Questo simbolo di Milano  quanti loghi ha ispirato?

Come riconoscersi milanesi, fin da piccoli.

A circa tre mesi dall’apertura di Expo, Milano si interroga ancora su quale simbolo forte possa davvero rappresentare la nostra città. Ne leggevo persino venerdì scorso su Repubblica che ci informava come da mesi un comitato sia al lavoro per captare idee, tendenze e soprattutto fare indagini fra la gente e nei quartieri per trovare un brand forte che ci caratterizzi e distingua nel mondo.

Il ghisa (il più classico vigile, in dialetto milanese)

Il ghisa (il più classico vigile, in dialetto milanese)

Stanno proponendo una serie di icone classiche e pop, che noi di Ciabattine avevamo visto in anteprima in una mostra presentata ad aprile 2014 alla Triennale, in occasione del Fuorisalone 2014. Era presentata col titolo “Identità di Milano” e allestita dal designer/architetto Michele De Lucchi su indicazione di questo Comitato Brand Milano. In realtà mi ci ero imbattuto per caso, poiché rappresentava una di quelle piccole esposizioni che la Triennale relega in spazi secondari, e che scopri solo se sei davvero interessato. Il tema però mi aveva davvero incuriosito: riporto testualmente dalla presentazione: La mostra presenta i segni del patrimonio simbolico di Milano, raccontando cosa rappresenta la città oggi nell’immaginario collettivo attraverso l’evoluzione dello stemma e dei simboli della città e della comunità, i volti di milanesi rilevanti tra nativi e adottivi, le vere icone dell’arte, i profili dei palazzi storici e moderni, i luoghi topici.

La leggendaria scrofa riprodotta sul Palazzo della Ragione, lato Via dei Mercanti

La leggendaria scrofa riprodotta sul Palazzo della Ragione, lato Via dei Mercanti (foto Robert Ribaudo)

Oggi a qualche mese di distanza dalla presentazione il sito Brand Milano/Triennale illustra oltre che una serie di fotografie di luoghi simbolo di Milano anche una disamina di icone identitarie, siano esse grafiche o culturali. Quindi non potevano mancare alcune figure care alle storie di Ciabattine Piccine e di cui abbiamo già parlato: dal panettone alla Scala, dal ghisa (il vigile urbano, per i non milanesi) alla vedovella (la classica fontana pubblica per l’acqua potabile), dalla Madonnina alla casa di ringhiera, dal biscione visconteo alla scrofa semi-lanuta, dallo stemma cittadino con lo scudo crociato al Duomo.

Lo stemma visconteo sul torrione spagnolo del Castello Sforzesco (foto di Robert Ribaudo)

Lo stemma visconteo (foto di Robert Ribaudo)

I 14 temi identitari rappresentati da noti illustratori, passano per uno studio attento ai “plus” per cui Milano è famosa nel mondo: la moda, il design, la formazione con le sue innumerevoli università, la salute con il suo sistema che contempera il privato con il pubblico, la sua arte e la sua cultura. Tutto questo studio è stato presentato alla città, nei mesi scorsi, attraverso delle installazioni (torri sceniche), in giro per la città, per aumentare e stimolare la consapevolezza dell’essere milanese.

Uno dei simboli di Milano: la Torre Velasca (foto di Robert Ribaudo)

Uno dei simboli di Milano: la Torre Velasca (foto di Robert Ribaudo)

Ma perchè parlo oggi di questo tema ad un pubblico di bambini (oltre che di genitori naturalmente)? Perchè il problema è innanzitutto di tipo culturale, nell’offrire la possibilità di sviluppare nei nostri figli la cosapevolezza di cosa voglia dire essere un bimbo a Milano, piuttosto che a Roma o a Firenze. Perchè il carattere di Milano, col tutto il suo carico di storia e natura, deve farci sentire orgogliosi, poichè è il frutto del lavoro di tanta, tanta gente, che qui non necessariamente è nata, ma che è cresciuta insieme ad una città che cambia sotto i nostri occhi, giorno dopo giorno, come un organismo vivo!

C'è chi ama i capolavori di questo Leonardo...

Il lavoro di un milanese d’adozione che ha segnato per millenni il volto di Milano

Quindi, dopo qualche riflessione durata qualche mese, l’iniziativa a mio avviso più che una valenza di rilancio di immagine, ha una forte valenza educativa, soprattutto nei confronti dei ragazzi, al di là  del forte ritardo e in virtù della distorta percezione con cui Milano viene vista, sia all’estero che in casa nostra: città tagliata per gli affari, la moda, gli appuntamenti fieristici ma poco propensa a essere ancora una città accogliente e tantomeno un centro d’arte e di turismo culturale al pari di Firenze o di Roma.

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