Come si è sviluppata la Milano medioevale: il caso del quartiere dei Borromeo

Il sistema delle Cinque vie è sempre stato considerato il cuore popolare della Milano medioevale.

Quello più rappresentativo, come abbiamo già visto in passato, era quello gravitante intorno a Piazza Mercanti, con le sue sedi istituzionali, il mercato, le botteghe degli artigiani e i fondaci dei commercianti. Ma le Cinque Vie rappresentano la precisa sedimentazione di una città sviluppatasi sulle rovine della città romana prima e delle distruzioni del Barbarossa dopo.

Una vecchia foto in cui viene immortalato l'edificio d'angolo tra la Via S. Marta e Via S. Maria Podone (autore Gigi Bassani)

Una vecchia foto in cui viene immortalato il vecchio tessuto gotico e l’edificio d’angolo tra la Via S. Marta e Via S. Maria Podone (autore Gigi Bassani)

Infatti, se già in età romana questa zona, intorno al palazzo imperiale, è già abitata dal patriziato e dai maggiorenti della città, nel medioevo mantiene lo stessa capacità attrattiva, dato che qui si installano anche le famiglie della nuova nobiltà cittadina, soprattutto quelle legate ai Visconti in ascesa (oltre ai Borromei, i Melzi, i De Capitani, gli Stanga, i Castiglioni, i Radice Fossati, i Morigi, i Gorani, i Meravigli), che vi costruiscono, spesso sopra edifici più antichi, consapevolmente e inconsapevolmente, palazzi improntati alla semplicità, ma spesso ricchi di sapore. Un intero lotto di questo quadrante viene colonizzato dai Borromeo dalla fine del XIV sec. in poi, espandendo con l’aumentare della loro potenza e il loro prestigio l’estensione delle loro proprietà. E’ uno dei tanti casi di acquartieramenti medioevali ascrivibili a ricche famiglie nobili in ascesa.

L'acquartieramento dei Borromeo con nucleo nella piazza omonima

L’acquartieramento dei Borromeo con nucleo nella piazza omonima. In alto il palazzo avito, in basso la chiesa di famiglia

Il fulcro di questa “lottizzazione”, che si estendeva anche alla vicina Via S. Orsola fino a S.Maria Fulcorina, è proprio l’omonima Via Borromei, e il nascente slargo poi conosciuto come Piazza Borromeo con la chiesa di famiglia di S. Maria Podone. Questi luoghi prendono proprio il nome dalle presenti case appartenute sin dall’antichità alla famiglia nobile, a cui Gian Galeazzo Visconti accorda la cittadinanza (poichè di origine fiorentina), solo nel 1395, quindi non ancora al culmine del loro prestigio, che arriverà solo con il periodo Controriformistico, e con le figure di maggior spicco di Carlo e Federico, che impronteranno di sé anche la zona.

Pittura con uno scorcio della Piazza borromeo ai tempi delle V Giornate di Milano, autore Felice Donghi,

Pittura con uno scorcio della Piazza borromeo ai tempi delle V Giornate di Milano, autore Felice Donghi. a destra è riconoscibile S. Maria Podone.

Si sa comunque che nel 1400, è presente come esponente della famiglia, un banchiere, certo Borromeo dei Borromei, che libera il marchese del Monferrato da gravosi debiti in cambio della cessione di alcune terre al ducato di Milano e che nel 1406 certo Vitaliano Borromeo sposa Ambrosina Fagnani (questi era figlio di Margherita Borromeo e di Giacomino Vitaliani di Padova). Dopo l’adozione da parte dello zio Giovanni Borromeo, cambia il suo cognome da Vitaliani in Borromeo. Questi dopo aver aperto una sua ditta a Bruges, sotto Filippo Maria Visconti, dal 1418 al 1430 è Gran Tesoriere del ducato di Milano, oltre a rivestire incarichi di ambasciatore e negoziatore sulla scena europea. Nel 1435 apre una succursale della sua impresa a Londra e nel 1436 a Barcellona.

Veduta notturna del palazzo Borromeo immortalata dal fotografo Giulio Galimberti (da Lombardiabeniculturali)

Veduta notturna del palazzo Borromeo immortalata dal fotografo Giulio Galimberti (da Lombardiabeniculturali)

Il suo palazzo di Milano, una casa-forte tipica del gotico lombardo, sposa e si rinnova con una serie di note tipiche del primo Rinascimento. Fu infatti quasi interamente edificato nel XV sec. grazie all’intervento di Michelino da Besozzo e di Pisanello. Interessanti all’interno gli affreschi quattrocenteschi di pittori del tardo gotico lombardo, tra cui il Maestro dei Giochi Borromeo, che hanno per tema spaccati della vita aristocratica del tempo, con giochi di società, della palla, dei tarocchi.

