Carlo Carrà a Palazzo Reale

Fino al 3 febbraio 2019, il pubblico milanese potrà ammirare a Palazzo Reale una straordinaria mostra dedicata a Carlo Carrà, uno dei più grandi maestri del Novecento, vero protagonista dell’arte italiana e europea. La sua produzione artistica, sviluppatasi nell’arco di decenni, è una tessitura i cui fili sono un intreccio di correnti, esperimenti, influenze, in continua evoluzione e cambiamento, sull’onda di un’esigenza artistica che ne è l’unica guida. Nessun recinto o definizione può “imprigionare” Carrà, che nel 1922 programmaticamente dichiara:

“[…] questa data segna la mia ferma decisione di non accompagnarmi più ad altri, di essere soltanto me stesso”.

Scopriamo insieme questo libero genio dell’arte e il suo legame fondamentale con Milano!

Carlo Carra giovane

CARLO CARRÀ:  UNA BIOGRAFIA ARTISTICA CON AL CENTRO MILANO

Carlo Carrà nasce nel 1881 in un piccolo paese della provincia di Alessandria, Quargnento, da una famiglia che versa in ristrettezze economiche. Fin da giovane mostra un grande talento per la pittura e, una volta giunto a Milano, fin dal 1895, si iscrive alla scuola serale di Brera e trascorre le sue domeniche in lunghe visite tra le sale della Pinacoteca braidense e della Galleria d’Arte Moderna (allora presso il Castello Sforzesco).

Strumenti Carrà Ridotto

 

Nel 1900 si reca a Parigi, dove sviluppa una grande ammirazione per i romantici, e quindi per i “pittori nuovi”: Cézanne, Pissarro, Sisley, Monet, Gaugin. Rientrato a Milano, frequenta con regolarità la Scuola superiore d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco, e quindi entra a far parte dell’Accademia di Brera.

Futuristi. Da sinistra: Luigi Russolo, Carlo Carrà, Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Gino Severini

Da sinistra: Luigi Russolo, Carlo Carrà, Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Gino Severini

Tra gli anni 1909-1915 vive la clamorosa esperienza futurista: nel 1909, in via Senato, fa la conoscenza, insieme a Boccioni e a Russolo, di Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del movimento, che costituisce di fatto la prima avanguardia italiana del ‘900.

Casa Marinetti

Lapide in Corso Venezia a Milano (angolo con Via Senato), che commemora la fondazine (nel 1905) della rivista “Poesia”, da parte di Filippo Tommaso Marinetti. Da qui prende le mosse il movimento Futurista.

Carrà si colloca al centro di questa rivoluzione: è infatti uno dei firmatari del manifesto del Futurismo (1911) e partecipa attivamente alla prima importantissima mostra a Parigi ad esso dedicata.
Egli però non si ferma e la sua esigenza artistica lo porta, dopo qualche anno (per la precisione nel 1916), a distaccarsi dal Futurismo, rottura che si realizza fattivamente subito dopo la conoscenza di de Chirico e Savinio, con il conseguente sviluppo dei primi sguardi metafisici.

"La Musa Metafisica", 1977. Olio su tela, 90x66 cm

“La Musa Metafisica”, 1977. Olio su tela, 90×66 cm

È ancora Milano però, con le conversazioni che intrattiene in due piccole stanze in via del Vivaio 16 con filosofi e appassionati d’arte, che egli volge la sua attenzione e la sua analisi a Giotto e ai quattrocentisti toscani, con l’intento di produrre una nuova pittura, solenne e austera, ove possa trovare spazio la radice della tradizione. Nel 1941 gli viene assegnata per “chiara fama”, la cattedra di pittura dell’Accademia di Brera. La morte lo coglie il 13 aprile 1966 e viene sepolto presso il Cimitero Monumentale di Milano.

Strada di Casa

“La strada di casa”, 1900. Tracce di matita, inchiostro, acquerello e tempera su cartone (25,5×35,5).

LA MOSTRA

Questa è la terza mostra che Milano dedica al grande artista, dopo quella del 1962 sotto la direzione di Roberto Longhi (con Carrà ancora in vita), e quella del 1987. Tutte sono state realizzate nella cornice di Palazzo Reale. L’attuale esposizione costituisce però, con le sue 130 opere, concesse in prestito dalle più grandi collezioni italiane e internazionali, la più ampia rassegna antologica sul pittore, offrendone una visione completa, a partire dal dipinto della strada di casa (1900), di chiara impronta divisionista, fino alla natura morta con bottiglia e chicchera, che è la sua ultima opera, terminata pochi giorni prima di morire, ritrovata ancora sul cavalletto.

Bottiglia e chicchera carrà

Natura morta con bottiglia e chicchera, 1966. Olio su tela, 40×50 cm

L’esposizione ricostruisce tutto l’intreccio di conoscenze, esperimenti, viaggi fisici e artistici che l’irrequieto Carrà ha compiuto nell’arco della sua lunga vita. In troppi hanno cercato di definirlo: un tentativo inutile, impossibile, se non dannoso. Queste le parole del Direttore di Palazzo Reale, Domenico Piraina:

“L’insistita esercitazione rivolta ad individuare il ‘vero’ Carrà ha portato guasti che questa mostra ha voluto riparare”

"Figura femminile sdraiata", 1935. Carboncino su carta da spolvero incollata su tela, 1525x1265 mm

“Figura femminile sdraiata”, 1935. Carboncino su carta da spolvero incollata su tela, 1525×1265 mm

Questa è certamente una mostra che lascia soddisfatti: se ne esce dopo aver compiuto una viaggio straordinario tra decine di opere che nella loro diversità, sembrano quasi essere di autori diversi, ed invece no, si tratta sempre di lui, Carlo Carrà, mai uguale, sempre in mutamento, in ricerca, fino alla fine.

"I Romantici", 1916. Olio su tela, 150x162 cm.

“I Romantici”, 1916. Olio su tela, 150×162 cm.

Un evento tra i più importanti del panorama culturale milanese di questo autunno – inverno, da non perdere, su un gigante dell’arte che ha fatto della propria esigenza l’unico filo conduttore. Lo stesso Carrà, in occasione di alcune considerazioni fatte in occasioni della mostra del 1962, riferendosi a sé stesso e al suo creare dichiara:

“[…] l’autore, deve aver realizzato, con mezzi che gli sono propri, delle esigenze plastiche e umane integrali. Se poi le mie parole a qualcuno sembrassero un poco singolari, dirò che non mi sono affatto proposto di fare il singolare. Di singolare, è pieno il mondo”.

Orari Mostra: lunedì, 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica, 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima).

 

 

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