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Il Teatro Lirico: una vecchia gloria scomparsa da più di 17 anni!

Non è passato molto tempo da quando abbiamo assistito alla nascita di quell’emporio di golosità nostrane, noto come Eataly, dalle ceneri del Teatro Smeraldo sulla Piazza XXV Aprile, proprio davanti alla Porta Garibaldi. Molti milanesi si sentono soddisfatti del cambio, ma noi siamo dell’avviso che la città ha perso un luogo dove si faceva cultura vera, dove le idee circolavano, lontano da logiche di profitto e malcelato consumismo gastronomico.

E’ anche vero che intanto la scorsa giunta ha promosso la riapertura del vecchio Teatro Girolamo, ma la promessa rinascita di uno dei teatri più antichi di Milano, quale è il Lirico, ha visto passare svariati governi cittadini, arresisi davanti a mille inciampi burocratici o all’esigenza di far quadrare le dissestate casse di un grande comune.

Ma forse non tutti i milanesi, o magari quelli di ”adozione”, non sanno di cosa stiamo parlando e allora eccoci qui a raccontare di un altro dei vecchi angoli della nostra bella città.

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Quello che fino a ieri era noto come Teatro Lirico, in Via Larga (proprio accanto al palazzo degli uffici comunali), nasceva nel 1778 per volontà degli arciduchi d’Austria, per sostituire il teatro di corte, distrutto in un incendio qualche anno prima. Per la sua costruzione venne assoldato l’architetto di corte, impegnato in altri progetti milanesi, tra cui l’altro storico teatro detto alla Scala. Il luogo scelto apparteneva al demanio ducale, alle spalle del Palazzo Reale, ma assai malandato e trascurato, separato dal malfamato quartiere del Bottonuto solo dalla strada Larga, già voluta dagli spagnoli, quasi a separare gli aqquartieramenti nobili dalle bassezze dell’umano viver plebeo.

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L’area era già stata occupata in passato dalle fortificazioni romane del primo castrum, che in quest’area piegava verso nord, girando attorno ad un torrione con funzione di cisterna. Successivamente lo stesso era servito da posterla verso l’area malsana dei pantani, creati dagli straripamenti del Seveso che qui scorreva in luogo dell’odierna Via Larga, e che si estendevano fino al laghetto (sia il toponimo dei pantani che quello del laghetto corrispondono oggi ad altrettanto famose vie cittadine). Lo stesso Piermarini durante gli scavi di fondazione della nuova impresa ritrovò i resti, sia del torrione con un diam. di 16 m. sia delle mura di spessore di 3 m.

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Nel 1779 si ha l’inaugurazione del Teatro della Cannobiana, così chiamato poiché sorto sull’isolato accanto alle Scuole Cannobiane (cioè fondate da Paolo da Cannobio nel XVI sec. ma chiuse ormai da un secolo). L’apertura vede in cartellone La Fiera in Venezia di Antonio Salieri. La struttura entra in funzione non solo come teatro, ma come luogo di divertimento: si cenava, si giocava d’azzardo e si organizzavano veglioni.

Per tutta la fine del secolo XVIII e soprattutto lungo tutto quello successivo qui vengono messe in scena drammi, tragedie, e opere di Carlo Porta e Tommaso Grossi, di Donizetti e di molti altri commediografi, anche della tradizione milanese.

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Intorno al 1836, l’arch. Canonica prima e il Tazzini poi inglobavano nel vasto organismo di Palazzo Reale l’isolato retrostante fino alla Via Larga, collegandolo così anche al Teatro della Canobbiana attraverso un passaggio aereo sulla Via Rastrelli.

Nel 1872 viene ceduta la proprietà dallo Stato al Comune, così come avviene anche per l’altro regio teatro, quello della Scala. Ma la struttura era in degrado e l’attività regolare del teatro era cessata dal 1874 ed era proseguita solo con spettacoli saltuari.

