la chiesetta di S. Satiro, scorcio da Via Mazzini/Via Cappellari. (foto di Robert Ribaudo)

S. Maria presso S. Satiro: una chiesa, una storia e un trucco illusionistico 3D!

Vi presentiamo con questo articolo una piccola guida alla visita di un luogo unico della nostra città, tra miracoli, falconi ed effetti speciali!

Ma andiamo con ordine: c’era un tempo lontano in cui a Milano… la campagna arrivava fino al centro della città. In un’area a pascolo, nei pressi dell’odierna Via Mazzini, già dal V sec., pare che le prime comunità cristiane avessero edificato una cappelletta annessa ad un cimitero, servito da una via romana.

Su questo stesso luogo, poco abitato ma già densamente frequentato, nel IX sec., l’arcivescovo, di nobile famiglia longobarda, certo Ansperto da Biassono, che aveva ereditato questo terreno agricolo, con tanto di pozzi scavati già dai romani, fonda una chiesetta: quella che ancora oggi si può scorgere in angolo, tra la Via Speronari e la Via Falcone, come un basso edificio a pianta centrale e con un lanternino in cima alla copertura.

la chiesetta di S. Satiro, scorcio da Via Mazzini/Via Cappellari. (foto di Robert Ribaudo)

la chiesetta di S. Satiro. Scorcio da Via Mazzini, ang.Via Cappellari. (foto di Robert Ribaudo)

La intitola subito a Satiro, fratello di S. Ambrogio. Fa costruire accanto anche un campanile, il più antico, dopo quello di S. Ambrogio, tanto che risulta essere un prototipo per i successivi del romanico lombardo. E come lo fa costruire se intorno non c’è altro che terra per fabbricar mattoni? Semplice! Col materiale lapideo di recupero e con le parti piane delle urne funerarie, di origine romana e paleocristiana (che si possono ancora scorgere sulla porzione inferiore su Via Speronari), per creare un solido basamento che non sprofondasse nel terreno melmoso e che mettesse al riparo dall’umidità il paramento murario di laterizio.

Scorcio del campanile di S. Satiro dalla Via Mazzini, ang. Via Speronari (foto di Robert Ribaudo)

Scorcio del campanile di S. Satiro dalla Via Mazzini, ang. Via Speronari (foto di Robert Ribaudo)

Ma in sé la storia appare una delle tante fondazioni di piccole basiliche di cui è ricca la nostra città. La vicenda comincia a farsi interessante dal momento che la zona, anche per la collocazione urbanistica, si trasforma in un crocevia di commerci e transiti. Il campanile diviene ben presto oltre che una torre campanaria, un vero e proprio punto di orientamento, per i pellegrini diretti verso il centro di Milano e soprattutto segnala, come un faro tra i tetti, la presenza di uno ostello. Era stato aperto nei pressi della chiesa e si era ben presto affermato come uno dei più importanti della città. Si trattava di un ospizio, non solo per viandanti, ma di un dormitorio gratuito per gli indigenti. Affacciato su una corte quadrata, era un quartierino chiuso e indipendente (che ricalca più o meno l’attuale isolato tra la via Torino/Speronari/Falcone/Unione), con tanto di orti, pozzi, forno e soprattutto chiesa.

Ripresa dall'alto dove si legge chiaramente l'insula di S. Satiro, stretta fra

Ripresa dall’alto dove si legge chiaramente l’insula di S. Satiro, stretta fra le vie Torino/Speronari/Mazzini/hospitium falconisFalcone/Unione.

 

In epoca comunale la struttura recettiva, in angolo con la Via Unione diviene una sorta di albergo a pagamento, e incominciano a comparire, all’interno del quartiere, alcune botteghe artigiane per la lavorazione del ferro (soprattutto speronari!).

A metà del XIII sec., l’area comincia ad attrarre la curiosità dei viandanti non solo per l’accoglienza che si poteva ricevere, ma poiché la stessa chiesa, intorno a cui tutto ruotava, diviene oggetto di devozione: l’altarino posto all’esterno, con l’immagine della Vergine col figlio, è oggetto del gesto di un folle che vi scaglia contro un arnese: il collo del Bambin Gesù, una volta colpito, comincia a zampillare sangue. Si grida al miracolo e si costituice una Confraternita per la salvaguardia della Vergine di S. Satiro.

Nel XIV sec., l’intero isolato entra a far parte delle proprietà viscontee della zona, e il luogo d’ospitalità, spesso usato anche come depandance per gli ospiti dei Visconti, viene da questo momento conosciuto come hospitium Falconis, l’Albergo del Falcone, per la presenza di una falconiera (da qui anche il nome della via) che nel XIV Bernabò Visconti, teneva qui, non lontano dalla sua dimora (la Ca’ de Can).

Intanto nel tempo il culto della sacra icona viene tramandato fino a divenire luogo di pellegrinaggi. E’ col XV sec. che nasce l’esigenza di staccare e trasportare il dipinto con la Vergine del miracolo al coperto. Ma come si poteva al tempo stesso proteggere il dipinto e fare stazionare in un piccolo interno le centinaia di persone che vi stazionavano davanti? Semplice, costruendo accanto un vero e proprio santuario! Il duca Gian Galeazzo Maria Sforza e sua madre Bona di Savoia, proprietari del lotto adiacente si incaricano dell’impresa, facendosi ritrarre ai lati della sacra icona.

Madonna col Bambino di S. Satiro (affresco)

Madonna col Bambino, Gian Galeazzo Maria Sforza e Bona di Savoia. Altare maggiore di S. Satiro (affresco)

Commissionano quindi al Bramante una nuova chiesa più capiente e dedicata alla Madonna, che sovrastando in dimensioni la più antica cappelletta diviene ora la Basilica di S. Maria presso S. Satiro. L’architetto introdusse una serie di rivoluzioni costruttive, ad iniziare dalla rotazione della pianta di 90°, rispetto ai primi progetti, cioè con l’altare maggiore verso Via Falcone, per restituire gli spazi maggiori al pubblico in pellegrinaggio. Ciò sacrificò la creazione di una vera e propria abside che avrebbe dovuto insistere sulla stessa via, che era ormai arteria trafficatissima e di pubblico transito. E così che Bramante allora si mostra anche valente pittore, risolvendo il problema con una magia illusoria e con l’uso della prospettiva, cioè creando l’impressione di una profondità dello spazio, al di là dell’altare, che in realtà non c’è. Per amplificare l’effetto e prendersi gioco dell’occhio umano, aggiunge anche degli elementi architettonici in rilievo.

Elementi architettonici illusori (foto Bams Rodella/Jaca Book)

Elementi architettonici illusori, Donato Bramante (foto Bams Rodella/Jaca Book)

Vi invito a questo punto a visitare questo luogo meraviglioso, adesso che ne conoscete anche le vicende… E soprattutto portateci i vostri bambini a scoprire l’effetto illusorio e per capirne il trucco: percorrete la navata centrale, avvicinatevi all’altare e osservate l’abside. Forte vero?

Dove: Ingresso alla chiesa da Via Torino 17-19. Per una visione d’insieme della complesso basilicale si consiglia di porsi in angolo tra la Via Mazzini e la Via Cappellari, fronte Via Falcone.

Apertura: Affidata ai volontari del Touring Club Italiano, da martedì a sabato: ore 9.30 – 17.30-Domenica: ore 14 – 17.30.

Share this:

Leave a comment