la locandina del film Zootropolis della Walt Disney.

Zootropolis: una città evoluta come vorremmo la nostra Milano

Il nostro contributo oggi si presenterà diverso dal consueto. Si!… Perché solitamente proponiamo qualcosa per i genitori, che si devono fare portavoce di un messaggio, un giro, una visita in città, insomma una sorpresa per i figli. Ma qui le parti si invertiranno: l’invito è quello di farvi portare al cinema dai vostri figli… a vedere Zootropolis della Walt Disney.

E’ un film sulla conoscenza delle diversità, un tema con cui peraltro si confrontano già  i nostri ragazzi in età scolare. Difatti,  in una grande Milano dove tutto succede spesso in dimensioni socio-culturali a compartimenti stagni e le diverse etnie vivono in zone ben definite, mentre per gli adulti lo scambio è meno “naturale”, per i più giovani, a scuola, la possibilità di convivere e fare amicizia con ragazzi provenienti da altre culture è una realtà. Ma torniamo a Zootropolis. E’ un cartone animato e non un film; ma, di questi tempi, devo dire che sto prendendo più gusto a vedere certi bei film di animazione piuttosto che certo piattume proposto dalle grandi major americane. Direte voi, anche Walt Disney è una grande major. Vero, ma non si può esimere, proprio per il suo tipo di pubblico, dal mandare un messaggio chiaro e comprensibile a tutti, con diversi piani di lettura,  rivolgendosi così anche agli adulti che accompagnano i minori. E questo vale anche per la Sony Picture o per le altre case cinematografiche indipendenti che con elevatissima perizia digitale,  impiegano migliaia di tecnici e operatori solo per fare avanzare di qualche metro un animale peloso (virtuale).  Partendo quindi da Zootropolis, vi riporto pertanto il messaggio che ha veicolato a me e alla redazione di Ciabattine Piccine. Ovvero:

I protagonisti del film.

Il cast del film Zootropolis.

Una società giusta e corretta dal punto di vista dei comportamenti, passa attraverso protagonisti dalle sembianze di animali antropomorfi, così come succedeva nell’antichità con le fiabe di Esopo e Fedro. Quasi a lasciare il campo alla coscienza degli animali, poiché l’uomo della società dei consumi ha ormai ben poco da dire e comunicare. Di più, mentre il cinema da anni dedica storie al nostro pianeta distrutto dalla barbarie antiecologica della “civilità” umana, qui la vera evoluzione si concretizza attraverso gli animali, che vivono pacificamente tutti insieme, senza il rischio di rappresentare gli uni per gli altri uno degli anelli della famosa catena alimentare.

L'indiscussa protagonista del film, la coniglietta Judy Hopps

L’indiscussa protagonista del film, la coniglietta Judy Hopps

-La coniglietta (evitando le facili ironie di certa equivoca carta patinata!) Judy Hopps, vera protagonista del film, dimostra che anche una donna minuta ma dalla grande volontà può raggiungere mete insperate, e non solo usando il fascino e la bellezza per far colpo sul capo! Oppure, che anche una volpe, dipinta dal pensiero comune come animale ingannatore e malfidato, possa riuscire, mettendo a disposizione di tutti i propri talenti e da parte il proprio tornaconto, a far superare i malcelati pregiudizi.

La furbe volpe Nick, coo-protagonista del film.

La furbe volpe Nick, coo-protagonista del film.

– In mezzo ad habitat davvero diversi e sorprendenti all’interno di una stessa città, predatori notoriamente famelici e piccoli e inermi mammiferi possono convivere, lasciando spazio alle grandi potenzialità che la diversità può donare. Zootropolis rappresenta un vero esempio di comunità multirazziale, concetto con cui l’Italia, notoriamente in ritardo sul resto d’Europa, dovrà fare i conti, se non li sta già facendo, dopo le ultime ondate migratorie!

-Non manca la presa in giro alle mode e ai metodi di rilassamento di certe signore sfaccendate o di certi manager troppo stressati che abitano le nostre città. Nel film si ricorre ai centri benessere, meglio se sempre più à la page come quelli per naturisti. Come non manca la presa in giro di un’altra classe di lavoratori, i dipendenti pubblici (e forse con un po’ più di arguzia del film di Checco Zalone, campione di incasso ai botteghini). Qui il funzionario della motorizzazione è dipinto come un bradipo lento ma efficiente, che alla fine si mostra anche non privo di una certa veloce furbizia.

– Le citazioni cinematografiche non sfuggiranno ai più adulti, soprattutto nel caso di alcuni esilaranti passaggi in cui sono descritti certi torbidi bassifondi dove un piccolo ma scaltro boss dalle sembianze di toporagno impersona il Padrino. La sua sgraziata figlia sarà impegnata nei preparativi per una pacchiana e folkloristica festa di matrimonio dove certe proposte non si potranno rifiutare.

– Mette all’indice certa politica fatta da animali apparentemente “deboli”, decisi a porre in cattiva luce i predatori che occupano posizioni di prestigio in città. In altre parole, chi sembra più fragile e docile, può essere più furbescamente pericoloso di certe enormi belve ammansite. Un po’ come a casa nostra, quando la sfiducia serpeggia in città,  la pace si rompe e gli equilibri su cui si fonda il collante di una società si spezza, dando vita alla cultura del sospetto.

La città di Zootropolis

La città di Zootropolis

Il finale, almeno nel film, è vivace e scoppiettante. Qui il linguaggio della musica si rivela molto contemporaneo e inclusivo, come avviene nel mondo giovanile. Tanto trasversale da unire tutte le culture!

Non mi resta che augurarvi una buona visione, e qualche riflessione!

 

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