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Ramen: a Milano un’onda… inarrestabile!

BUON ANNO A TUTTI! In questo mio primo post del 2017 voglio mettere un pò di “calore” gastronomico (con il ramen) e un pò di arte. Pochi giorni fa, sfruttando i giorni di vacanza lavorativa, ho deciso di realizzare uno dei sogni della vita: vedere da vicino la stampa originale dell’onda di Katsushika Hokusai (pittore e incisore giapponese), che tanto ho ammirato in gioventù e tutt’ora ammiro. Ne ha parlato diffusamente a novembre anche il nostro Errearchitetto proprio qui.Le sue opere sono esposte a Palazzo Reale fino al 29 di gennaio, insieme a quelle di Hiroshige e Utamaro, artisti altrettanto straordinari.

Hokusai-La-grande-onda-di-Kanagawa

Prima di recarmi alla Mostra ho pensato di inaugurare il mood giapponese con un pranzo caldo (vento e temperatura rigida è stata decisiva) a base di RAMEN. L’origine di questo piatto si deve alla cucina cinese, un’eccellenza nella preparazione di zuppe a base di noodles. In Giappone il ramen è arrivato tra la metà e la fine del 19° secolo dalla Cina. Oggi si è diffuso talmente tanto che viene considerato un piatto nazionale giapponese più che cinese.

img_9444Parliamo di mix di vari ingredienti a base di noodles di frumento o di riso e brodo, un piatto che unisce ingredienti di varie consistenze e sapori per dare un cibo semplice ma allo stesso tempo raffinato: vegetariano, di pesce, di carne. In ogni caso ho trovato una singolare somiglianza tra le volute dei noodles e quelle del dipinto… l’eleganza e l’armonia. Mai scelta fu più azzeccata. Il locale che abbiamo scelto è la Ramen House di Viale Montenero 62, centralissima, ma a Milano ci sono davvero molti locali dove gustare questa prelibatezza della quale personalmente potrei vivere ogni giorno. Il locale non è grandissimo ma organizzato, pulito e sobrio. Apparecchiatura basica ma funzionale. Il cameriere arriva, gentilissimo, a img_9447prendere le ordinazioni. Scegliamo un ramen di pesce con noodles di riso (dunque gluten-free) e uno piccante con maiale e noodles all’uovo. Nel menù abbiamo un’insalata e DIM SUM a scelta. Un tè al gelsomino è d’obbligo in questo caso per iniziare a scaldarci. Ecco arrivare il mio appetitosissimo piatto o meglio una ciotolona… ricco, ricchissimo, colorato. Mai mi sarei immaginata una quantità tale. E, particolare curioso, si gusta con bacchette e mestolo di legno. All’interno trovo gamberoni, calamari, polpa di granchio, alga nori, uovo al tè verde, porro, bambù, funghi, fette di naruto, un caratteristico cibo giapponese dal gusto delicato che si ottiene frullando insieme surimi e pesce azzurro, mais… una delizia. bisramenIl Ramen di maiale è altrettanto traboccante di ingredienti tra i quali: brodo hot chili, con maiale tritato, tou-fu, verdure, uovo al té verde. Il loro livello di poco piccante non è esattamente “poco” ma dopo un pò ci si abitua.
Dopo circa una decina di minuti facciamo spazio all’arrivo del classico cestello in bamboo, a due piani, contenente due tipologie di Dim Sum, trisgamberiuna specie di raviolo che differisce per ripieno e forma: quelli di carne sono a forma di mezzaluna, quelli di pesce sono simili a dei saccottini. Il Dim Sum, diversamente dal pensiero comune, non è solo il raviolo in se ma è un insieme di piatti leggeri da servire insieme al cinese. Ma qui si parla di Milano e tutto viene scomposto a nostro uso e piacere. L’intero menù sazia molto, soprattutto quello di carne ma non risulta pesante. Anzi… nell’attesa di poter entrare alla Mostra di Katsushika Hokusai abbiamo conservato quella piacevole sensazione di aver scoperto una nuova dimensione di comfort food etnico e moderno insieme… e come recita una frase sul menù… il buon cibo è il fondamento della felicità.

 

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