mascarponeemarroni

La vera storia del mascarpone di via Broletto. E l’ottima idea di un artista.

Permettetemi qui un breve ma sentito sottotitolo: oggi ho l’onore di parlare di due lombardi – forse per alcuni meno noti di altri –  che hanno lasciato davvero la loro significativa impronta tra le molte storie di Milano.

Non c’è miglior atmosfera di quella natalizia per raccontarvi qualcosa di speciale che ho “raccolto” da due amiche generose, e che si riferiscono a loro storie e tradizioni familiari, tutte a base di … mascarpone! Non perderò tempo a riferire tutto ciò che su questo delizioso, cremoso formaggio di origine lodigiana potrete comodamente trovare in rete, a parte casomai il fatto che si chiamasse in origine mascherpone, probabilmente perché “mascherpa” è un termine dialettale lombardo che si traduce in crema di latte.

Il mascarpone, in origine chiamato mascherpone

Il mascarpone, in origine chiamato mascherpone

Voglio invece parlarvi della vera storia di Elena Camerini Ghezzi, la nonna della mia cara amica Paola Devizzi Artale, e di una ricetta nuova per noi e per il nostro Natale (per alternarla all’adorabile crema al mascarpone da abbinare al panettone), ma che la altrettanto cara amica chef Mariangela Marchesi ha ereditato da suo padre Gino, fumettista, pittore e scultore, gran lombardo che ho avuto l’onore di conoscere (e di esserne collega per un breve periodo!). C’era una volta dunque nonna Elena, che abitava con la sua famiglia in via Broletto a Milano: lì avevano anche un negozio la cui insegna recitava “formaggi e latticini” e più in piccolo” nazionali ed esteri”: siamo intorno al 1915.

Via Broletto all'epoca del racconto (photo: Milano Sparita)

Via Broletto all’epoca del racconto (photo: Milano Sparita)

Nel palazzo i Camerini vivevano in un appartamento senza termosifoni e servizi ma con una comodità per loro insostituibile: nel cortile della casa vi era un piccolo portico coperto. E qui il bisnonno della mia amica Paola poteva fare tutte le notti esperimenti caseari! Ah la spontanea, creativa imprenditoria lombarda!! In particolare, in una grande caldaia, versava la panna freschissima, che rimestava con un lungo bastone mentre controllava con un termometro la temperatura del composto. Seguendo poi una certa metodica, otteneva una crema soffice e densa che stendeva su lunghe tavole ricoperte da candidi teli bianchi molto porosi, capaci di permettere al siero di fuoriuscire. Il suo obiettivo: perfezionare la ricetta del mascherpone di Lodi, rendendolo ancora più delicato e gradevole. Il risultato fu eccellente e ne ebbe davvero le prove! Quando? Nell’aprile del 1920: in occasione della Prima Fiera Campionaria, che contava 1200 espositori, ed era organizzata sui Bastioni di Porta Venezia a Milano.

La prima Fiera Campionaria di Milano nel 1920 (photo:www.imprese.san.beniculturali.it).

La prima Fiera Campionaria di Milano nel 1920 (photo:www.imprese.san.beniculturali.it).

Visita di rappresentanti alla prima Fiera Campionaria di Milano (photo: www.lombardiabeniculturali.it)

Visita di rappresentanti alla prima Fiera Campionaria di Milano (photo: www.lombardiabeniculturali.it)

I Camerini allestirono ben due stand ed erano in fibrillazione perché all’inaugurazione avrebbe partecipato il Re Vittorio Emanuele III. Su una grande tavola ricoperta di finto prato (alla faccia degli allestimenti/design di oggi!!) presentarono un’enorme montagna di profumatissimo mascherpone, al quale, per l’occasione, avevano aggiunto un pizzico di vaniglia. Ai lati di questa squisitezza proposero dessert preparati con questo formaggio, tra cui ne spiccava uno tricolore (a base di alchermes, vaniglia e menta). Ebbene sì. Il re arrivò, proseguì di due passi ma ne fece uno a ritroso, per guardare meglio l’esposizione. La nonna di Paola e suo padre furono entusiasti: era bastato quel solo passo, quell’occhiata in più a renderli orgogliosi del loro lavoro… accurato, appassionato e davvero di squadra! E ora scopriamo un’altra ricetta a base di questo delizioso formaggio, tutta lombarda: ce la dona Mariangela e la trovate nel dettaglio come sempre su http://cucinacre-attiva.weebly.com/. La preparazione è davvero quella del suo papà Gino Marchesi, con qualche pregiato tocco in più della nostra amica chef. È la mitica CREMA AL MASCARPONE CON RUM E MARRONS GLACES SBRICIOLATI.

Mascarpone e marrons glacés di Cucina Cre-Attiva

Mascarpone e marrons glacés di Cucina Cre-Attiva

Il mix prevede mascarpone zucchero e cacao, più 3-4 cucchiai di rum, senza eccedere per renderlo squisito e godibile per tutti. I marrons glacés vanno tagliati a coltello e poi si “impiatta” il tutto a strati in un bicchiere, ideali quelli da Martini, ma non indispensabili. Poi si conservano i bicchieri in frigo. Si completa con una spolverata di cacao amaro e ancora un po’ di marrons glacés. Bene, non mi resta che dire grazie alle mie amiche per questi loro cari ricordi: per me, e spero anche per voi, sono stati doni natalizi autenticamente poetici!

N.B.

  1. I ricordi di Elena Camerini Ghezzi fanno parte del libro “Lungo viaggio a marcia indietro” del 1971, conservato nell’archivio diaristico nazionale.
  2. Gino Marchesi è ricordato, oltre che in qualità di pittore e scultore, come il fumettista che diede un volto ad Eva Kant, la ben nota compagna di Diabolik. Su Wikipedia troverete tutte le informazioni di questo bravo lombardo!

 

 

 

 

 

 

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