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Milano: non solo moda. Non solo design. E soprattutto non solo Cenacolo!

Era tempo che avevo in mente di scrivere del Luogo della Cultura milanese più visitato, con code e attese che ci ricordano che siamo in presenza di  una vera attrazione mondiale: stiamo parlando naturalmente dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Ma ne voglio parlare da una prospettiva diversa, non col solito piglio di chi vuole dispensare curiosità inenarrabili su uno dei capolavori dell’arte italiana. Per quello ci sono le monografie, le critiche d’arte o i Quaderni di restauro.

E in maniera più divulgativa ci sono ben più alti esempi: dopo il successo di Dan Brown su Il Codice da Vinci, che ne faceva la chiave di un messaggio cifrato per gli aderenti alla setta segreta del Priorato di Sion, ora merita una delle prime scene nel nuovo film di George Clooney, The Monuments Men.

Se non altro il film, per quanto ci riguarda, ricorda come il salvataggio del Cenacolo sia un vero e proprio miracolo, dopo i fitti bombardamenti che colpirono la città nell’estate del ‘ 43 e del ’44.

La fotografia immortala che resta del refettorio con il Cenacolo coperto da un telo militare. proprio come un cadavere!

La fotografia immortala ciò che restava del Refettorio dopo i bombardamenti della II Guerra mondiale, con il Cenacolo coperto da un telo militare. proprio come un cadavere!

Questo dà la misura della riconoscibilità e della fama dell’opera anche presso il pubblico straniero poco avvezzo al  panorama storico-artistico di Milano, più attento forse a moda, design e alle vetrine del Made in Italy. Ma soffermandoci sul tema della fama: tutto il complesso di S. Maria delle Grazie credo sia un vero e proprio scrigno contenente autentici gioielli: sì, perché in realtà già nello stesso ambiente del refettorio dei monaci (il luogo dove si trova la Cena vinciana), la Crocefissione del Montorfano, che occupa la parete in faccia al capolavoro leonardesco, rappresenta un altro altissimo momento dell’arte lombarda, ma dipinta nel posto sbagliato(!), visto che è stata oscurata dall’opera capitale… per non parlare poi della stessa chiesa bramantesca delle Grazie o dei chiostri attigui.

La ricca narrazione nella Crocefissione del Montorfano nell'altra parete corta del Refettorio

La ricca narrazione nella Crocefissione del Montorfano nell’altra parete corta del Refettorio

L’immensa fama dell’affresco del genio di Vinci ha adombrato quasi tutto, non solo tutti gli edifici di quello che fu il borgo delle Grazie (lungo la direttrice dell’ultimo tratto dell’attuale Corso Magenta) – voluto da Lodovico il Moro alla fine del XV sec.,  subito fuori dalle fortificazioni del Castello Sforzesco -, ma persino l’appeal che il resto del patrimonio artistico antico dell’intera città può avere per il turismo colto. Questo ci porta al cuore del nostro ragionamento: può ancora oggi Milano soffrire di un gap così grande, rispetto ad altre città d’arte, da dover puntare ancora solo sulla figura di Leonardo, per accrescere l’attrattività della città in vista di Expo? E questa è la domanda che si saranno sicuramente fatti anche gli organizzatori delle mostre previste nelle grandi  sedi museali nell’anno 2015.

Elaborazioni luminose sulla cena di Leonardo, così come li ha ideati Peter Greenway

Elaborazioni luminose sulla cena di Leonardo, così come li ha ideati Peter Greenaway

Quindi non più eventi di valorizzazione, in nome e per conto del genio fiorentino come avvenne nel caso della performance del regista Peter Greenaway al Cenacolo o le reiterate citazioni del cenacolo vinciano, come la riuscitissima interpretazione del maestro del pop Andy Wahrol. Anche perché tutti gli operatori del settore turistico-culturale sono ben consci che sarebbe impossibile dare la possibilità a 20 milioni di visitatori Expo (queste sono le stime di presenze indicate nel corso del grande evento mondiale) di attraversare il portone di Piazza S. Maria delle Grazie 2.

Last soup di Andy Warhol

Last soup di Andy Warhol

Così gli ideatori del cartellone di Palazzo Reale o dei luoghi della cultura hanno sapientemente puntato su aspetti di più ampio raggio che hanno fatto della città meneghina il crocevia di nuove idee o il respiro lungo di nuovi corsi, sia questa la scuola giottesca a Milano nel XIV sec., l’aspetto narrativo della corrente luinesca o il Grand Tour dell’intellighenzia europea tra XVIII e XIX sec. Insomma, credo che il tentativo sia, come noi andiamo dicendo da tempo anche tramite questa rubrica, che la nostra è una città d’arte meravigliosa, ricca di gioielli da valorizzare. Perché, come amava dire il grande Montanelli, Milano è una “città giansenista che ha pudore di sé e le sue bellezze le tiene nascoste”.

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  1. […] Ma per tornare ai giorni nostri, perché ora bisogna porre tanta attenzione su questa iniziativa e dove sta la notizia? Forse la notizia non c’è, o forse è il segno che sta cambiando la sensibilità: è un’operazione di “archeo-agronomia”, interessante anche se filologicamente discutibile, se si ha la pazienza di guardare anche il video allegato all’articolo indicato: le piante innestate nei nuovi filari non possono essere le reali discendenti del vitigno leonardesco, ma sono nuove uve dello stesso tipo isolato dopo il ritrovamento; le radici ritrovate dopo lo scavo non possono essere quelle coltivate per secoli dagli eredi di Leonardo, poiché i terreni hanno subito nel tempo vari passaggi di proprietà e soprattutto il genio fiorentino non aveva discendenti diretti; le radici del vitigno “riesumato” sono quelle bruciate nell’incendio del giardino disegnato ex novo dall’arch. Portaluppi per il senatore Ettore Conti, proprietario della Casa degli Atellani. E non è proprio detto che fossero nell’area coperta dalla proprietà leonardesca. E dulcis in fundo, visto che si tratta di Malvasia piacentina, il nome di “Leonardo” è sempre un bel brand da vendere ai turisti stranieri! […]

  2. […] non lasciare incantati come un bambino con gli occhi puntati al cielo, quella ricoperta dai tralci attribuita a Leonardo da Vinci, un tempo dedicata ai banchetti e ai giochi, oggi nota come Sala delle […]

  3. […] Ma per tornare ai giorni nostri, perché ora bisogna porre tanta attenzione su questa iniziativa e dove sta la notizia? Forse la notizia non c’è, o forse è il segno che sta cambiando la sensibilità: è un’operazione di “archeo-agronomia”, interessante anche se filologicamente discutibile, se si ha la pazienza di guardare anche il video allegato all’articolo indicato: le piante innestate nei nuovi filari non possono essere le reali discendenti del vitigno leonardesco, ma sono nuove uve dello stesso tipo isolato dopo il ritrovamento; le radici ritrovate dopo lo scavo non possono essere quelle coltivate per secoli dagli eredi di Leonardo, poiché i terreni hanno subito nel tempo vari passaggi di proprietà e soprattutto il genio fiorentino non aveva discendenti diretti; le radici del vitigno “riesumato” sono quelle bruciate nell’incendio del giardino disegnato ex novo dall’arch. Portaluppi per il senatore Ettore Conti, proprietario della Casa degli Atellani. E non è proprio detto che fossero nell’area coperta dalla proprietà leonardesca. E dulcis in fundo, visto che si tratta di Malvasia piacentina, il nome di “Leonardo” è sempre un bel brand da vendere ai turisti stranieri! […]

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