L'itinerario da seguire durante la lettura del testo di Ciabattine.net

Un inedito itinerario per esplorare la Milano dei mestieri

Proponiamo con l’articolo di oggi una bella passeggiata a tema; stavolta ci muoviamo in un quadrante ristretto, in un’area gravitante tra la Piazza Mercanti e l’attuale Piazza Duomo. Esploreremo insieme il mondo dei mestieri e dei lavori che animavano il centro storico di Milano, dove hanno fissato spesso nello stesso nome delle vie ancora esistenti il loro passaggio e le loro molteplici attività.

Abbiamo più volte illustrato come quello dei ricchi mercanti, già in epoca comunale rappresentasse un potente motore sociale e di idee, che si poneva in posizione indipendente anche rispetto alla nobiltà cittadina. Rappresentavano Corporazioni di Arti molto influenti con ramificazioni commerciali anche fuori dal Comune. Erano organizzati in badie o confraternite, ognuna delle quali era rappresentata da un vessillo, un proprio santo, un console. I mercanti avevano occupato con i propri banchi e le relative attività intere vie e spesso quartieri centrali. E’ inutile dire che la stessa Piazza Duomo, che era ben diversa da oggi, per forma e dimensione, era occupata da un enorme e quotidiano mercato, crocevia di genti e costumi.

E nell’area dove oggi c’è il “vuoto” di Piazza Duomo si trovava la scomparsa contrada dei Pellizzari, dove c’erano i banchi dei pellicciai, mercanti di pelli ovine, o la Piazza della Pescheria minuta (in un area localizzata pressappoco dove oggi c’è la facciata del Duomo), dove si vendevano gamberi e pesciolini piccoli almeno dal XII sec. Vi era anche una zona più prossima al lato verso l’imbocco di Via Mercanti dove si trovava la pescheria Grossa. Specularmente sull’imbocco della Via Orefici vi era la Contrada dei Vaiari per la presenza dei banchi dei conciatori di pelle di un animaletto simile allo scoiattolo, chiamato “vaio”: era talmente pregiata che i membri del colleggio dei dottori, loro più importanti clienti, per mostrare il proprio rango (spesso nobili), vestivano la toga con un bavero di vaio. Più avanti, cambiando anche le mode, gli stessi banchi e la zona limitrofa al fondo dell’attuale Piazza Duomo venne intitolata ai Profumieri, per la presenza di questi venditori.

L’adiacente via Dogana ricorda la presenza, fin dall’epoca tardo-romana, di un deposito doganale con tanto di magazzini, prossimi per altro all’area del mercato. Era luogo di taverne e mescite, che fungevano esse stesse da cantine e magazzini, divenendo col tempo anche piccoli empori. Il tracciato di origine romano e poi medioevale, univa storicamente la Via Orefici, (chiamata così per la presenza capillare, ancora oggi, di laboratori di metalli preziosi) e aveva un andamento parallelo all’attuale Via Speronari. Anche questa arteria viene sacrificata per l’apertura della Via Mazzini, e la costruzione dei Portici Meridionali di Piazza Duomo (quelli verso Piazza Diaz per capirci). Nel XIX sec. numerose erano le attività legate alle passamanerie e ai ricami. Ma vi era anche la Casa fondata da Antonio Monzino verso il 1750, con l’insegna della Sirena. In questo laboratorio per la fabbricazione di strumenti musicali di pregevole fattura, prese corpo anche una collezione oggi raccolta nel Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco.

L'insegna della bottega di Antonio Monzino

Della vicina via dei Cappellari (ancora esistente, e già detta Contrada dei Berrettai), vi abbiamo accennato nella scorso articolo per Ciabattine Piccine per la famosa prospettiva che si affaccia sulla chiesa di S. Satiro. Basta dire che correva, ben più lunga, nel cuore di un quartiere, il Rebecchino, demolito per allargare la Piazza del Duomo sul lato dei Portici Meridionali . Qui all’angolo, con la Contrada dei Mercanti d’oro vi era la sede della Credenza di S. Ambrogio, una sorta di Camera di Commercio di oggi. La via prende il nome naturalmente dalla presenza di artigiani impegnati nella fabbricazione dei copricapo, qui operanti fin dal Quattrocento con l’introduzione, in un primo tempo, del cappello con la tesa e poi come oggetto di moda, con l’epoca spagnola. La via come la corporazione aveva un patrono S. Giacomo sempre raffigurato col cappello, simbolo delle peregrinazioni da lui compiute. In realtà già a metà del XIX sec., non ci sono più solo le attività dei berrettai ma anche colorifici, passamanerie, una drogheria con fabbrica di cioccolato, caffè, l’albergo Metropol già Hotel Germania, alcune pensioni e diverse pasticcerie, compresa quelle detta la Befana. La via terminava dove oggi c’è S. Satiro, col nome di Via Cappello, poiché anche qui vi erano presenti parecchi mercanti del ramo tessile, con attività risalenti anche al XVII sec. e altre pasticcerie tra cui quella del Cappello, frequentata da parecchi patrioti e artisti, che preparava anche il famoso Caffè della Peppina (dal nome della moglie del titolare, Biffi).

