Vista aerea del comune di Campione (foto di MarkusMark)

Un comune fuori luogo: Campione, Lombardia, Italia!

Vi siete mai chiesti perchè esiste in Svizzera un’exclave italiana e come sia potuto accadere che nell’arco di secoli sia riuscita a rimanere indipendente, al di là del confine?

Me lo sono chiesto di recente, e mi sono documentato a riguardo, scoprendo una storia che ha dell’incredibile!

Vista dall'alto del comune di Campione (foto di MarkusMark)

Vista dall’alto del comune di Campione (foto di MarkusMark)

La questione nasce in una data che sprofonda nell’Alto Medioevo, quando il Regno longobardo era appena caduto a opera dei Franchi di Carlo Magno (774) che erano dilagati per l’intera pianura e sull’arco alpino. Tre anni dopo muore nella località di Campione, certo Totone, possidente locale, appartenente a una famiglia di stirpe longobarda. Nel testamento nomina erede universale dei suoi possedimenti, oggi in terra elvetica, la chiesa, ma non nella persona del vescovo di Como, come si potrebbe supporre, essendo quei luoghi facenti parte della diocesi comasca, ma il ben più lontano e potente Monastero di Sant’Ambrogio di Milano.

L'ingresso al complesso di S. Ambrogio a Milano

L’ingresso al complesso di S. Ambrogio a Milano

Questo atto sta alla base della storia di Campione, che si lega indissolubilmente ai destini della Diocesi Ambrosiana. Così se dal punto di vista del diritto privato la dominazione abbaziale si mantenne per circa nove secoli, dal punto di vista politico questa signoria venne a costituire un’isola giurisdizionale indipendente, riconosciuta anche dal Sacro Romano Impero, circondata dal territorio del ben più vasto Ducato di Milano, che, come abbiamo già visto in passato, si estendeva ben oltre l’attuale Canton Ticino.

L’espansione dei Visconti tra il XIII e il XV sec., in particolare si fissi l’attenzione sui possedimenti di Gian Galeazzo. (immagine Skiragrandimostre.it)

L’espansione dei Visconti tra il XIII e il XV sec., in particolare si fissi l’attenzione sui possedimenti di Gian Galeazzo. (immagine Skiragrandimostre.it)

Anche successivamente, dopo la caduta di Lodovico il Moro e l’invasione del Ducato da parte dei francesi di Luigi XII alla fine del XV sec., Campione riesce a mantenere la sua neutralità. Ma questo status, tenendo conto degli sconvolgimenti a cui è sottoposta la nostra penisola all’inizio del XVI sec., dura poco, al punto da interrompere il pacifico isolamento.

Infatti nel 1512, quando l’esercito svizzero scaccia quello francese dalla Lombardia ponendo sul trono milanese Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro, i Cantoni svizzeri del nord controllano de facto il ducato. Lo stesso destino seguono i baliaggi a nord dell’attuale Lombardia, che conquistati, formano l’attuale Canton Ticino. L’esercito svizzero in quel periodo è una formidabile macchina di distruzione di massa, le sue armate sono ambite da tutti i sovrani d’Europa, persino dal papa, che le inquadra come guardia personale.

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Nonostante le successive sconfitte degli svizzeri sul suolo italico, i territori lungo la strada che dal Passo del San Gottardo conducono alle porte di Como, rimarranno saldamente in mano alla Confederazione elvetica, anche dopo l’arrivo di Carlo V, Re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero.

Anche in questo frangente di apparente debolezza, lo status giuridico di Campione, quale feudo imperiale concesso agli abati ambrosiani, preserva il suo status, preservandolo dall’annessione svizzera, e ponendo così le premesse alla sua costituzione come exclave italiana in territorio elvetico.

Ma se da una parte i campionesi riescono a mantenere la loro libertà, gli obblighi nei confronti dell’abate milanese di S. Ambrogio, vengono sanciti da statuti molto rigidi che garantivano la nullità delle donazione in favore di terzi, soprattutto stranieri.

La controriformistica facciata del Santuario di S. Maria dei Ghirli a Campione

La controriformistica facciata del Santuario di S. Maria dei Ghirli a Campione

Tali norme non solo dovevano preservare l’integrità territoriale del feudo, ma dovevano mantenere Campione, soprattutto nel periodo controriformistico, in una sorta di isolamento da ciò che stava succedendo oltralpe, in primis il Protestantesimo. L’intoccabilità del feudo infatti viene garantito dalla patente imperiale per altri tre secoli, poiché viene infranta solo con le invasioni napoleoniche.

A questo punto la storia di Campione segue i destini dello stato italiano. L’ultimo scossone avviene solo con la Convenzione del 5 ottobre 1861 con la quale, veniva ceduto dal nuovo Regno d’Italia alla Svizzera, il territorio della Costa di San Martino e della Casaccia, situati sulla riva opposta del lago di Lugano.

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Lo stemma di Campione d’Italia, dove ai simboli legati a S. Ambrogio, campeggia in alto la chiocciola, simbolo dei magistri campionesi

L’ultima curiosità è costituita dalla denominazione che da “Campione Intelvi”, diviene nel 1933, in pieno regime fascista, «Campione d’Italia» e dal fatto di aver aggiunto, in tempi recenti, allo stemma del monastero ambrosiano, la chiocciola, che alluderebbe ai maestri campionesi che lasciarono per secoli il segno ovunque andassero, chiamati per la loro perizia come scalpellini e come mastri.

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One Trackback

  1. […] permanente. La sua peculiarità però, nel periodo in oggetto, stava nel fatto di essere di fatto spezzettata da una parte tra la giurisdizione spirituale della diocesi di Como e da quella dell’ar…, dall’altra, per quanto riguarda il dominio politico, tra il ducato visconteo-sforzesco e i […]

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