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Dove c’era un canale, un mulino e la campagna, ora c’è il nuovo parco Segantini.

Da oggi (anzi dal 7 giugno) c’è un nuovo parco a Milano: il Parco Segantini lungo la via omonima. Di per sè è sempre una buona notizia, poiché è l’effetto di una riqualificazione di un’area abbandonata ed è uno spazio in più dove i bambini della zona (tra il Naviglio Grande e Romolo) possono scorazzare liberamente.

La genesi dell’area verde invece lascia spazio a qualche perplessità e a più di una riserva. E vediamo perché raccontandone la storia : era fino a qualche anno fa un’area inselvatichita con un micro-habitat, ricco di flora e fauna spontanea, bagnato dalla roggia Boniforte (o Boniforti, già S. Bonforte).

I ponti di Via Magolfa sopra la roggia Branciforte.

I ponti di Via Magolfa sopra la roggia Boniforte (voce idrografia milanese di wikipedia.org)

E’ un un canale scolmatore ancora esistente e in questo punto non tombinato (destino che non è toccato a ben altri rivi di Milano!), che nasce da una sponda del Naviglio Grande, all’altezza della Chiesa di S. Maria delle Grazie al Naviglio, per deviare poi in Via Magolfa, dove alcuni caratteristici ponticelli scavalcano il corso d’acqua per poter accedere ad alcune proprietà sulla strada e dove un tempo era facile vedere le lavandaie al lavoro.

Una vecchia foto con le lavandaie sul tratto di Via Magolfa della roggia Branciforte

Una vecchia foto con le lavandaie sul tratto di Via Magolfa della roggia Boniforte

Ma il tratto più interessante della roggia si disvela(va) all’ingresso della nuova area verde, poiché una volta superata l’area della Cascina Argelati (proprio in fianco alla piscina omonima, già Bagno Ticino, la prima vasca al coperto fin dal 1860!), andava ad alimentare la ruota del Mulino della Traversera, situato sopra un isolotto artificiale, e dove i bambini della zona ancora nel dopoguerra andavano a fare il bagno. Lo chiamavano “el Sassee”, forse per i ciottoli di fiume che si erano accumulati nel tempo e lo si può collocare sul lato di Viale Romolo, dove la disposizione degli edifici rispecchia ancora quella di un tempo.

Una vecchia foto con i bagni a "el Sassee"

Una vecchia foto con i bagni a “el Sassee”

A quel punto si dirigeva verso sud fino al Moncucco. Col XX sec., l’area diviene un’appendice del Sieroterapico, dove si producevano sieri e vaccini, per l’epidemia di spagnola che stava flagellando l’Europa. Accanto alla Cascina Argelati viene costruito il primo e proprio velodromo con pista in legno, e prima della guerra l’enorme area viene delimitata a sud da un edificio occupato dal 1966 da una scuola oggi nota come Istituto d’Istruzione Superiore Giorgi sul Viale Liguria/Romolo. Le infrastrutture in questione sancirono la fine della valenza agricola e una precisa volontà di urbanizzazione dell’area.

Stampa che immortala la zona all'inizio del XX sec., con il Sieroterapico in basso a destra

Stampa che immortala la zona all’inizio del XX sec., con il Sieroterapico a destra.

In realtà, la chiusura del Sieroterapico, negli anni’80, lascia per decenni l’area in completo abbandono, facendo riprendere il sopravvento alla natura, con un incontrollato inselvatichimento dei terreni, soprattutto lungo la roggia, e lasciando alcune cascine abbandonate in mano a sbandati frutto di emarginazione sociale. Le continue proteste dei residenti, inascoltate da una serie di giunte susseguitesi al governo della città, porta alla ribalta delle cronache la zona come il caso dell’Area dell’ex Sieroterapico.

Col 2003 si svolta:  si avvia una bonifica dell’area per lo smaltimento degli inquinanti chimici dello stabilimento farmaceutico. Il piano promosso dell’Amministrazione e il progetto del paesaggista Michel Desvign prevedono la riqualificazione della zona attraverso la costruzione di un parco urbano di 100 mila mq, ma si deve anche subire contemporaneamente l’inevitabile edificazione di 25 mila mq per funzioni prevalentemente residenziali lungo la Via Segantini.

Il progetto residenziale e il parco al centro (dal sito dell' Ordine degli Architetti di Milano)

Il progetto residenziale e il parco al centro (dal sito dell’ Ordine degli Architetti di Milano)

I residenti considerano il progetto troppo invasivo e e si coalizzano in comitati come l’Associazione Parco Segantini,  per garantire le condizioni preesistenti dell’habitat naturale: oltre al recupero della cascina Argelati e alla pulizia della roggia Boniforte per tutto il suo corso fino a Via Magolfa, il piano destina un’area di circa 2.400 mq per la realizzazione di un nuovo Centro Interattivo sui temi della natura e dell’ambiente dedicato a bambini e ragazzi (anche attraverso la delimitazione di alcune aree ad orto!) e il recupero del mulino della Traversera.

Le vasche con gli orti lungo la Via Segantini.

Le vasche con gli orti lungo la Via Segantini. Alle spalle dei caseggiati è sorto il grande parco a prato delimitato dalla roggia (Repubblica.it).

Il tutto dovrebbe idealmente collegarsi al vicino giardino Argelati e da qui al Parco Baden-Powell subito al di sotto dell’Alzaia, costituendo il presupposto, per la nascita di un sistema verde che dovrebbe spingersi fino al futuro parco San Cristoforo, cerniera tra il Ticinese e Porta Genova e per la riqualificazione dell’intero ambito dei Navigli. Ma questo è già futuro… nell’attesa che si concretizzi una green-way che possa far “germogliare” una ciclo-pedonale fino al Parco Sud.

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