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Fiorucci, l’innovatore milanese che parlava la lingua dei giovani

In questi giorni, come ci ha raccontato con passione e con dovizia di interessanti riflessioni Luca Brenga nel suo articolo di venerdì scorso, Milano ospita la mostra di Keith Haring. Ma quanti sanno che negli anni ’80 fu il cosiddetto “hippie della moda” Elio Fiorucci, a farlo conoscere ai milanesi, quando l’originale artista decorò con i suoi inimitabili graffiti il famosissimo negozio di piazza San Babila?

i graffiti firmati da Keith Haring per Fiorucci

i graffiti firmati da Keith Haring per Fiorucci

Visionario e innovatore, Fiorucci aveva del resto già introdotto in Italia la Pop Art in forza della sua amicizia con il grande Andy Warhol.

Andy Warhol lancia la rivista Interview da Fiorucci (da iodonna.it)

Andy Warhol lancia la rivista Interview da Fiorucci (da iodonna.it)

Certo lo spirito avanguardista e controcorrente di Fiorucci, ha permesso a questo grande “trend setter” di passare alla storia come un milanese illustre non solo per aver ideato e lanciato le idee più eccentriche in tema di stile, traghettando per esempio il modernissimo look della Londra di Carnaby Street o la filosofia della Beat Generation

La mitica, indimenticata, Carnaby Street a Londra

La mitica, indimenticata, Carnaby Street a Londra

… ma ha sempre e costantemente saputo allargare i suoi orizzonti creativi dando vita ad autentiche tendenze rivoluzionarie. Partendo dal negozio di pantofole del padre, seppe creare con lungimiranza punti vendita avveniristici, che proponevano anno dopo anno, decennio dopo decennio – proprio come oggi i “concept store” – mix di oggetti e idee davvero sbalorditivi, e in tempi non sospetti! Oggi si celebrano tanto gli “influencer”, gettonatissimi perché capaci di diffondere prodotti e brand da loro non creati, avvalendosi della rete e dei social media, mentre Elio Fiorucci, pur non avendo cavalcato l’era digitale, è stato in grado di far circolare un pensiero davvero fuori dagli schemi che da Milano arrivava ovunque e raggiungeva chiunque. Non è difficile pertanto definirlo un anticipatore dall’intuito unico, che osservava con cura i cambiamenti della società: ed ecco che arrivo al punto…

Il negozio di Piazza San Babila a Milano, come lo ricordiamo in molti (photo: nssmag.com)

Il negozio di Piazza San Babila a Milano, come lo ricordiamo in molti (photo: nssmag.com)

Una cara amica di Milanoalquadrato, che si occupa anche di moda per ragazzi, mi ha detto un giorno che avrebbe avuto piacere di scrivere un pezzo per il nostro blog, raccontando la sua personale esperienza (del resto, il blog dovrebbe proprio essere un diario on line): se fosse un film, direi che quanto descritto più sopra, grazie alle sue parole, diventa magicamente una ripresa “in soggettiva”. Cioè, osserviamo queste svolte nel mondo dello stile, attraverso gli occhi di una ragazzina di allora, quando queste emozionanti novità erano realmente state in grado di rispecchiare il mondo giovanile, in cerca di una personalità più in sintonia con la propria epoca e con le proprie aspettative. Cedo dunque la parola a Daniela Trazzi!

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“Vestivamo alla… Fiorucci!

Questo ricordo è nato osservando oggi i ragazzi in pre o post adolescenza… alle volte non è dato capire quando comincia e quando finisce, soprattutto nel momento in cui si è alle prese con l’acquisto di capi d’abbigliamento. Mi sono resa conto dell’importanza che abbia il “vestire” (oggi leggi outfit) e non solo per loro, in tutte le sue accezioni: comunicare se stessi, alimentare l’autostima, trovare i propri simili e farsi riconoscere. Il pesante silenzio dei genitori aggrava la difficoltà di scegliere perché nessuna parola potrebbe convincerli o influenzarli, devono sentire il “richiamo” e non sempre è così vicino …..

E il mio pensiero è andato a quando io ero adolescente, alle prime feste fra amici nelle cantine o nei garage dove la mia magrezza e gli orribili vestiti di velluto blu e passamaneria a fiorellini mi facevano sentire perlomeno inadeguata; insomma o qualche rotondità si decideva a spuntare sul mio corpo o dovevo trovare qualcos’altro da mostrare!

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Vintage Fiorucci Design

Parliamo della fine degli anni ‘60 o primi ‘70…. e anche a Milano l’offerta era limitata… ma ecco che arriva il mitico Fiorucci che ha rivoluzionato il modo di vestire, scoperto il total look, antesignano dei concept store. Meraviglioso! Galleria Passarella… per me è ancora lì a testimoniare il fatto che era in atto “il” cambiamento, il mio primo vestito taglia 36 provenienza Londra dove quella taglia era possibile per tutte le “Twiggy” del momento! Ecco che anch’ io finalmente avevo un’identità, non mi dovevo più vergognare della mia eccessiva magrezza! Era a quadrettini bianchi e rossi con una spilla di ciliegie appuntata sul collo a scialle ed era corto, anzi, cortissimo!!!!

Mi sentivo proprio carina e forse qualcuno mi avrebbe notata o forse avrebbe notato la mia spilla…  

Fiorucci ci avvicinava al grande cambiamento in atto in altri paesi così vicini ma per noi così lontani e ad un mondo nuovo per l’epoca. Non era solo un negozio ma un luogo di ritrovo dove ci si riconosceva e si comunicava, dove nulla era banale! Proponeva abbigliamento e design, oggetti e profumi scelti con cura per Milano ma provenienti da New York o Londra. Nostalgiaaaa!”

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