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Aree verdi per cani: ma guarda che succede a Milano (e a Londra!)

Le aree verdi per cani a Milano stanno cambiando: il piacere di passare del tempo con i nostri amici a 4 zampe, pare che in città allarghi i suoi orizzonti. Innanzitutto nei giardini di quartiere di media grandezza, dove prima non ne esistevano, verranno realizzate tali aree, mentre in alcuni dei parchi di grandi dimensioni – come nel caso del Parco Lambro – verranno organizzati spazi più estesi e ben attrezzati. Addirittura con percorsi stile agility e relativi piccoli ostacoli da allenamento, per far muovere in libertà i propri cani. Leggevo sul Corriere.it tempo fa, che i progetti municipali prevedono in alcuni casi l’intervento attivo dei proprietari di cani, affinchè aiutino a segnalare eventuali problemi per migliorare il servizio.

Un'area verde recintata per cani (da il Corriere.it)

Un’area verde recintata per cani (da il Corriere.it)

Il motivo per cui le aree verdi così concepite siano state volute già da molto tempo da Comuni e cittadini è chiaro: le zone recintate e dedicate permettono di lasciare finalmente liberi gli animali di sgambettare e intrattenersi con i propri amici simili, senza guinzagli e museruole; libertà che si rispecchia in quella di chi vuole godersi parchi e giardini, passeggiando o prendendo il sole sul prato, in un’ottica di convivenza piacevole e non forzata. Ma è sempre tutto così semplice?

DIMMI COSA FAI NELL’AREA CANI E TI DIRO’ CHI SEI

Torniamo al concetto di libertà: come viene intesa dai proprietari dei cani? Grande amante di pelosi a quattro zampe ne parlavo con un esperto dog-sitter: non è una responsabilità canina, ma spesso i loro amici umani confondono questi spazi, giustamente utilizzati anche per bisogni corporali dagli animali, con luoghi in cui si è “liberi di non occuparsi di nulla”. Traduco: per molti, la raccolta delle deiezioni obbligatoria sul suolo cittadino, non la contemplano assolutamente in quelle aree recintate, tanto “qui i cani possono fare come vogliono”… Sbagliato. Non c’è luogo dove l’igiene e la responsabilità di raccolta da parte del proprietario sia più necessaria: altrimenti nessuno desidererà frequentare una latrina, un vero campo minato a cielo aperto!

schermata-2016-10-16-alle-17-13-28Ma come sono, visti sotto una lente d’ingrandimento questi “amici umani”? Il Corriere li ha classificati per benino. Quelli di cui ho parlato poco fa, sono stati definiti “distratti”, chiaramente in modo ironico: i più, quando il cane lascia il ricordino, si allontanano fingendosi al cellulare. Va detto che in queste aree verdi ad hoc, l’Uomo in generale fa branco con gli altri Umani. La cosa che fa sorridere è il modo in cui ci si chiama reciprocamente come nel caso di “la mamma di Trudy” e via dicendo. Si dice che i più educati siano chic tanto nella scelta del cane firmato, quanto in quella degli accessori, persino i sacchetti per la toilette.C’è poi il “padrone” verbosissimo, che attacca bottone a tutti, dispensando consigli e informazioni MAI volute: come rappresentava Walt Disney, i cani in tutto e per tutto assomigliano ai loro proprietari, e infatti in questo caso il cane di pertinenza è quasi sempre lagnoso e abbaiante.

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Frame dallo storico film d'animazione Disney "La Carica dei 101" dove si spiega che i cani e i proprietari s'assomigliano al 100%

Frame dallo storico film d’animazione Disney “La Carica dei 101″ dove si spiega che i cani e i proprietari s’assomigliano al 100%

I quattro zampe più “materiali” e appiccicosi sono il risultato di umani che nell’area recintata manifestano tutte le proprie paranoie, sempre pensando che il cane altrui possa costituire un pericolo perenne. Probabilmente stanno cercando di fare del loro amico con pelo un cane eco-vegano. E poi ci sono gli incontri: le signorine più attraenti sono un po’ come le loro cagnoline quando attraversano “quel periodo”: costantemente attorniate da una muta di maschi predatori.

schermata-2016-10-16-alle-17-37-11Ricordo poi un signore con un delizioso cucciolo di basset hound che mi aveva rivelato di non aver mai avvicinato tante ragazze come da quando aveva il suo cagnolino… ammettendo però che le attenzioni erano tutte riservate esclusivamente a lui!

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E SE FACCIAMO UN GEMELLAGGIO CON LONDRA?

A Londra ho una giovane amica davvero espertissima, che ha pure lanciato un blog che vi raccomando caldamente, delizioso già dal nome: “The Londog”. Il suo sito è ricco di informazioni e reportage belli e approfonditi. Le ho chiesto come sono le aree verdi per cani in terra d’Albione. A Londra i cani vivono assai meglio dei simili milanesi, perché in quasi tutti i parchi sono ammessi senza guinzaglio (e che parchi!). Anche qui però esistono le aree dedicate soprattutto per chi si sente più sicuro in una zona recintata: il parco a tutta libertà significa anche cane-che-scappa-e-rincorre-per-esempio-uno-scoiattolo. Mi viene spiegato che le aree non sono sempre organizzate al meglio come da noi, e tutto dipende dal singolo “borough”, in altre parole, una sorta di “borgo”, distretto urbano.

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Per il problema a cui accennavo più sopra, sono state create delle dog toilets, spazi con sabbia, in realtà poi utilizzati dai gatti e dove i proprietari assai raramente si prendono cura di quanto abbandonato dai loro cani. Di nuovo, toilette a cielo aperto. Argomento spinoso oltre che “hygienically scorrect”: pensate che sul tema deiezioni canine si parla di ben 81.000 reclami per la sola città di Londra. Mi auguro che a Milano il progetto varato dal Comune si concretizzi: io, ripeto, che adoro i cani, ricordo la prima volta in cui feci deambulare mia figlia al parco in autonomia, senza passeggino. Si precipitò traballante sul prato del giardino, vi infilò una manina e mi sventolò felice e orgogliosa qualcosina di colore marrone. Visto che me ne rammento (ridendo, devo dire) ancora oggi, mai la parola “ricordino” è stata meglio utilizzata!

 

N.B. un gentile ringraziamento ai cani (e relativi amici-umani) che ci hanno prestato le loro immagini! In ordine di apparizione: Psomì, Dolly, Nanù, Scarlett, Argo (quest’ultimo prim’attore di TheLondog)

 

 

 

 

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