70_mi049001

Il Castello Sforzesco: luogo di intrighi, storie e curiosità.

Durante i nostri giri con i bambini, noi di Ciabattine, abbiamo toccato più volte l’argomento Castello, se non in un intervento specifico, almeno tangenzialmente: in occasione del post sul Parco Sempione, che ci ha inquadrato l’area in cui sorge, ma anche quando abbiamo illustrano lo stemma di chi ha costruito e detenuto questa rocca nel passato. Questo che ci apprestiamo ad affrontare è un tema avvincente per tutti i bambini ed evoca un orizzonte fiabesco, cavalleresco e un tempo lontano, legato al periodo del ducato di Milano quando la nostra città era retta da una Signoria, a cavallo tra il Medioevo e il Rinascimento.

L’antenato di quello che conosciamo come il Castello Sforzesco era un lungo muro fortificato che andava, pressappoco, dall’attuale Pusterla di S. Ambrogio fino all’incrocio dell’attuale Via Ponte Vetero/Via dell’Orso. L’aveva fatto costruire il generale dell’impero romano-bizantino Stilicone alla fine del IV sec. per contrastare l’avanzata dei Goti che spingevano per introdursi nel Nord Italia. Abbandonato durante i secoli bui delle invasioni barbariche, solo alla metà del XIV sec. venne ripristinato per la creazione di una roccaforte difensiva del Comune, ormai stabilmente in mano ai Visconti, che però preferivano risiedere nel Castello di Pavia. Si dava vita a quel nucleo, proprio nella parte arretrata dell’attuale Castello, noto come Rocchetta. Solo con il secondo decennio del Quattrocento però si fecero opere di miglioria affinchè Filippo Maria Visconti ci potesse portare la sua sposa. I lavori fermati ben presto per una serie di sommosse della popolazione schiacciata dallo strapotere nobiliare, riprendono solo col cambio di passo degli Sforza (casato a cui è legato anche il nome dell’imponente costruzione), succeduti al comando della città alla metà del XV sec., soprattutto ad opera dell’architetto fiorentino Filarete, che realizza sul fronte principale la famosa torre. Ma fu Galeazzo Maria, il primo Sforza a pensare di far divenire il Castello un luogo dove vivere stabilmente lasciando la dimora di famiglia, nonchè la sede del potere fissata da anni nell’attuale Palazzo Reale. Ma la fortezza ben presto diviene da casa, vera e propria prigione per lui e i suoi fidi cavalieri che avevano osato ribellarsi contro la madre Bianca Maria, anima nera della politica di corte.

Cortile dell'elefante (foto di C. Dell'Orto per Wikipedia)

Cortile dell’Elefante (foto di C. Dell’Orto per Wikipedia)

 

Da questo momento all’interno delle mura cominciano a comparire stranezze: sotto un portico viene raffigurato un Elefante tanto che uno dei cortili, in fronte alla Rocchetta, prenderà il nome da questo animale esotico, che nel Quattrocento era tutt’altro che comune soprattutto a queste latitudini! In alcune sale interne viene raffigurato lo stesso duca in compagnia della moglie Bona di Savoia, i fratelli e i principali esponenti della corte mentre cacciano cervi e daini nel bosco. Nel 1477, si inizia a costruire la Torre di Bona, quella che sta nel mezzo del Castello, dominante la Piazza d’Armi: è composta da otto celle una sopra l’altra a cominciare da quella sotterranea. Nello stesso anno, il Castello diviene addirittura sede di uno dei due senati che si creano dopo l’uccisione di Galeazzo Maria Sforza, detto anche Consiglio segreto, con a capo Bartolomeo Calco, fiduciario della vedova di Galeazzo Maria. Nel 1480 Lodovico il Moro, preso il potere con la forza, fa segregare nella Rocchetta il figlio di Galeazzo Maria, sottraendolo alla tutela della madre Bona di Savoia e divenendo egli stesso tutore e quindi capo del governo del Ducato.

cortile della rocchetta con la torre di Bona di Savoia (foto sailko per Wikipedia)