L’editore Edoardo Sonzogno nel 1893 acquista il vecchio teatro milanese che diventerà il “Grande Teatro Civico Internazionale”. Questi incarica l’arch. Sfondrini di rinnovarlo completamente all’interno, lasciando inalterati gli esterni (la facciata principale è ancora oggi quella piermariniana), ma sul retro viene demolito il cavalcavia che collegava il teatro con il Palazzo Reale.

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Nel 1894 si ha la nuova inaugurazione. In seguito saranno date importanti prime di Cilea (nel 1897 con l’opera Arlesiana e nel 1902 con l’opera Adriana Lecouvrer), Giordano (nel 1898 con l’opera Fedora), Leoncavallo, Massenet e Berlioz.

Nel 1904 si ha qui la prima rappresentazione della tragedia pastorale La figlia di Jorio di Gabriele d’Annunzio e il 15 febbraio 1910 si tiene qui una serata futurista. Palazzeschi declama le poesie Fontana malata e L’orologio. Con questa stagione, il teatro si connota sempre più come una realtà off ante-litteram: ad esempio si scatena un violento scontro dopo la lettura delle liriche di Paolo Buzzi scritte in onore del tenente generale Asinari di Bernezzo, che era stato messo a riposo per punizione dopo un suo violento discorso antiaustriaco. La rissa dentro e fuori il teatro non si verifica per motivi estetici, ma tra persone favorevoli o contrarie alle lotta per la liberazione di Trento e Trieste.

Il teatro come si presentava agli inizi del '900

Il teatro come si presentava agli inizi del ‘900

Dopo la Prima Guerra Mondiale, per qualche tempo, nel ridotto, si insediò la “Piccola Cannobiana”, sala destinata a spettacoli ed eventi d’eccezione. Ma cosa assai più inconsueta, nel 1920 si svolge qui la seconda Adunata Nazionale dei Fasci di Combattimento, con un importante discorso politico di Mussolini. A questo seguirà un altro comizio a fine Ventennio, Il 16 dicembre 1944, in cui pronuncia quella che sarà l’ultima esternazione pubblica nota come, Discorso della riscossa. Questi eventi segneranno come un marchio di fabbrica il teatro, che rimarrà per sempre legato agli ambienti di destra ed inviso alle giunte di sinistra che si susseguirono alla guida della città anche dopo il secondo dopo-guerra.

Nel 1932, l’arch. Faludi ne rinnova di nuovo la sala. Nel suo isolato viene ospitato il rinomato locale Bella Napoli.

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Ecco come si presentava il teatro dopo il violento incendio che lo divorò nel 1937

Di nuovo, nel 1937 un violento incendio lo devasta interamente, lasciando in piedi solo l’involucro esterno. Viene riaperto nel 1939, dopo il rifacimento degli arch. Cassi-Ramelli e Gerla, che conservano del vecchio teatro la sola facciata sulla Via Larga. Il mosaico dell’ingresso è del pittore Roberto Aloi. La sala si presenta talmente capiente e ben sistemata che nel 1943 può ospitare la stagione del Teatro alla Scala, andato distrutto per i gravi bombardamenti angloamericani che avevano colpito Milano.

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L’interno del teatro appena restaurato da Cassi Ramelli tra il 1938 e il’40

Nel dopoguerra, il teatro ritorna a svolgere il suo ruolo culturale. Nel 1960 il Comune lo concede al Piccolo Teatro di Strehler, per il quale funziona come “sala grande”. Si apre un’importante stagione di opere di Brecht, di balletto, di concerti di Giorgio Gaber, Mina, Vinicius De Moraes e di manifestazioni politiche, fino agli anni ‘90, quando una crisi finanziaria ne provoca la chiusura. Nel 2003 è stato dedicato allo stesso Giorgio Gaber.

Oggi è in cantiere un nuovo progetto di restauro per riportarlo in vita, ma i lavori procedono a rilento e il teatro milanese rimane in agonia.

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