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Matteo Bussola: le sue notti in bianco, i sui baci a colazione

Se mai dovessi diventare madre, il papà dei miei figli vorrei che fosse come Matteo Bussola. Vorrei che avesse quella sua dolcezza, quella sua ironia. Vorrei che, i miei bambini, avessero su di loro quello sguardo di padre. Anche lui, sì, un po’ bambino. Ma capace di regalare sicurezza, buoni consigli e giochi inventati. Per chi non lo conoscesse, Matteo Bussola è il disegnatore di Adam Wild. É marito di Paola, disegnatrice anche lei (pure più famosa), ed è papà di tre bambine.

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Matteo Bussola con il “suo” Adam Wild

É diventato famoso, su Facebook, per una lettera aperta al rapper Fedez. Con infinita dolcezza, chiedeva un autografo (e prometteva, in cambio, un disegno originale e autografato del suo personaggio preferito) per una delle sue figlie. Il suo post diventò virale e, ben presto, italiani di ogni età iniziarono a seguire sui social quel papà “chioccia” (come l’ha definito Nadia Terranova su 24 Il Magazine), che, quasi ogni giorno, racconta(va) le esilaranti e tenerissime conversazioni con le sue bambine. Oggi, Matteo Bussola, quei dialoghi li ha raccolti in un libro. Che si chiama “Notti in bianco, baci a colazione” e che è edito da Einaudi. Ci si trova, in questo libro, storie di vita quotidiana. Di pranzi disordinati, di chiacchierate in macchina. Diverte e commuove, la scrittura di Matteo Bussola. Come quei post che, su Facebook, fanno il boom di commenti e condivisioni.

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Il mio post preferito?

Abbiamo avuto una figlia che, quando si svegliava la notte, chiamava: “Papààà.”
Abbiamo avuto una figlia che, quando si svegliava la notte, chiamava: “Mammaaa.”
Adesso abbiamo una figlia che, quando si sveglia la notte, si alza da sola, attraversa il corridoio, apre la porta della nostra camera con un calcio che pare Tex quando entra in un saloon, la richiude talmente al volo che ogni volta pensi di essertelo solo immaginato, si avvicina al lettone in silenzio, si ferma ad ansimarti a un centimetro dalla faccia come un cane che annusa l’osso.
Poi si tuffa in mezzo fra me e Paola, di testa.
Tutto questo al buio.
Il resto della nottata viene passato nella “formazione H”: Paola che dorme in equilibrio sul bordo di sinistra del letto, io che dormo in bilico sullo spigolo di destra, Melania spiaggiata in mezzo a pancia su con le mani distese sopra la testa, perfettamente ortogonale a noi due.
Poi dice “ma dormi troppo poco”.
Non è che dormo troppo poco, è che vivo nel terrore.

Capito il tipo?

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Matteo Bussola con una delle sue tre figlie

Ecco, io penso che di papà come Matteo Bussola il mondo ne ha bisogno. Papà che non si limitino a impartire ordini, ma che siano un riferimento vero. Per figli di ogni età. Papà per cui il lavoro è importante, sì, ma la famiglia di più. Che quando tornano a casa dalle loro giornate in fabbrica o dietro una scrivania, abbiano voglia di giocare con i propri bambini, di divertirsi insieme a loro. Anche se gli costa un’immensa fatica, perché magari le gambe fanno male e la testa pure. Abbiamo bisogno di più Matteo Bussola, in un Paese in cui il congedo di paternità è ancora oggetto di discussione. Un disegno di legge prevede che, i neopapà, abbiano diritto a 15 giorni di congedo pagati all’80%, contro i 2 cui oggi hanno diritto i padri che, nel 2016, abbiano vissuto (o vivranno) una nascita, un affidamento o un’adozione. Per gli eventi avvenuti prima del 2016, solo uno è il giorno concesso. Uno, massimo due giorni. Se tutto va bene quindici. E pensare che, in Finlandia, vengono concessi 54 giorni e in Slovenia 90 (di cui 15 pagati al 100% e 75 al 70%)!

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Che sia tanto o un po’ meno, il tempo che un papà passa coi suoi figli è fondamentale. Perché la mamma è insostituibile, ma il papà – per i suoi bambini – è un supereroe che tutto può. Pensate che bello quando, da grandi, le bambine di Matteo Bussola leggeranno quelle conversazioni. Sarà come rivivere quell’amore di un giovane papà per le sue piccole figlie…

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