta da lettori che diventano […]

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