Intervista ad Alessandro Beloli, autore di WAYRA Il Colore del Vento

Ci sono i turisti, e ci sono i viaggiatori. Alessandro Beloli, milanese classe 1988, appartiene decisamente alla seconda categoria. L’abbiamo incontrato un sabato d’inverno, seduti tra le sculture del papà Marco. Col sorriso sulle labbra, e gli occhi di chi – partito ragazzo – è tornato uomo, Alessandro ci ha raccontato i suoi 8 mesi in Sud America. E di come, da quegli 8 mesi, sia nato un libro: Wayra – Il colore del vento.

«Il viaggio è un percorso interiore, prima che fisico: ti costringe a guardarti allo specchio, ad affrontare le tue paure, a superare te stesso. Ti pone di fronte alla realtà della vita, brutale o meravigliosa che sia», racconta Alessandro Beloli. «Prima di partire pensavo che avrei dimenticato il passato, superato i fallimenti, che sarei fuggito dalle mie paure. In realtà ho capito che con un viaggio in solitudine ti porti dietro tutto, e quel tutto ti tocca affrontarlo. Perché è solo così che puoi crescere».

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Alessandro Beloli a Cusco.

Quella con Alessandro Beloli è una chiacchierata piena di colori, di volti e di natura. Ci parla dei luoghi che ha visto, delle persone che ha conosciuto. Della vita che lì ha vissuto. Ci racconta di lui, completamente solo su di un colle roccioso, nel Parque Nacional Sajama. Con da un lato il sole che tramonta alle spalle dei vulcani, e dall’altro la luna che sorge dietro la vetta imbiancata più alta della Bolivia. “Un’esperienza mistica”, la definisce. E poi ci racconta del bacio con una ragazza israeliana, sdraiati su un’amaca sotto la veranda di una palafitta, tra le paludi di Rurrenabaque, uno dei posti più esotici e incontaminati della Terra, con Suzanne di Leonard Cohen in sottofondo e la consapevolezza che, quel momento, rimarrà per sempre nei loro cuori. Così come l’abbraccio che, Alessandro, ha scambiato con due amici conosciuti a La Paz, l’uno spagnolo e l’altro venezuelano. Un abbraccio mentre il sole sorge, e accarezza la valle dove si protende il sito sacro agli inca.

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Machu Picchu.

La foto del cuore, per Alessandro Beloli, è un autoscatto  fatto sul Lago Titicaca, poco prima del tramonto. I suoi ricordi, invece, parlano delle persone. Del grande spirito di adattamento dei popoli latinoamericani, della loro capacità di essere allegri e spensierati nonostante le condizioni di vita difficili. Dell’orgoglio e la fierezza nei confronti delle proprie basi culturali.

227, Copacabana - domanda 5

Autoscatto sul Lago Titicaca.

Ricordi che Alessandro ha deciso di imprimere per sempre tra le pagine di un libro. Per donarle agli altri, e un po’ anche a se stesso.

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La copertina del libro scritto da Alessandro Beloli.

Per seguire Alessandro Beloli: alessandro.beloli

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