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Cassina de Pomm: dove il tempo delle mele non è proprio mai finito!

Quando la Martesana entrava a Milano, e non si interrava come avviene oggi all’altezza della fine di Via Melchiorre Gioia, rappresentava la prima sosta per chi usciva o entrava a Milano, anche perchè dotata di una famosa osteria, frequentata dai barcaioli, ma anche dai nobili.

Oggi al posto della stazione di posta, c’è un piccolo bar/trattoria, con un pergolato che d’estate è ingentilito da un folto glicine. Qui la città sembra proprio finita per lasciare spazio ad atmosfere d’altri tempi: l’acqua del naviglio che scorre pacifica a lato, un bel piazzale in pietra inibito alle macchine, tavolini ben disposti a sud per cogliere gli ultimi tepori dell’autunno.

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Subito a lato c’è il portone d’ingresso di quel grande complesso rurale, dalle antiche origine e che aveva ospitato successivamente anche una locanda che aveva visto il passaggio di uomini illustri, quali Giacomo Casanova, Carlo Porta o Stendhal, persino Napoleone e Garibaldi. Si spingevano fin qui per cercare quiete e refrigerio durante le afose giornate estive milanesi, una location talmente popolare da essere stata immortalata dalle stampe e nei dipinti del XVIII-XIX sec.

Ma la sua origine, come dicevamo, risulta essere assai più antica. Innanzitutto la Cascina dei Pomi prende il nome proprio dai frutteti che lo circondavano e risale alla fine del Quattrocento quando in prossimità di una conca del Naviglio Martesana, forse di Leonardo da Vinci, Lodovico il Moro aveva chiesto un suo contributo per un sistema di cascine per la coltivazione delle mele.

Nel Cinquecento venne aggiunta la villa padronale dei de Leyva, utilizzata per la villeggiatura della famiglia del governatore di Milano, insediatosi in città nel palazzo del banchiere Marino.

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Con la parabola discendente della nobile schiatta della più famosa Monaca di Monza, nel Settecento, la struttura venne adibita a vero e propria locanda con albergo: chi si recava da Milano a Monza era solito fermarsi e ristorare i cavalli o a rifocillarsi, dopo ore di navigazione sopra le chiatte o i barconi che trasportavano merci in città. Queste infatti ospitavano anche il trasporto delle persone, mentre «i più ricchi viaggiavano su barchetti presi “a posta”, una sorta di taxi a personale disposizione del cliente, assai più costoso della corriera…» . Il servizio di questi «barchetti da viaggio» era molto antico, risalendo probabilmente alle origini dei canali della Lombardia.

Con l’Ottocento, si intraprese anche il trasporto turistico, per svago e per escursioni giornaliere fuori porta, attraverso barche-corriere, dette “barchett de’ Vaver. Allora le banchine commerciali, lungo l’asta, si riempirono di gitanti, popolando luoghi come la come la Cassina de Pomm, nominati anche da Carlo Porta o da Stendhal.

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Già alla fine dello stesso XIX sec., tale trasporto, come quello mercantile, decadde, sotto la pressione dello scambio commerciale, attraverso la vicina linea ferrata prima, e su gomma poi. Le acque del canale furono utilizzate allora dalle numerose industrie lungo la Via Melchiorre Gioia, che ne captavano in grande quantità, ma che ne rimetteva altrettanta, notevolmente inquinata.

Ma la vecchia destinazione d’uso della Cassina de Pomm continuò a protrarsi fino alla metà del Novecento, quando alla Martesana venne inibito il deflusso fino al centro della città. A quei tempi da qui passavano persino i barconi che trasportavano la carta per le rotative del Corriere della Sera lungo la Via S. Marco!

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Atrofizzatosi il canale navigabile, proprio all’altezza della nostra Cassina, negli anni Settanta era diventata meta fissa di politici e personaggi dello spettacolo e spesso usata come location cinematografica. Qui sono state girate alcune scene di Benvenuti al Nord, Volere volare o Anna e i cinque…

Oggi nel retro del caffè si sviluppa un condominio privato, con accesso porticato, caratterizzato da una spaziosa corte, con al centro una macina in pietra, e dalla classica ringhiera milanese. L’edificio ha un andamento poligonale: il corpo trapezioidale è a due piani e sono presenti degli abbaini nel sottotetto. Il suo stato di conservazione e di resistenza alle modificazioni d’uso nel tempo resta notevolmente intatto, presentandosi come un corpo di fabbrica, dalle linee architettoniche tipiche delle costruzioni popolari lombarde del Settecento.

La corte interna oggi. Vista dai locali interni del bar-trattoria (foto di Robert Ribaudo)

La corte interna oggi. Vista dai locali interni del bar-trattoria (foto di Robert Ribaudo)

La cascina è ancora un luogo di sosta lungo la ciclabile di un bellissimo percorso che arriva da Trezzo sull’Adda lungo il naviglio Martesana. In fronte, sorge a scavalcare il corso d’acqua, il ponte detto di “Leonardo”, e che ricorda l’avvenimento, citato nei Promessi Sposi, dell’ingresso di Renzo a Milano. Proprio qui, infatti nei pressi di Greco, incontra la Martesana per poi addentrarsi all’interno della città, nel novembre del 1628.

 

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