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Quando i ricordi incontrano la storia di Milano… ovvero l’ennesimo omaggio a Milano che crea e distrugge.

Lo scorso venerdì ho accompagnato le Ciabattine a incontrare Morozov, alla presentazione del suo ultimo libro. Naturalmente l’occasione per me è stata ghiotta per “intrufolarmi” nei locali che ospitavano l’avvenimento e cioè la Maison Moschino (ora albergo della catena Nh), nome altisonante per dire l’hotel firmato dall’omonimo creatore di moda. Devo dire che la delusione è stata grande, poiché ero conscio di trovarmi in un luogo che prima di essere un albergo di lusso, dagli interni un po’ kitch, era già stato un pezzo di storia di Milano: la vecchia stazione austriaca della linea Milano-Monza, la seconda tratta ferroviaria d’Italia, in ordine di tempo (aperta nel 1840; la prima fu quella borbonica Napoli-Portici).

Ma un primato in realtà lo detiene, o forse sarebbe meglio dire gli fu riconosciuto. Rappresentò la prima ferrovia milanese, ancor prima di quella ferdinandea, aperta fuori da Porta Tosa (l’odierna Porta Vittoria) nel 1846, per collegare Milano a Venezia, ma soprattutto il progetto era il primo interamente italiano, al contrario di quella napoletano che era di realizzazione francese. Fu infatti interamente realizzata dall’ingegnere milanese Giulio Sarti, con l’avvallo della casa reale asburgica che vi vedeva una buona occasione per collegare più rapidamente la città con la reggia voluta dal figlio di Maria Teresa d’Austria, l’arciduca Ferdinando, a Monza.

Vecchia stampa che immortala lo stato dei luoghi nella metà del XIX sec.

Vecchia stampa che immortala lo stato dei luoghi nella metà del XIX sec.

La stazione di testa in un primo momento doveva essere costruita sul Piazzale Biancamano, nei pressi del Parco Sempione, lato Arena Civica, dove a lungo si attestarono poi i mezzi dell’ATM per la Brianza (anche in questo caso la stazione modernista in cemento armato oggi ospita un locale alla moda col nome dell’Azienda Tranviaria Milanese e sulla tettoia è stato posto un roof garden!). Quindi per ragioni militari e soprattutto di sicurezza (ricordiamo che gli austriaci erano occupanti poco desiderati in quei tempi!), fu costruita fuori dalle mura cittadine, al di là del Ponte delle Gabelle sul Naviglio della Martesana, che allora scorreva sotto l’attuale Via Melchiorre Gioia. E’ così che sorge quell’imponente palazzo oggi destinato ad albergo, ma che allora si presentava come un edificio pubblico, quindi connotato da una mole importante, dalla linee classicheggianti di scuola piermariniana (con stilemi che appaiono simili a quelli del Teatro alla Scala), con due piani sopra i locali della stazione e sormontato dall’immancabile timpano triangolare. Di fronte ad essa si attestavano i binari, coperti da più modeste tettoie, che conducevano fuori stazione, attraversando una vasta area demaniale, poi occupata non a caso dalla grande caserma della Guardia di Finanza ancora esistente lungo la stessa Via Gioia. Oltre le tettoie dei magazzini chiudeva l’area fino alla Martesana, il blocco lungo e stretto dei magazzini (anche questi ancora esistenti ma, dopo una lunga serie di destinazioni d’uso, ospitanti oggi una birreria!)

La vecchia stazione, ridestinata ad Albergo, come si presenta oggi (foto Robert Ribaudo)

La vecchia stazione, ridestinata ad Albergo, come si presenta oggi (foto Robert Ribaudo)

La stazione come la linea, seppur rimasta in funzione solo per pochi anni, costituì, fin dal suo inizio, un importante fattore di scambio con la Brianza, e non solo una curiosità puramente turistica (la strada ferrata piaceva, e la domenica costituiva un vero e proprio svago, calcolando che si arrivava nei pressi del Parco di Monza in soli 19 minuti!). Naturalmente, voi vi chiederete il perché del mio interesse nei confronti di questo edificio, ormai anonimo nel panorama cittadino, soprattutto tenendo conto che l’intera zona di Porta Nuova è stata negli ultimi anni interessata da forti dinamiche speculative. Perché come allora rappresentava un limite tra città e campagna, oggi suo malgrado costituisce una sorta di casello dove il tessuto abitativo storico della Via S. Marco col suo ponte o ancora il caratteristico sistema dell’Albergo Isola Bella col vicino edificio delle Cucine Economiche, lascia il posto all’immensa area chiamata dagli anni ’60 Centro Direzionale.

 

Ecco come si presentava l'solato dellAlbergo Isola Bella con le Cucine Economiche, ancora bagnato dal Naviglio Martesana all'inizio del XX sec.

Ecco come si presentava l’solato dell’Albergo Isola Bella con le Cucine Economiche, ancora bagnato dal Naviglio Martesana all’inizio del XX sec.

Questo oggi è la City di Milano, la nuova Porta Nuova, con una qualità tipologica e una densità costruttiva (non abitativa!) degna di un uno Stato degli Emirati Arabi più che di una città italiana. E’ il prezzo che Milano ha pagato, qui come a City Life, alla globalizzazione e alle forti politiche speculative che la giunta Moratti ha messo in campo per i grandi gruppi. Io che in quella zona ci sono cresciuto ricordo ancora come quell’antica stazione, allora ancora tinteggiata di quel caratteristico giallo teresiano, ospitasse gli uffici delle Ferrovie dello Stato, custodisse nei sotterranei ancora i suoi antichi binari, e vedesse negli antistanti magazzini una serie di attività da vecchia Milano che spaziavano dal robivecchi (non si diceva ancora antiquario!), al carrozziere, al tabacchi con biliardo!). Ma soprattutto chi non ha mai lasciato il quartiere, in primavera sente ancora il profumo delle rose e del gelsomino del grande giardino annesso all’abitazione una volta ospitata al piano terra di quel grande edificio, oggi un albergo che ne ha ingoiato i colori per costruirci un immensa area carrabile sopra i suoi box interrati.

E così si presentava la stazione e gli antistanti magazzini negli anni '80-'90.

E così si presentava la stazione e gli antistanti magazzini negli anni ’80-’90.

 

 

 

 

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