Poco più avanti superata la già citata Via Speronari (che prendeva invece il nome dalle botteghe che, durante il Rinascimento, producevano e commerciavano, bardature e finimenti per cavalli, ma anche elmi), si arrivava alla Via Spadari. Questa prende il nome dalle botteghe che producevano e commerciavano in armi bianche, la cui Corporazione era detta anche Catenaglia per via della lavorazione del ferro. Le fabbriche d’armi avevano reso Milano famosa e, a detta dello storico Galvano Fiamma nel XIV sec., persino Tartari e saraceni cercavano le armi lombarde. Fino al Cinquecento, qui si fabbricavano i migliori usberghi ed armi offensive e difensive. Se ne faceva traffico in tutta Europa, facendo anche da rappresentanti delle armerie della Val Trompia. Qui si impiantarono nel XV sec., ad esempio le famose botteghe dei Missaglia, che foraggiavano di spade e corazze tutta la corte prima viscontea e poi sforzesca. Divennero ben presto i fabbricanti di armature più conosciuti nel ducato.

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Un’altra via interessante per il nostro tema era la vicina Contrada dei Pennacchiari, primo tratto dell’attuale Via Torino, fino all’angolo con Via Spadari. Prende il nome da coloro che commerciavano in piume, che erano legati all’industria dei copricapi militari.

Sempre non lontano, al termine della citata via Spadari vi è via Armorari, oggi conosciuta per il mercatino domenicale, sul retro del Cordusio, per i collezionisti di numismatica e filatelia. Prende il nome dalle innumerevoli botteghe e officine che anche qui producevano e commerciavano in armi.

Nel passaggio tra via Orefici e via Mercanti, vi era poi la Contrada dei Fustagnari. Prendeva il nome dalle fabbriche delle stoffe di questo materiale che erano fiorite a Milano accanto a quelle dei panni di lana e producevano fustagno alto e basso. Quando nei primi anni ’60 l’isolato di collegamento venne abbattuto, il toponimo del vicolo sparì proprio con la realizzazione del nuovo palazzo, sostituito dalla galleria che raccorda via Orefici con via Mercanti. I proprietari del palazzo si opposero alla richiesta del Comune di attribuire l’antica denominazione per cui il passaggio è rimasto senza nome. Peraltro, la funzione evocata dal toponimo medioevale sopravviveva ancora nel secondo dopoguerra: nel 1956 la ditta Guenzati (qui attiva dal 1768) che teneva in magazzino sino a 30 mila metri di fustagni e velluti, serviva la Lancia e l’Alfa Romeo per la realizzazione dei sedili delle auto.

Uno dei passaggi medioevali sulla Piazza Mercanti (foto di Robert Ribaudo)

Uno dei passaggi medioevali sulla Piazza Mercanti (foto di Robert Ribaudo)

Non si può non terminare il nostro giro con la Piazza dei Mercanti, che fino al XIX sec. oltre a essere luogo di scambi era teatro della Fiera degli O Bej O Bej (termine che di per se stesso esprime la meraviglie degli avventori verso quello che veniva presentato sui banchi di vendita). Nel Medioevo, il Broletto comunicava con l’esterno tramite cinque porte che portavano verso i vari sestieri di Milano. Rappresentava il centro cittadino, dove ci si incontrava e mercanteggiava, ci si divertiva e si facevano affari. L’importanza di questo luogo per i commerci cittadini è testimoniato, fin dai tempi più remoti, da una serie di realtà: vi erano i depositi del sale, alimento tenuto in grande valore e per questo qui ben custodito; dal 1559 viene aperto qui un ufficio della posta di Stato, gestito dalla famiglia bergamasca Tassi, che aveva una fitta rete di sedi in tutta Europa. Nel 1593 viene istituito qui il Banco di Sant’Ambrogio, istituto di credito costituito con denari dei cittadini laici e religiosi. Si tratta della più antica istituzione creditizia in Milano. Vi era anche la Pietra dei Falliti, di cui è costituito il pozzo in centro alla piazza. Inoltre ancora nell’Ottocento, accanto alla Loggia degli Osii, dove vi era la Camera di Commercio, vi era un porticato chiuso da altissime inferriate dove si eseguivano le vendite giudiziali, la Ferrada, tanto che nel dialetto milanese si usava dire anda’ a la Ferrada, nel senso di essere venduto per autorità pubblica, cioè fallire. Inoltre sempre sulla piazza affacciava il Palazzo delle Ipoteche (oggi scomparso).

 

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