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Tracce dei Longobardi a Milano: la sala e la casa solariata.

Mentre a Pavia si sta svolgendo in questi giorni un’appassionante mostra sulla civiltà longobarda, e potendo contare sul nostro territorio regionale di un ricchissimo sito Unesco dedicato al popolo venuto dal freddo, proprio nel cuore di Brescia, con al centro il magnifico complesso di S.Giulia (il monastero addirittura abitato da Ermengarda, la ripudiata moglie di Carlo Magno, di manzoniana memoria) ci siamo chiesti in varie occasioni cosa è rimasto a Milano di tale tribù barbarica, fortemente influenzata dai costumi latini.

E’ per questo che oggi vogliamo illustrare una tipologia costruttiva molto diffusa nei territori occupati dai Longobardi, che giunsero ad avere veri e propri avamposti fino in Sicilia, ma che si stabilirono permanentemente sulla penisola italica per più di due secoli, fino al Ducato di Benevento. Vogliamo quindi parlarvi di una particolare architettura presente anche nella nostra città, la Sala, il più delle volte scomparsa, ma che conserva ancora un buon esempio nel Palazzo della Ragione, in Piazza dei Mercanti, dove per secoli si è peraltro svolta la tipica fiera degli O bej O bej.

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Palazzo della Ragione a Milano

 

Ma allora vediamo insieme cosa era questa Sala.

Nasceva, soprattutto nei primi insediamenti del VI sec. e più facilmente nei sobborghi agricoli, come casa padronale, fattoria, spaccio. Ancora oggi ne rimane il ricordo in parecchi toponimi nelle campagne del Nord Italia. Nell’organizzazione rurale longobarda la Sala era anche il centro per la riscossione del tributo di un terzo del raccolto, la residenza dello sculdascio (italianizzazione del termine skuldhais frutto dell’unione dei vocaboli germanici Skuld, debito + haitan, chiamare, ossia colui che chiama, impone il debito). Insomma si trattava della sede di uno delle migliaia di funzionari governativi del nuovo regno preposti a fungere da collettore delle tasse. Il toponimo Sala è presente in varie località in tutta l’Italia: da Sala comacina, a Saluzzo in provincia di Cuneo, Piazza della Sala a Pistoia, Sala Consilina in provincia di Salerno, persino in una serie di località toscane: Sala in Val d’Elsa, Sala di Garfagnana, La Sala di Santa Luce nelle colline pisane, La Sala presso Pietrasanta, Sala Vecchia in Versilia, Saletta in val d’Era, ecc..

Estensione del regno longobardo

Mssima estensione del regno longobardo nell’VIII sec.

Si trova anche in Svezia nella cittadina di Sala e nella cittadina inglese di Sale, sobborgo di Manchester di 55.000 abitanti nella contea storica del Cheshire in un’area caratterizzata da stratificazioni romane, celtiche e anglosassoni.

A Milano la più importante era quella di Porta Orientale, che si trovava nel sedime dell’attuale Via Hoepli, che infatti era detta anticamente Contrada della Sala dei Longobardi. Era posta in posizione prossima a Piazza S. Fedele, proprio accanto alla chiesa omonima. Qui vi era infatti una “casa solariata”, edificio tipico della tradizione lombarda con solarium (da cui solaio) cioè con un portico a pian terreno, adibito a spazio per i commerci e per creare partiti e fazioni, sovrastato da un piano di stanze dove si svolgevano funzioni pubbliche, raggiungibili con una scala esterna, spesso a pioli, in legno e facilmente retraibile, in caso di sommosse. Insomma qualcosa di simile a quello che è oggi il nostro Palazzo della Ragione in Piazza Mercanti, o ad alcuni Broli delle città lombarde (Lodi, Monza ecc.).

Il broletto di Lodi

Il broletto di Lodi

Nella fattispecie, nel tempo, la Sala di Porta Orientale, cominciò ad evolversi, grazie anche la sua importanza all’interno di questo scacchiere cittadino (già sede della bassa nobiltà della Porta Orientale), tanto da cambiare materiali (è probabile che in principio almeno il piano superiore fosse in legno) e destinazione d’uso, fino ad ospitare un’antica chiesa di Milano, S. Maria in Solariolo o Solario, poichè sorta sul luogo o accanto a tale casa solariata. Nel 1147, il papa Eugenio III con una bolla, ne conferma il possesso ai monaci di S. Dionigi (un’altra chiesa scomparsa, all’interno di un grande monastero sull’angolo dei Bastioni di Porta Venezia). E’ proprio in questo periodo che questo luogo si lega ad una figura di spicco della storia milanese, certo Galdino della Sala, arcivescovo di Milano dal 1166 al 1176, durante il sacco del Barbarossa, che tanta morte e distruzione aveva portato in città. Essendo la città distrutta ed evacuata, viene consacrato a Roma per mano di Alessandro III e poi canonizzato per le sue opere portate alla cittadinanza sfollata e in povertà. Galdino accoglierà l’espressione onomastica “della Sala”, proprio per le sue origini, da ricercare proprio nella Sala Longobarda di Porta Orientale. Le spoglie di S. Galdino sono ancora oggi deposte in Duomo sotto l’altare della Madonna dell’Albero.

Antica stampa con l'aspetto di S. Fedele nel XVIII sec

Antica stampa con l’aspetto di S. Fedele nel XVIII sec

Ma nel 1567 per il luogo, a cui i milanesi erano legati dalle tante vicende storiche e dalla memoria dell’amato Galdino, avviene uno sconvolgimento epocale. Il sito, l’attuale piazza S. Fedele, viene assegnato ai Gesuiti, che insediandosi a Milano, hanno intenzione di crearci accanto anche il loro collegio e quartier generale. L’insediamento provoca un tal malcontento che si traduce presto nell’occupazione armata della chiesa e nel tentativo di omicidio di Benedetto Alemanni, un nobile benefattore della Compagnia. Ma il cambiamento dei tempi e l’ascesa del nuovo ordine è inesorabile. Prende piede il progetto di far sorgere sul luogo la loro chiesa e la Casa Professa, cioè la sede dei Gesuiti: dopo la seconda metà del Cinquecento, nel 1568 papa Pio V ne approva l’organizzazione. Una parte del terreno viene donata dal vicino Tommaso Marino. A Pellegrino Tibaldi viene affidato il progetto di una nuova e più grande fabbrica.

Un'altra vecchia veduta di Marc'Antonio Dal Re con il vicino Palazzo Marino (XVIII sec.)

Un’altra vecchia veduta di Marc’Antonio Dal Re con il vicino Palazzo Marino (XVIII sec.)

Di S. Maria in Solariolo e della più antica Sala longobarda non rimane che il ricordo e nemmeno il toponimo dopo l’apertura della nuova Via Hoepli nel 1934, frutto dell’ennesimo piano di sventramenti fascisti in città, per bonificare l’antico e tortuoso tessuto gotico del centro cittadino.

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