Gli scavi e un cartello esplicativo con la ricostruzione del grande anfiteteatro. (foto di Giacomo Artale)

Un nuovo tipo di parco per una merenda classica.

Approfittiamo degli ultimi scampoli di clima estivo di questi giorni per visitare nelle ore più calde qualche area verde di Milano, dove magari fare un pic-nic o una merenda. Uno dei luoghi che a Milano si presta di più per fare un’esperienza di questo tipo è il Parco Archeologico dell’Anfiteatro. Defilato, quasi nascosto, si apre ai nostri occhi, se solo si è veramente curiosi e ben informati! E questo per certi versi è anche lo scopo di questa rubrica: insegnare ai bimbi a essere curiosi e informati.

Dicevo come il luogo si sia trovato nel tempo a essere un vuoto nascosto tra le costruzioni, in un interno di pace quasi irreale. Ci si accede oggi dal chiostro dell’ex convento femminile retrostante alla chiesa di S. Maria alla Vittoria, con ingresso da Via De Amicis 17, oggi adibito in parte ad Antiquarium.

Via De Amicis 17- L'ingresso dall'ex convento (foto di Giacomo Artale)

Via De Amicis 17- L’ingresso dall’ex convento (foto di Giacomo Artale)

Questo è un piccolo spazio museale che illustra come funzionava l’anfiteatro romano di Milano e raccoglie l’insieme delle testimonianze archeologiche del quartiere, in modo da orientare la visita all’interno dell’area. Una volta informati su cosa si sta per vedere, attraversando le strutture conventuali, un cancello ci introduce al parco vero e proprio, dove oltre ad un lapidarium (l’insieme delle lapidi e dei manufatti in pietra rinvenuti), è possibile osservare gli scavi che hanno portato alla luce una porzione delle strutture dell’immensa arena romana.

 

Ciò che rimane dell'imponenete anfiteatro romano (foto di Giacomo Artale)

Ciò che rimane dell’imponenete anfiteatro romano (foto di Giacomo Artale)

Ed è proprio il nome di “arena” (che ancora oggi porta una delle vie limitrofe fin dall’anno 1000) che all’inizio del XX sec. ha fatto insospettire gli studiosi e soffermare la loro attenzione su questo luogo, che era completamente diverso. Infatti a seguito di un bando comunale del 1924 per la sistemazione del circondario di Via Arena, in stretta relazione al risanamento del quartiere del Ticinese, durante un saggio nel terreno nel 1931 spuntarono delle pietre insolitamente regolari. Tenete conto che prima della II Guerra Mondiale, la zona popolarissima era tra le più tipiche della vecchia città, ricca di aspetti caratteristici soprattutto per la presenza di canali, in gran parte occupata da abitazioni cadenti e malsane. Fatto sta che gli scavi non si fermarono e la porzione verde, oggi aperta al pubblica, venne liberata dalle case fatiscenti.

Ciò che rimane dell'antico tessuto abitativo della zona (foto di Giacomo Artale)

Ciò che rimane dell’antico tessuto abitativo della zona (foto di Giacomo Artale)

Ne rimane ancora oggi solo qualcuna cadente, ai limiti del parco, lungo la via Conca del Naviglio. L’intero quartiere tra il Corso di Porta Ticinese, la Via Arena e la via Vetere venne sottoposto a profonda indagine e poi lasciato come spazio abbandonato tra gli sterpi per parecchi anni, finchè nel dopoguerra  si costruirono i palazzoni moderni ai margini dell’area archeologica. Oggi, recintata da cancellate, la stessa è qualcosa che sta a metà tra un giardino pubblico, un parco giochi condominiale e una zona di interesse culturale: mix davvero unico e interessante, anche per via della cura e della manutenzione continua che vi viene impiegata.

L'atmosfera del parco (foto di Giacomo Artale)

L’atmosfera del parco (foto di Giacomo Artale)

Ma come si presentava questa zona durante l’impero romano?

Era un luogo dove si svolgevano le manifestazioni ludiche più spettacolari, e dove quindi venivano dati dai maggiorenti della città i segni della loro generosità. L’anfiteatro in pietra fu fatto costruire, secondo la storiografia, da Marco Ulpio Traiano alla fine del I sec. d. C. Vi si tenevano combattimenti di gladiatori e di condannati (anche cristiani), cacce con belve esotiche, le naumachie (combattimenti su barche). Secondo la cronaca funzionò fino almeno al VI sec. Poi, durante i secoli bui del Medioevo, ci fu l’abbandono, il saccheggio e l’area divenne come una sorta di cava di pietra, dove si poteva andare a recuperare materiali per la costruzione di edifici. Tanto che ci si è chiesto spesso se i grandi blocchi di pietra, le cornici e le mensole forate, i capitelli e i cunei che si vedono poggiati a mo’ di fondamenta, sotto la parte in laterizio delle cappelle della basilica di San Lorenzo (lato Piazza Vetra) appartenessero proprio a questa struttura.

Gli scavi e un cartello esplicativo con la ricostruzione del grande anfiteteatro. (foto di Giacomo Artale)

Gli scavi e un cartello esplicativo con la ricostruzione del grande anfiteteatro. (foto di Giacomo Artale)

Secondo le ricostruzioni pare che l’anfiteatro fosse costituito da un’ellisse di considerevole ampiezza, i cui diametri erano 155×125, e con una dimensione totale di almeno 32 m. Oggi di questa imponente struttura si può vedere solo una piccola porzione, con una serie di blocchi di pietra posati a pettine, e una seria di interessanti resti di lapidi e capitelli disseminati all’ingresso dell’area. Ma la visita ad un luogo come questo può rappresentare anche un’occasione unica per una ricreazione diversa per i vostri figli (e anche per voi)!

 

Orario di apertura:

Parco

09.00-16.30 mar-ven (orario invernale); ma-ven 09.00-18.00 (orario estivo) sab 9.00-14.00; chiuso dom, lun.

Antiquarium: 09.00-14.00 gio, ven, sab, chiuso da dom a merc.

 

 

 

 

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