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Giardini della Guastalla: passato e futuro di un angolo di pace a Milano

In questo periodo, con l’avanzare dei cantieri della linea MM4, stiamo assistendo ad un forte depauperamento di alcuni giardini dell’abitato storico della nostra città.

Spesso le tratte degli scavi sono orientati verso questi luoghi proprio per la mancanza di infrastrutture sensibili e per azzerare i disagi al traffico. Ma mi spiace far notare che anche questa è una risorsa per una città che di verde di valore (e ripeto di valore, non di aiuole spartitraffico e di quattro “stecchini” sopra le piazze dei parcheggi sotterranei) non ne ha poi così tanto. E purtroppo il tracciato scelto per la nuova linea metropolitana, sta coinvolgendo, oltre che alcuni viali alberati con il loro patrimonio vegetale, il parco Solari, la Vetra e prossimamente lambirà anche il Giardino della Guastalla. Ma questo si sa, è lo scotto che dobbiamo pagare allo sviluppo e al progresso di cui la politica si serve a geometria variabile. Perchè le ultime amministrazioni comunali, in cerca di consensi una volta parteggiano per la riscoperta e la conservazione della vecchia anima di Milano (con lo scoperchiamento dei Navigli, ad es.) e nello stesso tempo e negli stessi luoghi, sposano le teorie liberistiche che vogliono una città sempre pronta al cambiamento e scattante verso la modernità.

Uno scorcio di Via Francesco Sforza e della Statale vista dalla Guastalla (foto di Stefano Trezzi)

Uno scorcio di Via Francesco Sforza e della Statale vista dalla Guastalla (foto di Stefano Trezzi)

Uno di questi luoghi della contraddizione sarà proprio Via Francesco Sforza, dove, per buona pace del primo partito, si affacciano emergenze storico-architettoniche non da poco, come la vecchia Ca’ Granda (oggi Università Statale degli Studi), la facciata dell’antica chiesa di S. Giovanni in Conca (collocata oggi come monumentale ingresso della Chiesa Valdese di Milano), alcuni vecchi padiglioni del Policlinico (oggi anch’esso invero parecchio depauperato di alcune sue vecchie strutture), i giardini della Biblioteca Sormani (già parte della più estesa proprietà Andreani-Sormani) e non ultimo l’antico Collegio della Guastalla (più conosciuto come la sede del Giudice di Pace) col suo annesso giardino pubblico omonimo.

Un particolare scorcio della Guastalla (foto di Claudia Ribaudo)

Un particolare scorcio della Guastalla (foto di Claudia Ribaudo)

E allora vediamo come Milano è arrivata a godere di un angolo verde incastonato ormai in una delle più trafficate arterie cittadine. Abbiamo già detto come il parco era in origine ben più articolato, come parte della proprietà di un collegio dedicato alle fanciulle nobili cadute in disgrazia, da preparare alla vita religiosa o al matrimonio, con tanto di dote. Tale istituzione dedicata alla protezione e all’educazione delle fanciulle, insieme a tante altre come le Stelline (per quelle indigenti) o il Collegio delle Fanciulle (per le nobili), fu fortemente voluto dalla contessa Ludovica Torelli, nel 1557.

Una delle sculture del giardino

Una delle sculture del giardino

Questa, figlia di Achille, conte della Guastalla, era una delle più facoltose donne della Pianura Padana in quanto proprietaria di immensi appezzamenti di terra lungo il Po, e quindi fertilissimi. Una volta divenuta vedova e avvicinatosi alla religione, fu costretta a liberarsi di molte delle sue proprietà. Solo la vendita della contea della Guastalla (oggi in provincia di Reggio Emilia) ai vicini Gonzaga nel 1539, le frutto una cifra enorme pari a oltre 22.000 scudi. Tali ricchezze, furono investite per alcune categorie deboli femminili come un ricovero per ex-prostitute e poi per un intero monastero, detto delle Angeliche, su Via S. Senatore, connesso alla più antica Chiesa di S. Eufemia e a quella barocca di S. Paolo Converso, sull’attuale Corso Italia.