Cortile della rocchetta con la torre di Bona di Savoia (foto Sailko per Wikipedia)

Lodovico il Moro è colui che chiamerà a corte Leonardo da Vinci per affrescare la Sala dell’Asse con un ombrello di rami e foglie intrecciate e per studiare una serie di opere idrauliche sui Navigli, vera autostrada della Milano del tempo. Ma sarà anche l’ultimo duca di Milano, perché caduto il Castello nelle mani francesi nel 1499, si aprirà un periodo di occupazione straniera che durerà fino all’Unità d’Italia nel 1861. Nel 1521, per uno scoppio delle polveri, dovuto probabilmente ad un fulmine, crolla la torre del Filarete (quella che vediamo oggi infatti è una libera riproposizione dell’inizio del Novecento!). Nel 1527, una volta che gli Spagnoli si impossessano della città, ordinano a Cesariano il rinforzo delle difese del Castello con le Tenaglie, fortificazioni che si allungano fino all’attuale MM Moscova!!

Da un'antica mappa: le fortificazioni del Castello con la Tenaglia

Da un’antica mappa: le fortificazioni del Castello con le Tenaglie

Ma ciò non toglie che intrighi e congiure di palazzo minino la sicurezza della neo-colonia spagnola proprio dall’interno. Infatti nel 1551, essendo scoperta una congiura che mira a consegnare il Castello ai francesi, Giorgio da Siena (detto Sanese) è squartato vivo e la sua testa resterà per molti anni esposta sul torrione del Castello, come monito per tutta la cittadinanza. Il sistema difensivo viene arricchito successivamente di una serie di bastioni in forma stellare, intono alla fortezza, che sua volta diviene il diadema al centro del giro dell mura a forma di cuore, che ora inglobano l’intera città.

La città di Milano alla fine del Cinquecento: il Castello, al centro, e le sue mura a forma di cuore.

La città di Milano raffigurata in una mappa della fine del Cinquecento: il Castello, al centro, e le sue mura a forma di cuore.

Nel secolo successivo, il governatore spagnolo, minacciato dall’ennesima invasione francese fa aggiungere sei Mezzelune ai bastioni del Castello. Questi saranno smantellati solo nel 1805, in occasione dell’incoronazione di Napoleone. Durante i moti del 1848, Radetzky, fuggito pricipitosamente si barrica qui, per dirigere le operazioni militari. Alla fine delle V Giornate, con la città nelle mani dei rivoltosi, il Governo provvisorio fa abbattere la parte alta dei torrioni. Il Castello è destinato ad usi civili, per la prima volta dopo tre secoli! Dopo una serie di progetti per il riutilizzo del castello, solo intorno al 1880, si profilò la volontà e la sensibilità di conservare il monumento, e di farne degna sede di istituzioni culturali, artistiche e storiche cittadine, circondandolo di spazi a verde. Il tutto nella maniera in cui è giunto fino a noi, per ospitare le civiche raccolte museali. Lungo la cortina interna, a sinistra della Piazza d’Armi furono infine raggruppati stemmi, colonne, materiali lapidei, e persino ciò che restava di due facciate di edifici rinascimentali, demoliti nel centro di Milano.

 

Share this:

4 Trackbacks

  1. […] Botta, i Guiscardi, gli Stanga, i Sanseverino. Pare che fosse addirittura collegato direttamente al Castello attraverso dei camminamenti sotterranei con i quali si potesse facilmente guadagnare la via per la […]

  2. […] più volte trattato il tema del Castello Sforzesco in occasione di alcuni interventi su Ciabattine, ma non abbiamo mai parlato dei magnifici musei che […]

  3. […] non superava di molto i centomila abitanti e le sue mura con la cinta stellata intorno al Castello, sembravano comuni a molte altre città italiane sotto la dominazione spagnola, soltanto troppo […]

  4. […] Botta, i Guiscardi, gli Stanga, i Sanseverino. Pare che fosse addirittura collegato direttamente al Castello attraverso dei camminamenti sotterranei con i quali si potesse facilmente guadagnare la via per la […]

Leave a comment