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Le radici lombarde attraverso la storia dell’arte

Abbiamo accennato nello scorso intervento come per vedere stabilizzati i confini lombardi, nel Medioevo, si debba attendere l’avvento del visconteo Ducato di Milano, le cui conquiste vanno esattamente a concretizzare le aspirazioni di quell’idea di Lombardia, di cui si era appunto parlato.

Ma già alla fine del XV sec., con gli appetiti, proiettati sulla penisola italiana, dei grandi imperi francesi e spagnoli, la Lombardia torna ad essere un’espressione geografica piuttosto vaga. E ancora una volta sarà il linguaggio artistico ad unirne caratteri e intenti. Bisogna innanzitutto dire che quella capacità narrativa delle arti figurative lombarde vengono, anche stilisticamente arricchite, dal fiorentino Leonardo da Vinci che con due lunghi periodi sul territorio milanese (il primo alla fine del XV sec. e l’altro tra il 1508 eil 1513 proprio al soldo del re di Francia), segna il suo operare con la creazione di una scuola. Ma chi emerge con prepotenza tra quei seguaci della maniera leonardesca? Ancora una volta un’artista dell’area dei laghi, che si muove liberamente tra l’attuale Canton Ticino e Milano. Già solo il nome parla chiaro sulla sua provenienza, certo Bernardino de Schapis, detto Luini.

Deposizione di B. Luini, 1516. Conservata nella cappella del Santissimo Sacramento nella Chiesa di S. Giorgio in Palazzo a Milano (foto di Robert Ribaudo)

Deposizione di B. Luini, 1516. Conservata nella cappella del Santissimo Sacramento nella Chiesa di S. Giorgio in Palazzo a Milano (foto di Robert Ribaudo)

Era nato infatti sulla sponda lombarda del lago Maggiore, a Dumenza, un piccolo borgo vicino Luino e aveva l’occasione di viaggiare parecchio al seguito di uno zio mercante di generi alimentari (più che altro castagne di cui la zona è ancora ricca), facendo la spola tra Milano e il luganese. Sarà non a caso, dopo il classico lungo periodo di apprendistato presso varie botteghe artistiche, l’area in cui opera la convincente forza evocativa del ricco linguaggio narrativo dell’artista cinquecentesco. Egli non solo lascerà grandi esempi della sua pittura ma una lunga schiera di epigoni che si faranno apprezzare come esponenti del Manierismo lombardo, ad iniziare dal figlio Aurelio Luini che insieme ai fratelli ereditarono le commissioni presso il Monastero Maggiore di Milano.

Affresco della Crocefissione di Bernardino Luini, 1529. Conservato nella chiesa di S. Maria degli Angeli a Lugano

Affresco della Crocefissione di Bernardino Luini, 1529. Conservato nella chiesa di S. Maria degli Angeli a Lugano

Intanto se la corona spagnola già dal XVI sec., mette forti radici sul territorio lombardo, in realtà chi tiene ben salda una certa idea di unità territoriale e di pensiero è l’Arcidiocesi di Milano, la più grande del mondo, in quel momento. Questa copre un territorio sterminato che può vantare al suo interno persino alcuni territori oggi cantoni svizzeri. Ed è qui, ancora una volta che fanno capolino i grandi innovatori della nuova corrente artistica del Barocco, ad iniziare dall’ingegnere, architetto e urbanista Domenico Fontana da Melide, nel Canton Ticino, e da un suo parente, quel Francesco Castelli, che nel XVII sec., proprio in onore dei coevi e santificati arcivescovi di Milano cominciò a farsi chiamare Borromini, una volta giunto a Roma, proprio per rimarcare le sue origini.

Chiesa di S. Agnese in Agone a Roma, in un incisione di G.B. Piranesi

Chiesa di S. Agnese in Agone, opera del Borromini a Roma, in un incisione di G.B. Piranesi

Egli infatti nacque dentro i confini della diocesi ambrosiana, in un piccolo paese, Bissone, (che già solo il nome richiama l’arme dei Visconti) sulle sponde del Lago di Lugano. Cresce in una famiglia di architetti e capomastri, ma già in giovane età viene mandato a perfezionare i suoi studi a Milano, presso una bottega di intagliatori lapicidi, impegnata anche presso la Fabbrica del Duomo. E’ inutile dire quanto importante sia stata per lui questa esperienza ma quanto possa anche essere stata stretta per uno spirito tanto creativo un apprendistato così lontano dalla Roma papale, vera terra dell’oro per i più talentuosi.

L'omaggio tributato dal nostro paese col taglio più grande delle monete di vecchio conio.

L’omaggio tributato dal nostro paese col taglio più grande delle monete di vecchio conio.

Intanto un altro genio ribelle, sempre lombardo, aveva fatto base a Roma, dopo tanto girovagare: Michelangelo Merisi da Caravaggio, ma milanese d’adozione come dimostrano ormai inconfutabilmente gli atti battesimali che lo vogliono residente nella parrocchia di S. Stefano in Brolo, non lontano dalla Fabbrica del Duomo, dove pare che il padre fosse impegnato come architetto. E se qui cresce, andando a bottega tra Milano, presso il Peterzano, e Venezia, allo stesso modo si rivela uno spirito indomabile, preceduto dalla sua fama di bandito e imbroglione. Ma fuori dalle regole si rivela anche nella sua pittura, che rompe i canoni classici anche tematici, spesso legati esclusivamente alle sacre scritture, introducendo soggetti cari anche all’arte nordica già intrisa di Protestantesimo: le nature morte, l’uso dei toni cupi con l’introduzione della luce solo in chiave scenografica per sottolineare l’importanza del soggetto, un’umanità fatta di popolani anche quando il momento dovrebbe essere solenne.

Vocazione di S. Matteo di Caravaggio

Vocazione di S. Matteo di Caravaggio, 1599-1600

Insomma, se questa non è la sede per una descrizione minuziosa della poetica caravaggesca, che lasciò non pochi epigoni, ad iniziare dai Gentileschi, mi preme dire che egli non si dimenticò di portare a Roma, la caratterizzazione narrativa e luministica dei suoi predecessori dell’arte lombarda, quali il Foppa, Bergognone o il Romanino, solo per citarne alcuni.

Abbiamo preso in considerazione delle correnti e delle figure esemplari nel panorama della Storia dell’Arte. Ma in realtà di altrettante vite e capolavori lombardi abbiamo accennato o omesso solo per mancanza di tempo e di opportunità. In realtà, si voleva solo dimostrare come al di là dei confini fluidi, Milano e la Lombardia, tout court (non escluso il Ticino e i Grigioni), abbia da sempre cercato un linguaggio espressivo, sempre in evoluzione e pronto alle trasformazioni, anche con l’ausilio delle nuove tendenze, per influenzare e pregnare di se buona parte della penisola italiana.

 

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