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Omaggio di Milano all’ultimo giullare: il fu Dario Fo

La scomparsa di Dario Fo ci ha colti tutti impreparati, abituati come eravamo, a vedere un colosso d’uomo immortale, magari più per la sua statura artistica che per quella fisica.

Ora al di là, delle sue prese di posizioni politiche passate e presenti (anche politiche), ha rappresentato uno di quelle figure che ha dato lustro (spesso in coppia con l’indimenticabile ex senatrice Franca Rame), alla nostra città, lui che milanese è stato solo d’adozione. Infatti ha spesso rigenerato visioni ed espressioni artistiche e angoli della città, penso ad esempio all’Accademia di Brera da lui frequentata agli esordi della sua formazione eclettica o al riuso della Palazzina Liberty come luogo di spettacoli di sperimentazione, durante gli anni di abbandono, prima del suo restauro con la restituzione alla cittadinanza. E il nostro intervento è su questo aspetto che si vuole soffermare, non tanto sulle sue imprese con cui è passato alla “ribalta”, portandolo fino al Nobel per la letteratura, grazie al suo indimenticabile quanto controverso Mistero Buffo.

Roma . Dario Fo - fotografo: benvegnù - guaitoli - lannutti (da Corriere.it)

Roma . Dario Fo – fotografo: benvegnù – guaitoli – lannutti (da Corriere.it)

Tanto “criticabile”che citandolo durante un esame di Letteratura Italiana all’Università, fui apostrofato per aver usato un commento non pertinente. Insomma era chiaro che si distingueva per essere anni luce lontano dall’ambito accademico, a cui peraltro non voleva appartenere. Naturalmente, come la più classica tradizione italiana insegna, dopo il Nobel fu definito geniale anche tra i “parrucconi” che affollavano certi Dipartimenti dell’Università Statale.

Ma torniamo a ciò che Fo ha rappresentato per la nostra città e alla sua impronta indelebile su alcuni luoghi, e voglio farlo col ricordo più “informale”, quello impresso sui muri, con l’arte effimera dei writers.

Il murale "Mamì" (foto Urbanfile.it)

Il murale “Mamì” (foto Urbanfile.it) dove compare anche Dario Fo

Il primo è un murale in cui il suo volto sorridente compare per celebrare la musica popolare milanese, insieme  ai volti di Nanni Svampa, Ornella Vanoni, Enzo Jannacci, Giorgio Strehler, Ivan Della Mea, e Giorgio Gaber. Era stato realizzato dagli street artist di Orticanoodles (Walter Contipelli e Alessandra Montanari) insieme ai ragazzi delle scuole, naturalmente con il nulla osta dell’amministrazione cittadina, su un alto rilevato ferroviario nei pressi dello scalo dell’Ortica, tra via San Faustino e via Rosso di San Secondo. Rappresentava un nobile esperimento per riempire di colore e senso le periferie urbane, coinvolgendo i giovani cittadini del quartiere.

Un secondo omaggio a Franca Rame, la compagna di sempre di Dario Fo, sta per ironia della sorte, lontano, in centro, su un muro di cinta di un edificio ecclesiastico. (Quanto di più lontano poteva dirsi distante dal suo anticoformismo militante!). Allora è proprio il caso di dire, come avevamo già scritto in passato, VIETATO SCRIVERE SUI MURI?

Così ci hanno detto fin da piccoli; e così ogni giorno le istituzioni esortano i ragazzi che si esprimono attraverso scritte, spesso incomprensibili, sulle cortine dei nostri palazzi. Ma l’operazione fa parte di un progetto artistico, finanziato e “benedetto” da una serie di istituzioni, e per di più, con l’autorizzazione dello stesso Comune di Milano, che vi vede un abbellimento di una piazza storica, nel centro di Milano. Non stiamo parlando in via teorica, ma di un interessante esperimento, MilanoWallArt.

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La zona interessata dagli interventi artistici. Vista dall’alto

La piazza in questione, in cui sorgono in realtà una serie di istituzioni, non ultimo l’Archivio Diocesano, il Monastero della Visitazione, (dietro l’alto muro che preserva la centenaria clausura), la Chiesa di S. Calimero con la sua canonica, ha subito lo stesso triste destino di molti dei Corpi Santi (come non ricordare l’infinito scavo di Piazza S. Ambrogio!) che punteggiavano il territorio milanese subito a ridosso delle antiche mura medioevali. Questo preambolo, che in realtà era solo lo spunto per raccontarvi la storia di questo angolo di città, serviva per dire che la Piazza Cardinal Ferrari, riemersa dalle ceneri dei lavori per i parcheggi sotterranei, sconvolta da anni di polemiche e con un arredo urbano, punteggiato da ben pochi fili d’erba (chi non ricorda la grande aiuola al centro, con gli alberi di ciliegio, che riempivano di rosa i marciapiedi lungo la strada!) ha acquistato solo un modesto ampliamento dell’isola pedonale. Il luogo, ormai accozzaglia di stili architettonici diversi, poco ha guadagnato, e poco sorriso ha regalato agli abitanti della zona: una grande distesa rivestita di pietra, fredda d’inverno e calda d’estate, circondata di alti muri tinteggiati di diversi colori, spesso lordati da scritte di writers di passaggio!

Franca Rame in versione pop sul muro del monastero di clausura (Foto Repubblica.it)

Franca Rame in versione pop sul muro del monastero di clausura (Foto Repubblica.it)

In piazza Cardinal Ferrari, sul lungo muro del monastero delle suore di clausura di nuovo gli Orticanoodies, hanno immortalato eminenti intellettuali che hanno reso grande Milano. Il tutto, in stile pop.

Insomma un esperimento del tutto riuscito, a dispetto di certe critiche levatesi dai più riottosi benpensanti di Porta Romana. Una bella prova per rivilitalizzare questa città ancora troppo sonnacchiosa, e inconsapevolmente impreparata ad ospitare il controcanto dina Milano “diversa”. E chissà se domani su quel muro potrà comparire la figura anche di Dario Fo!

 

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