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Anche a Milano, il loro suono è definito solenne. In realtà è sorprendente!

Esiste a Milano un autentico patrimonio nascosto ai più: la maestà degli organi! Poco conosciuto non solo per il tipo di bene culturale (nello specifico, tipico della musica antica) ma anche per la peculiarità della sua natura.

Senza scomodare quelli del Duomo (si, perchè ce n’è più di uno!), esistono a corollario tutta una serie di importanti chiese che ne contengono di meravigliosi e dal suono portentoso.

Duomo di Milano - corpi di sinistra dell'organo

Duomo di Milano – corpi di sinistra dell’organo

Si tratta di autentiche macchine di ingegneria, che sin dall’antichità (pare che già a Bisanzio avessero macchine, azionate idraulicamente, che emettessero suoni) hanno allietato prima le corti e poi, soprattutto dopo la Riforma protestante, e le composizioni di grandi maestri come Bach e Hendel, hanno allietato le funzioni religiose. Perché macchine? Innanzitutto per la difficoltà della loro costruzione che prevede un attento calcolo tra larghezza e lunghezza delle canne (possibilmente di zinco) che devono produrre timbriche diverse. Queste possono arrivare ad essere quasi 2000, coadiuvate anche da camere lignee che aiutano a raggiungere profondità e sonorità impensabili per qualsiasi altro strumento. Insomma un’intera orchestra in un solo congegno e se dovessimo fare un paragone col mondo animale, capace di produrre la potenza di un barrito di un elefante. Si trova all’interno di porzioni di spazi architettonici costruiti ad hoc per contenerli. Spesso questi spazi, atti ad ospitarne la mole, stanno in un luogo sopraelevato rispetto alle aule di culto, in controfacciata o al lato, nelle navate, sempre comunque con l’organista con le spalle all’altare, tanto che si è solito vederlo eseguire le sonate e i tempi delle funzioni attraverso specchi.

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Ultimamente, le tastiere, che sono naturalmente più di una (solitamente tre o quattro), possono comandare lo strumento a distanza. Inoltre dietro questi mastodontici e complicati strumenti, che col tempo sono stati azionati prima da mantici di pelle, poi idraulicamente e solo in tempi recenti elettronicamente, vengono costruite delle vere camere di risonanza che ne permettano anche la manutenzione. Questa dovrebbe essere esercitata periodicamente, come si fa per l’accordatura dei pianoforti. Ora non vi annoio con la descrizione dei pezzi che compongono un organo : sommariamente si articolano in un somiere (la “cassa” destinata a distribuire l’aria prodotta dal mantice alle canne), mantici, registri (i tiranti che servono per cambiare i timbri dello strumento e che selezionano le canne), dal sistema di trasmissione e naturalmente dalle tastiere. Nel tempo, ci sono stati vari modi di costruzione e diversi esemplari hanno invaso l’intera penisola. Oggi sparsi per l’Italia ne sono presenti la cifra di circa 20.000 esemplari e hanno rappresentato per le chiese un investimento notevole pari a circa 400/500 mila euro del nostro tempo: questo è il costo di uno strumento costruito oggi nei pochi laboratori rimasti che si occupano naturalmente più che altro del loro restauro, spesso coadiuvato dalle sovrintendenze che lo considerano, a ragione, un bene culturale come un mobile antico sacro!

L'Antignani di S. Maurizio Maggiore

L’Antignani di S. Maurizio Maggiore

A Milano si possono ammirare organi di una certa importanza, in chiese di cui abbiamo spesso parlato durante le nostre passeggiate, come S. Maurizio al Monastero Maggiore, dove si conserva il celebre “Antegnati” del 1554, nella Chiesa di S. Antonio Abate dove si conserva un “Tornaghi”, all’Abbazia di Chiaravalle con l’antico organo dei monaci o il già citato Duomo con i suoi tre meravigliosi organi: l’organo maggiore, costruito nel 1937-’38 dalle ditte organarie Tamburini e Mascioni, a due consolle che rappresenta il più grande organo a canne italiano; l’organo corale, costruito nel 1984 sempre da Tamburini, a due tastiere e pedaliera e 17 registri, che si può suonare anche dalle consolle dell’organo maggiore; l’organo della cripta, costruito nel 1913 anche questo del Tamburini con due tastiere e pedaliera e 16 registri). Ma anche le chiese protestanti in città che hanno mantenuto viva la tradizione musicale nordica non sono da meno, come il “Tamburini” della Chiesa Luterana di via De Marchi, che si è reso protagonista  qualche anno fa dell’esecuzione dell’opera omnia di Johann Sebastian Bach, o il “Vegezzi Bossi” della Chiesa Valdese di Via Francesco Sforza. Il nome degli organi, naturalmente, derivano dalle famiglie di costruttori di organi, spesso le più famose. Insieme ai discendenti di Celestino Balbiani di Milano, sono ancora oggi impegnati nella costruzione di strumenti e nel restauro di questi strumenti ancora esistenti in altre chiese della nostra città. Noi di MaQ siamo andati per voi a visitare uno di questi laboratori, quello dei Vegezzi Bossi, attualmente impegnato nel restauro dell’organo, già citato, della Chiesa Valdese di Milano.

Il corpo principale della casa padronale con accanto il laboratorio

Il corpo principale della casa padronale con accanto il laboratorio di centallo (CN)

Ci siamo recati per questo a Centallo, in provincia di Cuneo, dove esiste una succursale del laboratorio principale di quello di Torino. Nonostante l’area geografica dell’opificio si trovi ben fuori dai confini della Lombardia, ve ne parliamo, poiché Vegezzi-Bossi è una famiglia di origine lombarda, anzi per la precisione ticinese, poi trasferitasi a Bergamo, e con la metà dell’Ottocento nell’allora capitale del Regno, Torino. Oltre ad incontrare l’ultimo discendente ancora in attività, abbiamo appreso che si tratta di un mestiere che necessità di maestranze altamente specializzate e che spesso come nel loro caso si tramanda di padre in figlio.

Scansia con canne all'interno del laboratorio Vegezzi-Bossi

Scansia con canne all’interno del laboratorio Vegezzi-Bossi

E’ inutile dire che non si tratta di un laboratorio musicale, di una normale officina o di una liuteria sui generis, ma ha specificità particolari come lo è d’altronde l’oggetto che realizzano. A metà tra una falegnameria che produce mobili su misura, i cui vani retrostanti sono grandi come certi monolocali delle grandi città, e una fonderia dove sono accatastati canne di ogni misura e foggia, ci ha dato l’impressione di essere in presenza di un luogo dove il tempo si è fermato, una bolla dove il suono maestoso dei loro strumenti risuona potente e lontano, giù giù fino a valle, fino a Torino, per giungere poi fino a noi, nella nostra Milano.

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  1. […] sarà suonato. A questo tema – cioè a questo e ad altri splendidi organi – aveva dedicato un articolo intero il nostro Erreerrearchitetto. Allora vi lascio dandovi appuntamento al Tempio valdese di Milano e a […]

  2. […] mutandis, mi ricorda la visita fatta tempo fa e raccontata da Erreerrearchitetto su MAQ presso l’azienda che produce organi, perché la complessità affascinante (ma non impossibile!) […]

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