Lo stemma visconteo sul torrione spagnolo del Castello Sforzesco (foto di Robert Ribaudo)

C’era una volta il biscione… Quante favole sullo stemma di Milano!

Se volete raccontare una bella favola ai vostri bambini, magari accompagnandola ad una più gradevole passeggiata nel verde, non potete esimervi dal portarli al Castello Sforzesco. Si, perché il nostro castello è pieno di leggende, storie di intrighi, vicende di corte, lotte fra cavalieri e cortigiani, congiure di palazzo e altro ancora… Ma senza addentrarci nella complicata storia della Milano medioevale, possiamo rimanerne fuori… Ma si! Anche fuori dalla mura, per costeggiare il fossato e portarci sotto uno dei torrioni spagnoli (quelli tondi, per intenderci). Su quello di sinistra, per chi arriva da Via Dante, o il primo che si incontra sulla pista ciclabile arrivando dall’Arena, potete notare un enorme stemma visconteo, con il suo ben noto biscione, divenuto uno dei simboli più noti della nostra città, come abbiamo già raccontato in passato ai nostri lettori di Ciabattine.

Dunque dicevamo del serpentone visconteo… ma ci siamo mai posti la domanda sul perché della presenza del biscione che ingoia il bambinello? I più vecchi milanesi hanno sempre sentito parlare della vipera mangia bagat,ovvero mangia bambino. Ma l’antica dicitura ci porta lontano nel tempo, dando vita a più di una leggenda. Una di queste racconta del re longobardo Desiderio, che appisolatosi perché stanco dopo una dura battaglia e di un serpente che salito sull’elmo si allontana senza mordere il sovrano. Preso come segno del destino, il fatto fu acquisito a insegna dallo stesso. E forse poi ereditato dai Visconti, nuovi padroni di Milano.

Un’altra versione racconta che durante l’assedio di Gerusalemme, nel 1099, durante la prima crociata, Ottone Visconti, alla guida di 7000 milanesi, sconfisse in un duello il terribile nobile saraceno Voluce, che per sottolineare la sua presunta invincibilità, era solito combattere sotto il simbolo di un serpente che ingoiava un uomo. Così nella crociata successiva, questa immagine già appariva sui vessilli dell’esercito milanese.

Una famiglia di draghi alle porte di una città: un'altra storia di draghi raccontata dai milanesissimi fratelli Pagot (più noti come gli ideatori di Calimero)

Una famiglia di draghi alle porte di una città: un’altra storia di draghi raccontata dai milanesissimi fratelli Pagot (più noti come gli ideatori di Calimero)

Un’ultima leggenda, ed è quella che a noi appassiona di più, vuole che dopo la morte di San Dionigi, nella metà del IV sec., un drago di nome Tarantasio giunse nei dintorni di Milano trovando dimora in una grotta presso il lago Gerundo, situato ben oltre le mura della città (forse presso un’ansa del fiume Adda). Si riteneva che tale mostruosità divorasse i bambini, fracassasse le barche ed il suo fiato pestilenziale ammorbasse l’aria causando la febbre gialla. Dopo diversi infruttuosi tentativi di uccisione da parte di disparati cavalieri, giunse in città Uberto Visconti che affrontò e sconfisse il mostro prima che quest’ultimo potesse ingoiare del tutto un fanciullo che aveva già cominciato a bloccare tra le sue fauci. Volendo immortalare l’evento, lo stesso Uberto, leggendario capostipite della schiatta dei Visconti, si fece riprodurre il mostro sullo scudo e sull’elmo.

Il cane asei zampe, marchio simbolo dell'ENI

Il cane a sei zampe, marchio simbolo dell’ENI

Per i più grandi, la curiosità sta nel fatto che la storia del drago del Lago Gerundo fu di ispirazione per lo scultore Luigi Broggini, ideatore dell’immagine del cane a sei zampe dell’Eni. Inoltre il biscione accompagnerà tutte le vicende della storia milanese e segnerà il dominio dei Visconti anche sulle terre da loro conquistate. Confini che alla fine del XV sec. arrivavano fino a Bellinzona, in Svizzera, anch’essa con un biscione sullo stemma!

Un altro biscione su uno scudo: lo stemma di Bellinzona (CH)

Un altro biscione su uno scudo: lo stemma di Bellinzona (CH)

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2 comments, add yours.

Sempre interessante

    Silvia

    Il simbolo con il biscione si vede bene sulla chiesa di Santa Maria delle Grazie (sull’esterno delle mura rotonde).

9 Trackbacks

  1. […] nel loro esercito. Si tramandò da qui all’insegna del Comune, prima che si adottasse il serpente visconteo che inghiotte il bambino. Già con lo storiografo romano Tito Livio, nel I sec. A.C., le fonti scritte riportano la […]

  2. […] le origini e snaturandone il carattere. Infatti il pane con l’uvetta, già presso la corte dei Visconti si produceva per festeggiare le ricorrenze, le festività e i matrimoni. Questa usanza in realtà […]

  3. […] Via Falcone, il cui nome pare derivi dalla presenza di una falconiera che nel XIV Bernabò Visconti, abile cacciatore, teneva qui, non lontano dalla sua dimora chiamata per altro Ca’ de Can […]

  4. […] nel loro esercito. Si tramandò da qui all’insegna del Comune, prima che si adottasse il serpente visconteo che inghiotte il bambino. Già con lo storiografo romano Tito Livio, nel I sec. A.C., le fonti scritte riportano la […]

  5. […] della zona, e il luogo d’ospitalità, spesso usato anche come depandance per gli ospiti dei Visconti, viene da questo momento conosciuto come hospitium Falconis, l’Albergo del Falcone, per la […]

  6. […] nel passato e qui riportati in forma di fiaba come la ballata del prode Anselmo, o spiegando l’origine dello stemma visconteo. Ma spesso alcuni simboli di resistenza sopravvivono al tempo fino a divenir, nelle accezioni più […]

  7. […] dell’azienda ha voluto ricordare i suoi legami con la città di origine: da un lato il serpente dei Visconti, che furono anticamente i proprietari degli immensi terreni, destinati alla caccia, che dal […]

  8. […] Parco Sempione, che ci ha inquadrato l’area in cui sorge, ma anche quando abbiamo illustrano lo stemma di chi ha costruito e detenuto questa rocca nel passato. Questo che ci apprestiamo ad affrontare è […]

  9. […] inoltre l’apertura della facciata su uno slargo, dove oggi vi è Piazza Missori, quando Bernabò Visconti, nel XIV sec. la mette in comunicazione con la sua fortezza, tramite nuove addizioni: diviene […]

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