Piazza Lavater con la scuola Stoppani sullo sfondo nei primi decenni del XX sec.

Anno scolastico 1938-’39: la vera testimonianza di una bimba ebrea a Milano.

Il 27 gennaio di ogni anno ricorre il Giorno della Memoria, in commemorazione di tutte le vittime dell’Olocausto. Così ha deciso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2005: il 27 gennaio del 1945, infatti, veniva liberato il campo di concentramento di Auschwitz, il più grande centro di sterminio della Germania nazista, divenuto simbolo della strage del popolo ebraico.

Ma questa ormai è storia! E… direte voi, cosa c’entra con i bambini di Milano? C’entra. Poiché tanti alunni milanesi dell’anno scolastico 1938-39 rimasero vittima di eventi più grandi di loro. Sono molte le iniziative organizzate nel mondo, tutte volte a non dimenticare. Noi vogliamo raccontarvene alcune, legate alla nostra città.

La scuola Stoppani costruita nel 1908 e testimone di tante vicende umane e storiche di Milano.

La scuola Stoppani costruita nel 1908 e testimone di tante vicende umane e storiche di Milano.

Iniziamo il racconto da una scuola elementare di Milano: la scuola Stoppani di piazzale Lavater. Un istituto molto attento agli eventi che sconvolsero quegli anni e che sta facendo un lavoro egregio con lo studio dei loro archivi: gli alunni prima dello scoppio della II Guerra Mondiale erano tanti, maschietti e femminucce. Le famiglie di alcuni di loro nell’estate del 1938 ricevettero una lettera: si informava che a settembre ai loro figli non sarebbe stato consentito il rientro a scuola, come agli altri compagni. Le leggi razziali impedivano da quel momento la frequenza ai bambini ebrei. Qualcuno ricorderà che abbiamo già in passato presentato un ex alunno allontanato, ora bisnonno, rintracciato confrontando i documenti (nomi che comparivano nei registri a giugno del 1938 e non a settembre, alla ripresa dell’anno scolastico del 1938-’39): Arno Baehr.

Piazza Lavater con la scuola Stoppani sullo sfondo nei primi decenni del XX sec.

Piazza Lavater con la scuola Stoppani sullo sfondo nei primi decenni del XX sec.

Ma la ricerca da allora è andata avanti: questa volta a parlare è una bambina, o meglio un’ex-bambina, che frequentava, fino all’espulsione, la classe III C: si chiama Esther Fintz Menascè. Nasce nel 1929 a Rodi, la più grande delle isole dell’arcipelago greco del Dodecaneso, all’epoca un Governatorato italiano. Nel 1930 la famiglia Menasce’ si trasferisce proprio a Milano in via Morgagni, vicino alla scuola Stoppani, la piccola Esther la frequenta solo per un paio d’anni. Sarà poi costretta con il 1939, come gli altri bambini correligionari, a studiare presso la scuola ebraica di via Eupili. Nell’autunno 1943, in seguito all’armistizio di settembre, la situazione peggiora: hanno inizio, in Italia, le deportazioni degli ebrei. La famiglia Menascè, come altre, cerca rifugio in Svizzera e, dopo varie peripezie, riesce a salvarsi. Diversa, e terribilmente tragica, invece, la sorte dei familiari e di gran parte dei membri della Comunità ebraica di Rodi.

Divenuta adulta ha desiderato rendere Giusta Memoria alla Comunità ebraica rodiota, distrutta per sempre dalla Shoah nel luglio del 1944.

Bambini ebrei scampati dopo la guerra

Bambini ebrei scampati dopo la guerra

Ma una domanda sorge spontanea: che fine fecero gli altri bambini di Milano scampati alle deportazioni?

Alla fine della guerra il CNL (Comitato di Liberazione Nazionale) concesse in uso alla Comunità ebraica di Milano la ex-sede del gruppo rionale fascista “Amatore Sciesa” in Via Unione 5, nei locali di Palazzo Odescalchi, dove si insediarono gli uffici amministrativi per organizzare gli aiuti e dove venne allestita anche una sinagoga. Qui si raccolsero tutti gli scampati provenienti da tutta Italia e dall’Europa dell’Est che attendevano di imbarcarsi per la Palestina, dove si stava formando il nuovo stato di Israele. E da qui passarono ben 800 bambini, spesso orfani. Si organizzò per loro una speciale colonia, a Selvino, per rinfrancarli e rassicurarli che la vita può essere anche bella. Ma questa è un’altra storia, che vi racconteremo la prossima volta.

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Adesso vi invito ad andare a sentire la testimonianza di Esther Fintz Menascè, studiosa, docente universitaria e scrittrice: ricorderà per voi ciò che ha vissuto con la sua famiglia in Italia, anche per capire come una bimba sia sopravvissuta ai momenti più bui della storia della nostra Europa.

DOVE: Esther Fintz Menascè sarà ospite mercoledì 27 gennaio della biblioteca Valvassori Peroni a partire dalle 18, per raccontare la sua interessante storia.

 

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