basilica-di-san-calimero

Vietato scrivere sui muri! Anzi, no!

VIETATO SCRIVERE SUI MURI. Così ci hanno detto fin da piccoli ; e così ogni giorno le istituzioni esortano i ragazzi che si esprimono attraverso scritte, spesso incomprensibili, sulle cortine dei nostri palazzi. Se poi le facciate sono di beni architettonici vincolati, in un’area soggetta a tutela ambientale, ai sensi del Codice dei Beni Culturali, il divieto è massimo. Ma ci possono essere dei ma…

Soprattutto se l’operazione fa parte di un progetto artistico, finanziato e “benedetto” da una serie di istituzioni, e per di più, con l’autorizzazione dello stesso Comune di Milano, che vi vede un abbellimento di una piazza storica, nel centro di Milano. Non stiamo parlando in via teorica, ma di un interessante esperimento, MilanoWallArt, a cui sta dando vita l’Azienda Ospedaliera Gaetano Pini, proprio intorno alle sue strutture e in particolar modo nello spiazzo che si apre tra Via S. Calimero e Piazza Cardinal Ferrari. In poche parole, con il contributo della Fondazione Cariplo, e il supporto di una serie di istituzioni, l’ente sanitario ha deciso di valorizzare, anche i vista di Expo, i luoghi in cui si è installato ed è divenuto grande, fino a identificarsi con questo lembo di centro storico (c’è persino una piccolissima via che ne porta il nome).

piazza

la zona interessata dagli interventi artistici. Vista dall’alto

La piazza in questione, in cui sorgono in realtà una serie di istituzioni, non ultimo l’Archivio Diocesano, il Monastero della Visitazione, (dietro l’alto muro che preserva la centenaria clausura), la Chiesa di S. Calimero con la sua canonica, ha subito lo stesso triste destino di molti dei Corpi Santi (come non ricordare l’infinito scavo di Piazza S. Ambrogio!) che punteggiavano il territorio milanese subito a ridosso delle antiche mura medioevali. Ricordiamo che i Corpi Santi erano gli antichi cimiteri che servivano i vari sestieri di Milano, menzionati nelle cronache spesso per la tumulazione dei membri del cristianesimo dei primi secoli o addirittura di qualche santo. Ora queste aree, anche per la loro posizione, un po’ defilata rispetto al tessuto abitativo storico, furono per molti secoli abbandonati o lasciati all’incuria, fino a dimenticarne la sacralità del suolo. Con l’espansione ottocentesca della città, spesso si ridussero ad anonimi vuoti tra le nuove costruzioni, spiazzi informi, circondati da qualche antica testimonianza architettonica (spesso una chiesetta o a volte una basilica a guardia dell’antico sepolcro). Proprio per questa scarsa propensione ad assumere una funzione di piazza, come luogo pensato per l’incontro o per il vivere comunitario, le passate giunte comunali, con un politica della mobilità piuttosto miope e tutta puntata sulle auto, pensò bene di destinare tali luoghi “senza più memoria” in parcheggi sotterranei. Era chiaro che dopo la prima “grattatina” i lavori sarebbero stati fermati dalla Sovrintendenza, per i ritrovamenti di ossa, lapidi o ritrovamenti di antichità varie. Il risultato fu per anni la scomparsa di interi lembi cittadini, inghiottiti dalle voragini fameliche del Piano del Traffico della Milano degli ultimi scampoli del XX sec. Questo preambolo, che in realtà era solo lo spunto per raccontarvi la storia di questo angolo di città, serviva per dire che la Piazza Cardinal Ferrari, riemersa dalle ceneri dei lavori per i parcheggi sotterranei, sconvolta da anni di polemiche e con un arredo urbano, punteggiato da ben pochi fili d’erba (chi non ricorda la grande aiuola al centro, con gli alberi di ciliegio, che riempivano di rosa i marciapiedi lungo la strada!) ha acquistato solo un modesto ampliamento dell’isola pedonale. Il luogo, ormai accozzaglia di stili architettonici diversi, poco ha guadagnato, e poco sorriso ha regalato agli abitanti della zona: una grande distesa rivestita di pietra, fredda d’inverno e calda d’estate, circondata di alti muri tinteggiati di diversi colori, spesso lordati da scritte di writers di passaggio!

Jannacci in versione pop sul muro del monastero di clausura (foto milanowallart).

Jannacci in versione pop sul muro del monastero di clausura (foto milanowallart).

Ora, ben venga il progetto degli artisti Pao, Ivan e Orticanoodies, per regalare alla zona il piacere di vedere la piazza allegra, colorata, fresca, soprattutto “pulita”: le enormi superfici delle cortine murarie sono state strappate agli amanti dello spray facile, della più spregiudicata bomboletta; seppur nuova, la piazza era uno spazio non risolto, che aveva bisogno di un restyling reale; e la sosta delle persone è più stimolante se comincerà a chiedersi cosa c’è su quei muri…Ma vediamo cos’è raffigurato su quelle superfici intonacate, frutto della nuova tendenza dell’arte contemporanea, conosciuta come street art. Si tratta di 3 opere permanenti, di grandi dimensioni. In piazza Cardinal Ferrari, sul lungo muro del monastero delle suore di clausura gli Orticanoodies (Walter Contipelli e Alessandra Montanari), hanno immortalato eminentii intellettuali che hanno reso grande Milano. Il tutto, in stile pop.

Il pattern sul muro dell'Ospedale Gaetano Pini (foto milanowallart).

Il pattern sul muro dell’Ospedale Gaetano Pini (foto milanowallart).

In Via Gaetano Pini, il muro di recinzione dell’Ospedale omonimo, ospita l’opera di Paolo Bordino, in arte Pao, raffigurante le “contraddizioni”, secondo canoni tratti dalla graphic art.La cortina tra l’11 e il 13 di Via S. Calimero è stata infine felicemente reinterpretata da Ivan Tresoldi, in arte Ivan, che col suo consueto stile calligrafico, informa tutti i passanti che quel luogo custodisce le memorie della chiesa ambrosiana. Come un lungo messale srotolato lungo la facciata, lettere gotiche ricordano i documenti conservati nel limitrofo Archivio Diocesano. In alcuni casi le lettere nel loro ritmo serratissimo e obliquo ricordano antichi tomi ordinati sulle scansie di una lunga e sterminata sacra biblioteca.

image-35-693x300

Il progetto artistico di Ivan: schema con i decori sulla facciata di Via S. Calimero 11. Le parti architettoniche sono le finestrature e l’arcone romanico in basso a sinistra (riproduzione milanowallart).

Insomma un esperimento del tutto riuscito, a dispetto di certe critiche levatesi dai più riottosi benpensanti di Porta Romana. Una bella prova per rivilitalizzare questa città ancora troppo sonnacchiosa, e inconsapevolmente impreparata ad ospitare un imminenete Expo. Ah, dimenticavo…ora portateci i vostri bambini e dite che non si scrive su certi muri!

Share this:

One Trackback

  1. […] una Confraternita, i Disciplini, che si occupava proprio della custodia dei cimiteri, presso alcune chiesette nei pressi dei Corpi Santi intorno alle antiche mura. Il complesso fu però sepolto dalle macerie dovute al crollo del campanile della vicina basilica […]

Leave a comment