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Il Villaggio Operaio di Crespi D’Adda

Oggi vi portiamo in un posto affascinante, dove il tempo sembra essersi davvero fermato, all’estremità della cosiddetta Isola Bergamansca, proprio dove il fiume Brembo si getta nelle turbinose e scure acque dell’Adda: il Villaggio Operaio di Crespi d’Adda.

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Veduta del Villaggio Operaio di Crespi d’Adda

IL VILLAGGIO

La fondazione del Villaggio,  avviene nel 1878, ad opera di Cristoforo Benigno Crespi, appartenente ad una famiglia di imprenditori tessili originari di Busto Arsizio, che decide di fondare il proprio stabilimento – non a caso – alla confluenza tra due fiumi, in un territorio perciò assai ricco d’acqua, fondamentale fonte di energia, necessaria per il funzionamento di un’attività industriale. Attorno alla sua fabbrica, Cristoforo decide di costruire il villaggio per i lavoratori, basandosi su un’idea imprenditoriale nata a nord delle Alpi (soprattutto Inghilterra, Germania, Francia), nuova per l’ Italia: far star bene gli operai, dotandoli di tutti i servizi necessari per la loro vita quotidiana.

La Chiesa del Villaggio Operaio

La Chiesa del Villaggio Operaio

I primi operai dello stabilimento, vengono fatti arrivare dal Crespi direttamente dalla sua città di origine (Busto Arsizio) e, per farli sentire da subito a casa, la chiesa che fa costruire per loro è  una copia perfetta del Santuario di Santa Maria di Piazza, che sorge proprio nel cuore di Busto. Per alloggiare i lavoratori, Cristoforo fa edificare dapprima tre palazzi, che mostrano, nell’utilizzo di cornici in cotto tra i piani o attorno alle finestre, il concetto fondamentale che intende imporre nell’insediamento: quella del bello.
Infatti, ciò che è utile, perché dovrebbe essere brutto?

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Una delle due alte ciminiere della fabbrica che dominano l’abitato

Il figlio di Benigno poi, Silvio Crespi, di ritorno dai sui viaggi all’estero, decide di proporre al padre l’idea abitativa che ha avuto modo di ammirare soprattutto in Inghilterra, quella non più di condomini, considerati non abbastanza comodi, bensì di case indipendenti monofamiliari, o al massimo bifamiliari. Le case che vengono quindi costruite sono a pianta quadrata, con giardino, e dotate di ampie finestre a est e a ovest, in modo tale da poter avere ambienti areati e sempre illuminati durante tutto l’arco della giornata. Dopo le tante ore trascorse in fabbrica, respirando polveri e fumi, gli operai devono infatti poter vivere in case ben arieggiate e luminose. Le facciate nord-sud delle abitazioni sono invece prive di aperture, e questo molto probabilmente per una ben precisa motivazione strategica: si tratta delle parti confinanti delle proprietà, e si vuole evitare, o per lo meno ridurre, i litigi tra famiglie.

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Se si riducono i conflitti, si lavora meglio e, soprattutto, vi saranno meno incidenti sul lavoro. Il Crespi è infatti estremamente attento all’aspetto della sicurezza sul lavoro: nel 1894, in occasione del congresso internazionale degli infortuni sul lavoro, presenta un importante studio proprio sui mezzi per prevenire gli infortuni e garantire la vita e la salute degli operai nell’industria del cotone in Italia. In merito all’aspetto prevenzione, anche l’edificio della scuola riveste una grande importanza: i bambini e i ragazzi devono saper leggere, anche per poter comprendere il significato dei cartelli affissi in fabbrica, così da ulteriormente ridurre, per questo, la frequenza degli incidenti.

L'ingresso della Fabbrica

L’ingresso della Fabbrica

Altro segno di attenzione, per alleviare la fatica delle donne che, finiti i propri turni, si sarebbero dovute recare altrimenti fino al fiume per lavare, è la costruzione di un lavatoio, con una peculiarità straordinaria per i tempi: l’acqua calda! Questo è reso possibile dal fatto che l’acqua arriva al lavatoio direttamente dalla fabbrica, appositamente filtrata. I Crespi dominano e vegliano poi sui loro lavoratori dal grande castello in stile moresco che si fanno costruire e nel quale sono soliti risiedere nel periodo dell’anno che va dalla primavera all’autunno. Per i restanti mesi spostano la loro residenza a Milano in via Borgonuovo, sede ufficiale dell’azienda di famiglia. Il palazzo, di cui perdono la proprietà negli anni ’30, a causa della crisi economica, non sarà poi più abitato. Divenuto una scuola pubblica negli anni ’70, è passato infine ad altra proprietà privata, e non è purtroppo più visitabile.

L'ingresso della fabbrica: si intravede l'orologio le cui lancette sono state bloccate nel momento in cui la fabbrica ha chiuso definitivamente i battenti.

L’ingresso della fabbrica: si intravede l’orologio le cui lancette sono state bloccate nel momento in cui la fabbrica ha chiuso definitivamente i battenti.

LA FABBRICA

La grande fabbrica, cuore pulsante dell’insediamento, comprende quasi fin dalla sua fondazione tutte e tre le fasi lavorative del tessile: la filatura, la tessitura e la tintura. La produzione è assai prospera fino a che, la terribile crisi finanziaria del ’29, si abbatte anche sull’attività tessile del villaggio. In quell’anno, i debiti contratti con la Banca Commerciale Italiana, portano la famiglia Crespi a perderne la proprietà.
La fabbrica però non chiude, e anzi, resterà attiva fino al 2003.
Come avvenuto per il resto del villaggio, anche la fabbrica è stata fondata con accorgimenti atti a rendere il luogo più bello, così che i lavoratori possano essere fieri di recarsi sul proprio posto di lavoro. Certamente la fatica non viene diminuita, ma è sempre psicologicamente positivo entrare in un luogo esteticamente piacevole, invece che in un posto brutto, che deprima l’operaio ancora prima di iniziare a lavorare. Il grande ingresso dello stabilimento è perciò curato nei particolari, contraddistinto dai famosi cancelli rossi, in ferro battuto, con diverse decorazioni, tra le quali spiccano caratteristici ottagoni. Gli edifici della fabbrica sono infine ingentiliti da cornici in cotto con ampie finestre esterne, caratterizzate spesso, ancora una volta, dalla forma ottagonale. L’ottagono è una figura che ritorna spesso. Perché? Probabilmente l’architetto modernista Ernesto Pirovano, a cui si affida il progetto del villaggio, si è voluto in questo modo richiamare alla Città Ideale (Sforzinda) del Filarete, che presenta appunto una pianta ottagona. Il messaggio è chiaro: il Villaggio di Crespi è la città ideale modellata sul lavoro.

Sforzinda

Pianta di Sforzinda: la città ideale del Filarete

PATRIMONIO UNESCO

Il Villaggio Operaio è una esempio tra i meglio conservati al mondo di archeologia industriale, tanto che, fin dal 1995, è stato inserito tra i beni Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Al contrario di quanto si possa pensare però, non si tratta di un insediamento oggi abbandonato: la fabbrica è sì stata chiusa, ma le case operaie sono attualmente abitate da privati, avendo mantenuto la propria struttura inalterata, esattamente come un tempo.
Una visita perciò che vi consigliamo davvero, all’incrocio tra due fiumi, dove il tempo si è fermato!

 

Crespi colori

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