I platani e la promessa dell’inverno

Onnipresenti, solidi, imperturbabili, i platani sono i pilastri di molte città e Milano non fa eccezione. Un esempio: il platano di Napoleone, considerato l’albero più vecchio della nostra metropoli.

Grazie al vigore ricavato dall’essere una specie ibrida che ha preso il meglio dalle due di origine, dal Settecento a oggi il platano ha colonizzato le città europee, incurante dell’aria appestata della Londra vittoriana come di quella inquinata degli odierni centri urbani.

Un platano carico di frutti in piazzale Brescia

Cresce imponente, imperterrito, straripante di foglie simili a quelle dell’acero, che determinano il nome scientifico Platanus x acerifolia. Hanno cinque punte e la pagina vellutata (tomentosa, direbbero i botanici), mentre i piccoli fiori sferici, rosso fuoco se femminili gialli se maschili, sono difficili da scorgere se non si ha un balcone affacciato sui piani alti dell’albero.

Quello che rende il platano particolarmente riconoscibile è però la corteccia, che con l’andare degli anni si desquama lasciando cadere al suolo grandi placche coriacee multicolore, cariche di polverosa sporcizia che viene così allontanata dal tronco.

Esemplare che sta perdendo le placche

E non vi è stagione migliore dell’inverno per apprezzarla, perché nell’aria frizzante e la luce opalescente del giorno spicca questa scorza marezzata, una sorta di commesso ligneo che arriva a sfaldarsi completamente e a esibire una superficie eburnea, levigata come il marmo. L’albero spoglio acquista la grazia di un gigante candido che allunga nel cielo i rami carichi di decine di frutti simili a pon-pon. Onnipresente, solido, imperturbabile e… inconfondibile.

Il platano è l’albero degli ampi viali da parata delle città delle grandi monarchie. Milano però non ha un passato di questo genere e quindi era lungo altri viali che dovevo cercarli. Così, in una domenica di sole, ho preso la bicicletta e pedalato lungo l’intero perimetro della circonvallazione esterna, da viale Murillo verso piazza Napoli, e poi sui viali … Liguria … Umbria, … Abruzzi, … Marche ecc. (non li cito tutti, ma quella è stata la direzione e sappiate che il giro è stato completo). Ho avuto la conferma che i platani profilano i due lati della corsia centrale quasi senza soluzione di continuità. Si tratta di esemplari di discreta altezza, piantati quasi sicuramente dopo la loro decimazione a fini combustibili durante la guerra.

Platani e architetture, rispettivamente davanti a un palazzo d’epoca in piazzale Libia, nei pressi della Palazzina Liberty, sui prati di City Life in vista delle residenze Libeskind e nella piazzetta di Affori, con il monumento ai Caduti

È stato bello scoprire come si integrano con le architetture di molti palazzi e anche avere l’occasione di individuare alcune peculiarità botaniche invernali, rare in città, di cui mi riprometto di scrivere prima che la stagione finisca. Arrivata in piazzale Maciachini, mi sono spinta un po’ all’esterno, verso Affori. È lì infatti che, all’angolo tra via Astesani e viale Affori, si trova quello che nell’immaginario urbano è considerato l’albero più vecchio di Milano, il famoso (si fa per dire) platano di Napoleone. Difficile dire se risalga veramente agli anni dell’imperatore e se sia il solo sopravvissuto dell’epoca, ma imponente è di certo. Anche se, nell’adiacente parco di Villa Litta vi sono esemplari che lasciano realmente senza parole.

Platani imponenti a Villa Litta

Il platano di Napoleone

Passiamo infine alla promessa. Per me ogni stagione ha una sua dimensione spirituale ed emozionale legata ai cicli vitali della natura, in particolare del regno vegetale. L’inverno, periodo di riposo vegetativo e profonda quiete dei cuori arborei, cela il segreto di una promessa di vita. Sono le migliaia di gemme fogliari e fiorali già presenti sui rami della maggior parte degli alberi. È una vera e propria gestazione, un lungo attimo in cui si trattiene il fiato prima della festa dei colori.

E a breve, quando meno ce lo aspettiamo, potremo goderci l’esplosione gialla di una forsythia che annuncia la primavera al suo compagno platano ancora silente, sotto gli occhi della luna.

Il platano e la forsythia

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