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Sabbioneta: una città ideale a forma di stella, per una gita fuori porta

Con l’apprestarsi della primavera, si fa più impellente il gusto di uscire dalla città, organizzarsi qualche bella gita fuori porta, magari in qualche bel borgo di Lombardia dove il tessuto storico lascia presto lo spazio alla campagna.

E’ questo il caso di una strana cittadella del mantovano, Sabbioneta, oggi insieme al capoluogo, patrimonio a marchio Unesco. Strana, perché frutto di uno sviluppo repentino, creatura di uno di quei principi illuminati del Rinascimento e cristallizatasi dentro le sue mura per circa quattro secoli.

La campagna circostante. oltre le mura di Sabbioneta (foto di Robert Ribaudo)

La campagna circostante. oltre le mura di Sabbioneta (foto di Robert Ribaudo)

Infatti in meno di cinquant’anni, dalla metà del XVI sec., il signore di Sabbioneta, certo Vespasiano Gonzaga, unico erede di un ramo cadetto dell’antica e più famosa signoria di Mantova, crea dal nulla quella che oggi viene definita una”città ideale”.
Prima del suo intervento, era solo un piccolo borgo agricolo su un altura di sabbie, creatasi sul paleoalveo del Po, così come ci rivela lo stesso nome di “Sabbioneta”.

Vespasiano, non appena ne diviene signore ne immagina una città di fondazione, frutto di un sogno privato del duca. Vuole realizzare in Sabbioneta una città utopica, idea peraltro ormai del tutto anacronistica nel tardo Rinascimento.
La tradizione vuole che il tracciato urbanistico sia stato interamente progettato da Vespasiano Gonzaga, frutto del grande interesse del duca per l’architettura, per la sua profonda passione e conoscenza degli autori antichi, e per il tema degli uomini illustri della classicità, di ispirazione per ornare le proprie stanze.

Uno degli ambienti del Palazzo Ducale, già dimora di Vespasiano Gonzaga e oggi Museo Civico

Uno degli ambienti del Palazzo Ducale, già dimora di Vespasiano Gonzaga e oggi Museo Civico (foto di Robert Ribaudo)

Ma questa tesi è difficile da credere a giudicare dalla serrata sequenza di campagne militari che impegnò Vespasiano tra il 1555 e il 1557, e poi ancora tra il 1568 e il 1578, durante i lunghi anni passati al servizio dell’imperatore Carlo V.
La prima fase della ricostruzione di Sabbioneta si svolse probabilmente in tempi abbastanza rapidi: negli anni, probabilmente, che Vespasiano passò in Italia tra il 1559 e il 1564, la fisionomia urbanistica, ispirata alle antiche città romane, doveva già essere ben delineata, anche se il solo edificio di rappresentanza avviato era il Palazzo Ducale, oggi sede del locale Museo civico.

La forma urbis di Sabbioneta su un gonfalone che illustra le meraviglie cittadine

La forma urbis di Sabbioneta su un gonfalone che illustra le meraviglie cittadine (foto di Robert Ribaudo)

E a buon punto era certamente anche il disegno a stella delle fortificazioni, tracciate a forma di poligono irregolare, quando nel 1562 Vespasiano emanò l’editto che imponeva a tutti i cittadini dello Stato di Sabbioneta l’obbligo di risiedere entro la cerchia delle mura e di svolgere in città tutti i propri commerci, i mercati, l’artigianato. Questo era ancora più valido per gli ebrei che qui erano non solo tollerati ma attratti per far prosperare le loro floride attività e la bella Sinagoga.

Nel 1578, dopo il definitivo ritorno in Italia di Vespasiano, cominciò per Sabbioneta la seconda fase edilizia, la più intensa: venne terminato il giro dei bastioni delle mura, e venne aperta la seconda porta, la Porta Imperiale, in direzione di Mantova; ripresero i lavori al Palazzo Ducale e, attorno al 1580, fu avviato il cantiere della nuova chiesa parrocchiale, intitolata a S. Maria Assunta.

L'affaccio sulla piazza principale della chiesa di S. Maria Assunta (foto di Robert Ribaudo)

L’affaccio sulla piazza principale della chiesa di S. Maria Assunta (foto di Robert Ribaudo)

Negli stessi anni, probabilmente, Vespasiano decise di costruire una piccola residenza, destinata al suo riposo e alle sue collezioni, il cosiddetto Palazzo del Giardino; e poco dopo, verso il 1583-84, volle anche una sua galleria privata, destinata a ospitare parte delle sue raccolte d’arte, la cosidetta Galleria degli Antichi.
Degli artisti che, a detta delle fonti, hanno lavorato per Vespasiano Gonzaga, ci è rimasto talvolta solo il nome. Tra tutti spicca il nome di Leone Leoni, artista che era stato assai caro al cugino di Vespasiano, Ferrante Gonzaga, al tempo in cui questi era governatore di Milano, tra il 1546 e il 1554.
A Leone Leoni Vespasiano commissionò, non sappiamo esattamente quando, la statua in bronzo che lo ritrae seduto, in vesti di condottiero vagamente classicheggianti, di cui oggi è conservato anche un calco in gesso nel Museo di Palazzo Ducale.

Il calco in gesso della statua bronzea che immortala Vespasiano nelle fogge del Marco Aurelio (foto di Robert Ribaudo)

Il calco in gesso della statua bronzea che immortala Vespasiano nelle fogge del Marco Aurelio (foto di Robert Ribaudo)

Ed in effetti la statua era originariamente collocata davanti al suo palazzo nel 1588, e spostata poi, per volere di Vespasiano, all’interno della chiesa dell’Incoronata dove, secondo le disposizioni testamentarie del duca, dopo la sua morte doveva essere costruito un monumento funebre in marmo.
La chiesa dell’Incoronata, costruita tra il 1586 e il 1588, era destinata a essere, infatti, nelle intenzioni di Vespasiano, la sua chiesa personale, e soprattutto il suo mausoleo privato: così si spiega forse la scelta del disegno ottagonale della pianta, ricca di citazioni dall’architettura lombarda del Rinascimento, e di richiami, non casuali, all’antichità classica.

Vista sul tiburio dell'Incoronata (foto di Robert Ribaudo)

Vista sul tiburio dell’Incoronata (foto di Robert Ribaudo)

Ma Sabbioneta è una città piccola e infinita di scorci con continue sorprese, specie negli interni di alcuni palazzi, dove si celano il Teatro commissionato al celebre architetto Vincenzo Scamozzi, chiamato direttamente dal Veneto per farsi riprodurre una “bomboniera” in puro stile palladiano.

Interno del teatro di Sabbioneta, un gioiello veneto in terra lombarda (foto di Robert Ribaudo)

Interno del teatro di Sabbioneta, un gioiello veneto in terra lombarda (foto di Robert Ribaudo)

Insomma, vi abbiamo descritto in pochi tratti una singolare meta, dalla storia unica, che ci invoglia a fermarci anche per fare uno spuntino in una delle tante locande delle sue tante frazioni in aperta campagna, dove si può godere di una serie di scorci movimentati anche da tutta una serie di corsi d’acqua e dal fiume Oglio che la divide dai borghi a sud della più fastosa città gonzaghesca.

Ponte di barche sul fiume Oglio ai confini comunali (foto di Robert Ribaudo)

Ponte di barche sul fiume Oglio ai confini comunali (foto di Robert Ribaudo)

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