Dame che giocano a carte, dagli affreschi di palazzo Borromeo

Dame che giocano a carte, dagli affreschi di palazzo Borromeo

Era talmente tenuto in conto, come edificio alla moda, che ospitò per conto di Filippo Maria Visconti, persino i reali aragonesi catturati durante la battaglia navale di Ponza, nel 1435.

Ancora oggi di proprietà dell’antica casata milanese, occupa quasi un intero isolato, articolandosi su 2 cortili, anche se pesantemente rimaneggiato a causa dei bombardamenti. Negli anni ’50, infatti l’arch. Liserani inizia la difficile ricostruzione. Si affaccia col prospetto principale sulla piazza, dove compare il bel portale sul quale campeggia ancora il dromedario araldico dei Borromeo.

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Nel 1439 lo stesso Vitaliano ottiene il feudo di Arona poi elevato a contea e poi allargato con l’acquisto delle terre di Lesa, del Vergante e Cannobio.

Questo è il periodo in cui la famiglia si impone in maniera più decisa sullo scacchiere politico ambrosiano e non a caso, è il tempo per i Borromeo per marcare, con una pressante opera edificatoria, la loro nuova scalata al potere. Il sito della nuova piazza Borromeo, viene organizzato e regolarizzato, proprio in questo periodo, tra il palazzo dei Borromeo e la chiesa di famiglia di S. Maria Podone, anche se uno slargo risultava già come parte del più antico tessuto abitativo romano.

La chiesa di S. Maria Podone sotto la pioggia in una vecchia fotografia

La chiesa di S. Maria Podone sotto la pioggia in una vecchia fotografia

Anche l’antica chiesa, fondata alla fine del IX sec., da un soldato dell’esercito franco, certo Verolfo, detto Podone (ecco l’origine della strana dedicazione!), figlio di Ercmario di Milano, riceve migliorie e nuove attenzioni. Infatti tra il 1440-45 viene commissionata la solariana cappella Borromeo, voluta da Vitaliano per la sepoltura dello zio, suo mentore, Giovanni Borromeo, che coincide, peraltro, con la ristrutturazione in forme gotiche della chiesa, coi lavori nell’antistante palazzo di famiglia e con l’apertura della piazza tra i due edifici.

Nel 1447, con la promulgazione della Repubblica Ambrosiana, i beni dei Visconti, duchi di Milano, vengono requisiti e venduti. Vitaliano, entrato nel governo repubblicano se ne avvantaggia, con un sostanziale arricchimento personale, come altri banchieri. Nel 1449, partecipa alla congiura pro Francesco Sforza, repressa dal governo della stessa Repubblica e individuato come uno dei sovversivi si salva rifugiandosi ad Arona, dove muore lo stesso anno.

La rocca_di Arona ronacome doveva presentarsi nel XV sec., dal plastico esistente all'isolabella, foto Nigra

La rocca_di Arona ronacome doveva presentarsi nel XV sec., dal plastico esistente all’isolabella, foto Nigra

Con la presa del potere nel 1450 di Francesco Sforza, i beni dei Borromei e le recenti acquisizioni sono confermate dal duca al figlio Filippo Borromeo.

Ma, nonostante la fortunata e ascendente stella degli Sforza, alla fine del XV sec., sia decisamente tramontata, la scaltra famiglia Borromeo sa che per conservare il suo impero finanziario e il suo conseguente potere ha bisogno di ben più potenti alleati.

Nel 1529 infatti Gilberto II Borromeo si unisce in matrimonio con Margherita Medici, sorella del Medeghino e del futuro papa Pio IV. Dalla loro unione nascerà Carlo Borromeo. Sarà l’inizio di una nuova fase di ascesa della casata, che assumerà addirittura un nuovo e più rinomato stemma.

Il nuovo stemma con la scritta humilitas, riprodtto sul frontone della chiesa di famiglia di S. Maria Podone in Piazza Borromeo

Il nuovo stemma con la scritta humilitas, riprodtto sul frontone della chiesa di famiglia di S. Maria Podone in Piazza Borromeo

Inoltre, Il fratello di Gilberto, Giulio Cesare convolando a nozze con Margherita Trivulzio da’ alla luce Federico Borromeo. Sarà lui, divenuto arcivescovo, a riacquistare dalla Corona di Spagna, nel 1623, il feudo di Angera, già perso dai Borromeo per confisca e a terminare le opere che donano l’aspetto attuale alla piazza. Infatti nel 1625 incarica l’architetto Mangone di costruire la nuova facciata della chiesa e promuove la realizzazione di una statua in onore del defunto cugino, divenuto San Carlo Borromeo. Questa, realizzata dal Bussola già nel 1624, e posta nel vecchio Cordusio, come crocetta devozionale, solo alla fine del XVIII sec. con le soppressioni austriache finisce proprio davanti al sagrato della chiesa di famiglia.

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