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Al LUME dell’Osteria della Luna: come fare chiarezza su un angolo di Milano dimenticato!

Esiste a Milano un angolo davvero particolare, ricco di testimonianze storiche e caratteristico, come immaginiamo essere una certa Milano di altri tempi, dove il tempo si è fermato, come in una cartolina d’epoca: stessa trasandatezza, poca luce tra i vicoli mai dritti, umidità…e tanto tanto fascino!

Vi chiederete ora dove sarà mai questo luogo? E’ in una piccola traversa di Corso di Porta Romana, anzi è un piccolo accesso, chiuso al traffico, di uno slargo pedonale ricavato dal sagrato dell’antichissima Chiesa di S. Nazaro in Brolo, che la toponomastica ha voluto battezzare vicolo S. Caterina

(ma che anticamente era già conosciuto come vicolo Pantano, per via dell’insalubre posizione). Si tratta di pochi metri, dove la strada gira a gomito dietro il Mausoleo Trivulziano, quel grande parallelepipedo, giustapposto all’inizio del XVI sec., alla facciata dell’antica Basilica in Brolo, prima romana e poi cristiana.

Il Mausoleo Trivulziano davanti alla Chiesa di S. Nazaro in Brolo sul Corso di Porta Romana

Il Mausoleo Trivulziano davanti alla Chiesa di S. Nazaro in Brolo sul Corso di Porta Romana. A sinistra l’ingresso al vicolo (foto Robert Ribaudo)

Insomma, pochi passi dove si condensano un’infinità di meraviglie, nascoste o malcelate, quasi per vergogna! Ma tali straordinarietà non sono tutte visibili e spesso si rivelano per la storia che spesso contengono e si mostrano solo per chi sa guardare, al di là delle apparenze, dei preconcetti e delle magnificenze della piazza, ricavata da chi aveva fatto progettare quell’immenso “scatolone”. Questo regolare volume, già noto come Trivulza, fu voluto appunto dal principe Gian Giacomo Trivulzio, già marchese di Vigevano, che poco distante aveva la sua dimora (oggi scomparsa, in un isolato di Via Rugabella/C.so di porta Romana/Piazza Erculea). Egli, assetato di potere, aveva tradito gli Sforza, suoi signori, e agevolato l’ingresso delle truppe francesi in Milano all’inizio del XVI sec.. La costruzione era la dimostrazione della sua potenza, che ora, era lui che reggeva le sorti della città come luogotenente e maresciallo di Luigi XII,  re di Francia, tanto da potersi costruire un personale mausoleo contenente il sepolcro suo e della sua famiglia. Insomma storie di ordinaria normalità, in un paese che da lì a quasi 400 anni sarà “serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!” per dirla con le parole del sommo poeta di qualche secolo prima. Ma non è di questo che vi volevo parlare, ma di ciò che sta dietro, o meglio al lato dell’alto volume squadrato. E allora passo dopo passo vediamo cosa si nasconde in questo cortissimo vicolo:

L'edificio dietro il Mauseoleo, dove il vicolo S. Caterina piega

L’edificio dietro il Mauseoleo, dove il vicolo S. Caterina piega (foto Robert Ribaudo)

-Nello stesso periodo in cui il Bramantino costruiva il cenotafio principesco sulla piazza, venivano sul fianco sinistro ricavati dei volumi di servizio per i canonici dello stesso mausoleo, con accesso dalla parte più assolata del vicolo. Si tratta di una costruzione alta e stretta che si abbarbica letteralmente sul più nobile edificio e che si erge su più antichi locali sotterranei voltati, già di servizio al culto della basilica di epoca cristiana, forse ad uso cimiteriale. La cortina esterna si presenta in mattoni rossi, le finestre sono piccole e insufficienti per fare entrare la luce all’interno, ma l’aspetto è quello di una casa-torre, quasi a guardia del mausoleo. Sul lato lungo c’è persino una targa in pietra con l’arme del Trivulzio, a cui questo stesso edificio apperteneva, e che gli eredi nei secoli successivi avevano fatto entrare nei beni di un’impresa più nobile per la città: il Pio Albergo Trivulzio, per l’assistenza agli anziani indigenti. Qui ci hanno abitato per secoli cittadini dell’operosa Milano ad un prezzo calmierato, ai limiti dell’indigenza, a giudicare dello stato in cui versavano i locali interni. Alla base i locali su strada erano stati adibiti da tempi immemori, a osteria.

Il murales, riproduzione di un'illustrazione di Gustavo Dorè, raffigurante l'arrivo

Il murales all’ingresso della vecchia trattoria La Pergola, riproduzione di un’illustrazione di Gustavo Dorè per i Promessi Sposi, raffigurante l’arrivo di Renzo all’Osteria della Luna Piena (foto Robert Ribaudo).

