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Riaprire i Navigli, oggi!

Ci ritroviamo periodicamente a dover parlare del progetto per riaprire i Navigli. Stavolta la notizia, rimbalzata o pilotata sui giornali, è di quelle divertenti.Il Politecnico, che stava lavorando allo studio e alla stima di un’opera tanto faraonica, quanto avventurosa, ha decretato che si può fare! Non solo ha concluso anche affermando che si può procedere con metà della spesa che si era prevista in un primo tempo: da 400 a 200 mln di Euro! Mi sembra alquanto sbalorditivo, almeno che non si ha poi in animo di lasciare i soliti strascichi di debiti in capo alle municipalizzate (cioè a noi!). Al nostro caro sindaco Sala non è parso vero di poter saltare subito su una nuova macchina che possa produrre tanto onore, cariche e comitati d’affari (Expo docet!): Ma forse prima di mettere in campo tanti bei sogni di gloria, dovrebbe rispondere dei guasti creati dal cantiere della costruenda M4, ai comitati di cittadini che stanno assistendo ai disagi dell’ oltremodo lunga cantierizzazione. Soprattutto vorremo che rispondesse a una domanda semplicissima: Milano ne ha devvero bisogno per una crescita che avvantaggi tutti? In realtà i milanesi si sono già espressi sfavorevolmente, se non ve ne ricordaste, con un referendum di qualche anno fa.

La darsena oggi (foto Repubblica.it)

La darsena oggi (foto Repubblica.it)

Quanto al nostro parere: lo dichiariamo subito senza tanti preamboli, siamo contrari! E sapete perchè? Perchè non vorremmo che il risultato sia quello della vecchia cara Darsena, totalmente snaturata: non più visibile dalla strada, con i mattoncini stile Esselunga e sede di grandi baracconate, non ultimi i cartelli luminosi che ci invitano a comunicare il nostro disgusto con un solo noto gestore telefonico! Perchè poi si sa come vanno queste cose, anche per i navigli aperti e magari anche navigabili, le spese di manutenzione le pagheremmo con i cartelli pubblicitari lungo le sponde. Comunque, basta vedere i rendering approntati subito dopo la presentazione del progetto di fattibilità, per conoscerere quale sarà la triste realtà: Disneyland!

Ricostruzuone del naviglio scoperto sul tratto di Via Francesco Sforza (da urbanfile.com)

Ricostruzuone del naviglio scoperto sul tratto di Via Francesco Sforza (da urbanfile.org)

Milano merita davvero di più; e credo che questa generazione politica non sia pronta. Meglio lasciare tutto sommerso dal tappo di cemento armato che ci mise il regime fascista, e fare riscoprire certe meraviglie agli archeologi del terzo millennio, con buona pace di tutti! Vorremmo sicuramente, una Milano più affascinante che abbia voglia di tornare alle proprie origini e propensioni naturali. Ma tutti sappiamo che stiamo parlando di una realtà legata ad atmosfere e assetti non più esistenti, e direi, improponibili.

Una vecchia foto col Naviglio di S. Marco

Una vecchia foto col Naviglio di S. Marco

 

Anche la situazione attuale è ormai storicizzata, e lo stesso milanese è ormai “geneticamente” modificato. In primis porrei l’attenzione sui suoi comportamenti e sulle sue relazioni con l’uso dell’auto, per citarne solo uno. Il traffico automobilistico, sarebbe, gioco forza, in buona parte deviato sulla seconda cerchia e nella prima cerchia l’accesso ai carrai, delle case prospicienti, dovrebbe riguadagnare il piano o il mezzo piano perduto in occasione della copertura. Ma quello che sconcerta di più è come da 40 anni a questa parte si prefiguri l’intero sviluppo di una città (per non dire di un intero paese) sull’edilizia e sui lavori pubblici, con le mastodontiche opere che andrebbero messe in campo in questa specifica occasione: i tagli dei cementi armati, la rimozioni dei piani stradali e la messa in sicurezza di argini e balaustre. Ho il timore insomma che finito l’Expo, il solito comitato d’affari si stia riorganizzando per coagularsi intorno ad uno nuovo interesse forte e di lunga durata, fatto apparire come una vera necessità per il milanese nostalgico. Ricordiamo peraltro che sarebbe forse più urgente, in tema di investimenti, agire sulle misure per limitare le inondazione del Seveso e sulla gran parte dell’idrografia milanese strozzata da tombinature ormai fuori portata.

La conca di Viarenna in Conca del Naviglio. Com'è oggi.

La conca di Viarenna in Conca del Naviglio. Com’è oggi.

Questo per dire che non si è contrari tout court, perché le zone a basso traffico veicolare, come la zona di Via Conca del Naviglio (che pare essere tra le prime ad essere interessate dal cambio di carattere), andrebbero effettivamente valorizzate e rilanciate come tra gli angoli più caratteristici della città. Ma chi ci assicura che ciò che non verrà più coperto dal traffico veicolare non diverrà oggetto di dehors commerciali, con la relativa movida di cattivo gusto, come è successo in Darsena, anche con la realizzazione di quella specie di mercato coperto, in vero stile anni ’80 (del ‘900!). Allora davvero è meglio soprassedere!!

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La Martesana che dopo aver percorso tutta Via Melchiorre Gioia entra in S. Marco, dalla vecchia Conca dell’Incoronata. Foto ‘anni 50

Se andiamo ad analizzare com’era quella Milano, vi renderete voi stessi conto di quale effetto di straniamento e di quale salto di scala e di realtà stiamo parlando. L’idrografia della città moderna è completamente diversa da quella storica, poiché oggi riconosciamo come vie d’acqua esistenti solo quelle che scorrono a cielo aperto, in superficie, o in qualche modo ciò di cui si ha memoria. Stiamo naturalmente parlando dell’orditura primaria di questo sistema. C’è poi una rete capillare di canali, fiumiciattoli, rogge e canali che oggi sono stati fatti confluire in fogna o canalizzati in sotterraneo, perché non più utili. Come si fa a restituire queste realtà al vecchio regime? Non certo, come dice qualcuno e l’illustre studio del Politecnico, convogliando le acque chiare nel Naviglio pulito, e le acque nere in fogna, come si fa nei nostri condomini. E’ tutto molto più complicato di così, poiche dopo decenni di deregulation non esiste un catasto aggiornato delle acque che ci indichi veramente dove si dirigono le prime e dove vengono convogliate quelle per la depurazione.

Una mappa della Milano post-unitaria, che fotografa ancora una città sull'acqua.

Una mappa della Milano post-unitaria, che fotografa ancora una città sull’acqua.

E come se non bastasse, il discusso tracciato della M4, dovrebbe passare, sulla tratta della fossa interna Francesco Sforza-Santa Sofia-De Amicis proprio accanto o sotto il Naviglio, con una talpa meccanica che sicuramente qualche danno, alla cieca, andrà a procurarlo. E così ancora prima di riaprire i Navigli, ci costringerebbe già a restaurali o a coprire le magagne delle infrastrutture del sottosuolo (percolamenti, infiltrazioni, ecc..).

Forse non si è davvero pronti, per un salto di civiltà così “alto”, lontano da scopi meno nobili dettati dal profitto per pochi!

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