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Impediamo che lo Stato ceda il patrimonio culturale italiano al mercato internazionale

In questi giorni il Parlamento sta votando la “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”, che contiene un articolo molto pericoloso per la tutela del patrimonio culturale italiano, in particolare per quello del Novecento.

I beni culturali vengono equiparati dal nostro Parlamento a una qualunque merce introducendo una norma che porterà all’estero gran parte delle nostre opere d’arte (manoscritti e libri, opere, antichi strumenti scientifici, antiche suppellettili) a dubbio vantaggio del mercato italiano e a scapito del nostro Paese. Aiutateci a scongiurare questo saccheggio, un regalo di Stato a mercanti e affaristi cui nulla importa della nostra storia e del valore che tutto ciò rappresenta per noi italiani.

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Vi chiediamo di firmare numerosi l’appello lanciato da Italia Nostra e già sottoscritto da parecchi intellettuali italiani, al Presidente della Repubblica per chiedere lo stralcio dell’articolo 68 del Codice dei Beni Culturali, contenuto nella legge annuale per il mercato e la concorrenza, prossima a votazione. Si tratta di una norma che permette la svendita di parti importanti del patrimonio artistico della Nazione inserendo una finta semplificazione della circolazione internazionale dei beni culturali in un provvedimento pensato per taxi e altri settori commerciali. Si tratta, dopo l’omologazione delle pratiche professionali degli architetti a servizi, con il conseguente far west delle tariffe, che mortificano un mestiere vecchio migliaia di anni, dell’ennesimo schiaffo al buon senso, trattando ancora una volta il bene culturale come una merce.

Noi di Milano al Quadrato, attenti da sempre alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale, vogliamo stigmatizzare tale manovra come il malcelato tentativo di poter smantellare pezzo dopo pezzo il nostro Codice dei Beni Culturali, con cui è regolata la tutela e la promozione culturale e turistica di questo paese. Un tentativo che ricorda molto da vicino ciò che si tentò di fare già in passato, ma che l’allora ministro Urbani, del governo Berlusconi, arginò licenziando una legge quadro (il famoso Codice Urbani appunto), per la difesa del patrimonio culturale dalle varie cartolarizzazioni dei beni demaniali.

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Oggi in pericolo è il nostro patrimonio “minore”, cioè quello che nei documenti di alienazione, è dichiarato dal detentore (che non chiamerei proprietario poichè ogni bene culturale è dell’intero popolo italiano!), a sua discrezione, di valore pari o minore a 13.500 Euro. Questo sistema, facendo leva sui buchi e sulla carenza di personale delle Sovrintendenze genererebbe, un serie infinita di nulla osta indiscriminati per decorrenza dei termini (in un regime di silenzio-assenso); un po’ come quello che succede con la giustizia, dove le malefatte dei soliti furbi vanno sempre in prescrizione. Alla fine il paese si troverebbe depredato dei suoi piccoli gioielli, che sommati ne fanno un forziere di inestimabile valore, lasciando ad un osservatore poco attento, solo ciò che sta sotto gli occhi di tutti, o dentro i musei.

Il patrimonio culturale è di tutti e tutti siamo tenuti a difenderlo!

 

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