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Una storia potente, di ordinaria e metropolitana follia

Sono davvero lieta di scrivere il mio primo post su questo nuovo blog, dopo l’avventura su Ciabattine.net che dalla scorsa settimana abbiamo scelto di chiudere per fare spazio a Milanoalquadrato.com: ebbene, per parlare della nostra città e, più in generale della Lombardia, ho deciso di partire da… Bari. Perché, pur essendo qui ambientata la vicenda di un romanzo pubblicato di recente e che mi preme molto segnalarvi, in realtà il parallelo con Milano (e direi con quasi tutte le principali metropoli del mondo) come vedrete è assolutamente naturale.

Il titolo: Percoco. L’autore: Marcello Introna. Come di consueto io non ho alcuna ambizione di proporvi una recensione, ci sono critici molto più titolati ed esperti di me per occuparsene: ma come farei con una cerchia di amici, vorrei raccontarvi le due motivazioni per cui inviterei tutti costoro a leggerlo. Senza entrare nel dettaglio, il tema del romanzo è un indimenticato e terribile fatto di cronaca nera realmente avvenuto nei primi anni ’50, Percoco infatti è il cognome del vero autore del delitto. Ma davvero questo non è il punto focale della narrazione!

Un ritratto dell'autore Marcello Introna

Un ritratto dell’autore Marcello Introna

Perché il bravo Introna riesce mirabilmente a pennellare il ritratto di un cittadino qualsiasi, che soccombe sotto le opprimenti, incalzanti e pesanti pressioni familiari, volte a obbligarlo a ritagliarsi un posto di rilievo nella società del tempo. Di più, deve divenire l’interprete di un vero riscatto sociale a vantaggio dell’intera famiglia, pur essendo, il protagonista, fondamentalmente un giovane “qualunque”, con poche qualità e molte inettitudini.

L’omologazione sociale, in uno scenario di costante competizione dove tra l’altro lo spazio per il talento autentico è davvero risicato, è appunto una pressione che mette a dura prova non solo questo fragile e tragico personaggio, ma direi in realtà che oggigiorno abbracci la parabola umana di chiunque. E ricordo a tal proposito un film paradigmatico su questo argomento – ovvero ciò che il claim del Carosello del brand Cynar definiva “il logorio della vita moderna” -, in cui, sfumatura più sfumatura meno, per molti è facile ritrovare qualche riferimento proprio: la pellicola era “Un giorno di ordinaria follia” interpretata da un ottimo Michael Douglas, in cui l’esasperato protagonista, in una giornata costellata di fallimenti e contrarietà d’ogni genere, reagiva con violenza, mettendo a ferro e fuoco un’intera città.

Una delle immagini del film "Un giorno di ordinaria follia" con Michael Douglas

Una delle immagini del film “Un giorno di ordinaria follia” con Michael Douglas

Certo, non è questo il modo politically correct di rispondere alle oppressive regole sociali; ma come nel caso di Percoco, non risulta impossibile identificarsi con personaggi perseguitati da un senso di inadeguatezza (qui portato all’eccesso, of course). Ricordo che il titolo originale del film era “Falling down” che si può tradurre con “crollare”: in altre parole, gente sull’orlo di un vero crollo di nervi, complice l’incapacità di far fronte a uno scenario esistenziale troppo richiedente. Storie, tutte, che rispecchiano i molti fatti di cronaca che riempiono le pagine milanesi dei quotidiani, siete d’accordo? Ma l’universalità di questo tema, che accende nonostante tutto una sorta di empatia con Percoco, è solo il primo dei motivi per il quale, come ricorderete, consiglierei di leggere il romanzo a lui dedicato.

Una scena di ordinaria esasperazione: quando Douglas trova che l'hamburger pubblicizzato dalla catena di fast food è molto diverso da quello proposto realmente. Ed è furibondo!

Una scena di ordinaria esasperazione: quando Douglas trova che l’hamburger pubblicizzato dalla catena di fast food è molto diverso da quello proposto realmente. Ed è furibondo!

C’è poi qualcosa di unico: la scrittura di Marcello Introna. Pur giovane, rivela una maturità e una sensibilità espressive davvero speciali: da un registro spesso poetico, riesce a passare con maestrìa a quello più ironico e in altri casi tragico. Senza mai perdere la sua assoluta originalità. Un intrattenimento che si può a pieno titolo definire letterario. Joy Terekiev, l’editor che ha scelto di pubblicare questo libro, chiarisce questo punto molto bene in un breve video che trovate su youtube: non basta avere una buona storia da raccontare, bisogna avere un talento per narrarla bene. Non basta il “cosa”, ci vuole anche il “come”. Ed è proprio così, che una vicenda che sembra legata solo alla città di Bari, fatalmente diventa una storia che più universale non si può.

 

 

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