Un'estratto di mappa della metà del sec. XIX con il Collegio della Guastalla riconoscibile per la peschiera al centro del giardino

Un’estratto di mappa della metà del sec. XIX con il Collegio della Guastalla riconoscibile per la peschiera al centro del giardino

Per ritornare al Collegio, ultima delle sue opere di beneficienza, voluto proprio sul luogo della sua dimora, si distinse sempre per il suo forte valore sociale tanto da sopravvivere alle confische, alle soppressioni delle potenze straniere che si succedettero in Lombardia, anzi spesso la sua sopravvivenza fu addirittura promossa per quasi 4 secoli, almeno fino al 1935. A questo punto l’ente, bisognoso di fondi, già dall’anno prima aveva tentato una spericolata speculazione immobiliare che prevedeva un’invasiva lottizzazione di tutta l’area, come avvenne per la più sfortunata e attigua area di Via Andreani, aperta proprio sui giardini del palazzo Sormani-Andreani. In soccorso, proprio per il forte valore simbolico che rivestiva per la città, si assiste così, all’intervento del Comune che mostra il suo interessamento all’acquisto: nel 1939, l’area viene incorporata dal demanio cittadino.

Vista dell'area dall'alto come è stata trasformata dal Comune di Milano

Vista dell’area dall’alto come è stata trasformata dal Comune di Milano

E il Collegio con tutte le sue fanciulle? Già dal 1935 si sposta nella Villa Pallavicini-Barbò sulla strada per Monza, in località San Fruttuoso. Qui sono trasportati anche gli arredi, la cappella e la salma di Ludovica Torelli della Guastalla, fondatrice del collegio. A questo punto la proprietà della Guastalla libera da cose e persone cambia destino: l’edificio originale, in parte distrutto dai bombardamenti della II Guerra Mondiale, viene fino a quel momento adibito ad Uffici municipali. Nel dopoguerra, viene dato al Tribunale, come sede degli Uffici del Giudice di Pace, che lo rimaneggia pesantemente.

Quanto al giardino (circa 12.000 mq) venne preso in custodia dai giardinieri municipali e aperto alla cittadinanza, dopo aver affidato all’ingegnere Gaetano Fassi la risistemazione botanica del verde, che era in origine organizzato all’italiana, cioè con aree regolari. L’intervento comportò la sostituzione del muro di cinta con una recinzione per offrire alla vista lo spazio prima nascosto e la decorazione con cespugli di bosso dell’area intorno alla peschiera, vero e proprio gioiello dell’area.

Una particolare vista della peschiera barocca

Una particolare vista della peschiera barocca (foto di Claudia Ribaudo)

Questa vasca barocca, con balaustre di pietra e ringhiera di ferro, formata da due terrazze in comunicazione tra loro attraverso quattro rampe di scale, aveva sostituito l’originario laghetto del più antico giardino. Lungo il perimetro si possono anche ammirare altre tre manufatti architettonici: un’edicola seicentesca contenente un gruppo in cotto e stucco raffigurante la “Maddalena assistita dagli angeli”, ricavata in una più antica torretta a guardia della posterla sul principiare della Via S. Barnaba; un tempietto neoclassico opera di Luigi Cagnola, verso l’ingresso agli uffici del Giudice di Pace; in ultimo, all’esterno della recinzione, una pregevole fontana, all’angolo di via della Commenda con via San Barnaba.

La vecchia catalpa (foto di fi_decorso da tripadvisor)

La vecchia catalpa (foto di fi_decorso da tripadvisor)

In ultimo vorrei segnalare una curiosità: a sinistra della peschiera un albero, una catalpa enorme dal tronco contorto, sta crescendo in equilibrio precario, tanto da dovere essere stato alleggerito di alcuni suoi rami e “retto” da due stampelle di ferro: ingegnose stranezze milanesi!

 

 

 

 

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