– L’ingresso a questi ultimi locali già adibiti a storica locanda, che solo in ultimo fu nota col nome de La Pergola, avviene, già al principiare del lato lungo del vicolo, attraverso una copertura sporgente dal corpo più basso, che rettifica la risega del costruito lungo la via e che probabilmente storicamente doveva essere una piccola corte, che come dice lo stesso nome, era ricoperta di rampicante. Ma quello che rende interessante il locale, ormai dismesso ( e se avrete la pazienza di farvi guidare lungo questo breve percorso vi diremo anche il perché), sta nella sua storia, come il murales realizzato dai nuovi “occupanti” racconta. I più ravvisano essere il luogo in cui il Manzoni, nei Promessi Sposi, colloca la locanda della Luna Piena, dove Renzo ubriaco, viene arrestato. Per altro questa è sempre stata zona ricca di luoghi di ristoro: la vicina Via degli Osti e la vicinanza alla Porta Romana, come luogo di sosta all’entrata della città venendo da sud, lo testimoniano. Era uno dei luoghi più amati dai carrettieri degli inizi del Novecento: una bettola con mescita di vino «che ognuno, entrando – si legge in un saggio sulle osterie milanesi che risale agli Anni Trenta – trovava già bell’e servito nel bicchiere, sicché non avevano che da pagare i suoi cinq ghei, bere e andarsene».

Alla fine del vicolo, l'antica sede del Luogo Pio di S. Caterina.

Alla fine del vicolo, l’antica sede del Luogo Pio di S. Caterina (foto Robert Ribaudo)

– Subito di seguito, c’è un portoncino di acceso ad un altro alto e piccolo condominio appoggiato al transetto della basilica, che oggi è caratterizzato per una lapide per alcuni caduti della lotta partigiana, ma che nella Milano viscontea era l’ingresso ad un’altra pubblica istituzione: il Luogo Pio di S. Caterina con chiesa annessa, oggi cappella, del braccio di ponente (con ingresso murato dal Largo Richini) della più grande Basilica. Il luogo Pio, già ospedale di S. Caterina al Brolo, fu abbondantemente sovvenzionato dalla liberalità di Bernabò Visconti nel XIV sec. e aveva il fine di distribuire cibo e doti alle ragazze povere nel giorno di S. Caterina (proprio fra 2 giorni, il 30 aprile) di ogni anno. I corpi laterali della chiesa sono stati esautorati per secoli dalle case costruite a ridosso dell’edificio nel vicolo e quello che vediamo oggi della vecchia facciata è frutto degli sventramenti relativi alla riqualificazione del Bottonuto durante il ventennio fascista, con la creazione dell’antistante Largo Richini (oggi adibito a parcheggio!).

L'antica chiesa di S. Caterina, tra l'abside di S. Nazaro e il palazzetto giallo a destra (foto di Robert Ribaudo)

L’antica chiesa di S. Caterina, tra l’abside di S. Nazaro e il palazzetto giallo a destra (foto di Robert Ribaudo)

– E ora veniamo all’ultimo e più interessante notizia di questo piccolo percorso: i locali dell’antica locanda La Pergola e del palazzetto sopra il vicolo oggi sono visitabili. Si!… Grazie all’impresa di alcuni coraggiosi studenti della vicina Università Statale, che riunitisi nel colletivo LUME, hanno fatto “chiarezza” sui motivi e sulla condizione di totale abbandono dell’edificio.

La vista mozzafiato dai locali riqualificati dal colletivo LUME

La vista mozzafiato dai locali riqualificati dal colletivo LUME

Hanno appurato così che il Pio Albergo Trivulzio, dopo aver sradicato l’intero tessuto abitativo, nonché l’attività ristorativa storica, non ne deteneva più la proprietà, in considerazione di una dubbia e poco trasparente cartolarizzazione a favore di privati. Ciò dopo anni di oblio, e dopo una bonifica dei malandati locali, ha creato l’occasione per il rilancio degli spazi, come luogo di aggregazione giovanile urbana come centro culturale di confronto, non a scopo di lucro. Qui si tengono  mostre, concerti, seminari, che al di là del loro specifico interesse, vi permetteranno di scoprire un angolo nascosto e rifunzionalizzato, in maniera del tutto autogestita, della nostra sfuggente città.

Uno dei concerti in cripta (foto collettivo LUME)

Uno dei concerti in cripta (foto collettivo LUME)

Siccome, per esperienza personale, i ragazzi sono molto premurosi e accoglienti verso i visitatori e i curiosi, non mi resta che augurarvi una buona visita!

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