Una testimonianza LGBT dalla Bielorussia: inquietanti similitudini

Poco tempo fa ho avuto il piacere di partecipare all’incontro svoltosi presso la libreria Antigone di Milano, durante il quale l’attivista bielorusso Andrei Zavalei ha dato la sua testimonianza sulla situazione delle persone LGBT nel suo paese. Ho sentito dentro di me il dovere di contribuire, nel mio piccolo, a diffondere le parole di Andrei. Questo per due ragioni. La prima è per ricordare che i diritti acquisiti non si devono mai dare per scontati. La seconda è che vi sono alcune risposte (che sono poi non risposte) da parte della politica, che rendono Italia e Bielorussia inquietantemente simili.

L'attivista LGBT bielorusso Andrei Zavalei

L’attivista LGBT bielorusso Andrei Zavalei

ANDREI ZAVALEI

La Bielorussia, come molti paesi dell’ex blocco sovietico, non è certo un paese facile dove vivere, se si è gay. Si tratta infatti di uno stato dove si è tentato di introdurre leggi omofobe simili a quelle varate in Russia e dove il governo – come ricorda anche Amnesty International – continua a rifiutarsi di accettare il mandato del Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani. Ed è proprio in questo paese che Andrei è nato e nel quale ha dovuto vivere una vita costantemente sottoposta a discriminazione. Fin da bambino ha subito pressioni di ogni tipo, con lo scopo preciso di distruggerne l’identità fin nel profondo. Negli anni è stata costruita attorno a lui una vera e propria gabbia fatta di minacce e di paura, a tal punto da fargli costantemente temere di essere catturato, violentato, abusato, ucciso. In una situazione come questa, la sua parola d’ordine per poter sopravviere è sempre stata: rimanere nascosto. Nel 2013 però Andrei ha sentito l’esigenza di dare una svolta alla propria vita, ribellandosi a questo stato di cose. La gabbia doveva essere finalmente distrutta. Nasce così l’attivista Andrei Zavalei.

Andrei Zavalei

MIKHAIL PISHEVSKI

Nel maggio 2014 avviene un terribile fatto di cronaca che spinge Andrei ad essere ancora più determinato nella sua lotta per sensibilizzare la società in cui vive. Mikhail (Misha) Pishevski viene brutalmente aggredito nel corso di un attacco di chiara matrice omofobica all’ingresso di un locale gay. L’agonia di Misha sarà lunga mesi. Sottoposto a intervento alla testa, l’uomo è rimasto in coma per un mese intero e quindi paralizzato in stato di coscienza minima per tutti gli altri che lo hanno condotto alla morte, sopraggiunta infine il 27 ottobre 2015. Il Killer di Misha, nonostante la violenza brutale e le testimonianze raccolte, sufficienti a individuare il movente, in modo inequivocabile, nell’odio omofobico, è stato condannato a soli 2 anni e 8 mesi di detenzione, per essere poi scarcerato dopo soli 11 mesi. Nessuna aggravante per il crimine commesso. Infatti in Bielorussia non esiste alcuna legge contro l’omofobia. Questo perché – racconta Andrei – la posizione del governo è la seguente: la costituzione del paese garantisce piena uguaglianza a tutti i cittadini. Perché mai dovrebbe quindi servire una legge ad hoc?

L’ITALIA COME LA BIELORUSSIA

Questa risposta ipocrita del governo bielorusso, non ricorda forse la posizione altrettanto ipocrita della nostra politica? La “giustificazione” è sempre la stessa. È con queste stesse parole che è stato sempre insabbiato qualsiasi tentativo di far approvare una legge contro omo e transfobia. Il disegno di legge che prevederebbe l’estensione della legge Mancino-Reale al movente d’odio basato sulla discriminazione in base all’identità di genere e all’orientamento sessuale, è infatti ferma al Senato da diversi anni. È stata approvata alla Camera il 19 settembre 2013 e trasmessa al Senato quattro giorni dopo. Da quel momento non è stata mai calendarizzata e, nonostante gli emendamenti proposti, non è mai stata discussa. Qualora questa estensione fosse approvata, verrebbero introdotte pene e sanzioni per coloro che: «spingono a commettere o commettano violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi fondati sull’omofobia o transfobia». Tutto fermo. Al contrario, come molti di noi ricordano, solo pochissimo tempo fa, l’assai discutibile ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, aveva proposto l’abrogazione totale della stessa legge Mancino-Reale.


Le violenze in Italia intanto si susseguono. Il 2018 è stato un’anno terribile, come riporta questo articolo di gay.it. Il 2019, d’altro canto, non sembra essere iniziato meglio, il che è quesi inevitabile, visto il contesto politico che non fa che alimentare odio su odio su tutto ciò, o chi, viene considerato diverso. Una “pericolosa diversità”, costruita a tavolino, che viene utilizzata come capro espiatorio al fine di distogliere l’attenzione dall’incapacità a governare.

LA BATTAGLIA DI ANDREI

Il video musicale realizzato da Shuma, presenta la storia di una donna 
transgender e il suo stretto legame con la madre. La trama è basata su una storia reale; quella di Valeria Shenderadi Minsk. Con questo video Дело Пи  (Delopi) vuole sostenere le persone che subiscono lapiaga dello stigma e del bullismo, per il solo fatto di essere sé stesse. La storia di Valeria ha ha ispirato il lancio del #superparents flash mob.

In Bielorussia non è possibile costituire un’associazione LGBT. Ciononostante, Andei e altri uomini e donne con lui, lottano ogni giorno per combattere gli stereotipi tanto radicati nel loro paese. I modi sono i più vari: da quelli più “coraggiosi”, che utilizzano in primis le armi dell’ironia della provocazione, a quelli più “morbidi”, con eventi e manifestazioni che si incrociano con il calendario degli eventi e delle festività nazionali. Una vera “chiamata alle armi” sulla necessità di unirsi e di combattere odio e intolleranza, è per esempio la campagna Дело Пи (Delopi) che punta proprio sulla sensibilizzazione, grazie agli spunti e alle idee di tutti. Una campagna pubblica in memoria, non a caso, di Misha Pischevsky, dalla cui tragedia è stato tratto il logo della campagna stessa, che rappresenta un corpo disteso a terra. Andrei ci tiene a sottolineare che la Bielorussia è la sua casa e che non ha alcuna intenzione di andarsene. Nonostante i rischi.

UN INCONTRO IMPORTANTE

Lo dicevo all’inizio. Questo incontro è stato importante. Quanti, anche nel mondo LGBT, soprattutto tra i più giovani, danno per scontati i diritti faticosamente conquistati negli ultimi anni? I diritti, al contrario, vanno sempre difesi. Non per nulla personaggi inquietanti della nostra politica, sull’onda del populismo, non fanno che puntare il dito, nei loro proclami, contro la “lobby gay” o contro l’inesistente “mostro del gender”. Ma quale lobby? Se ve ne fosse davvero una, non avremmo dovuto attendere così tanti anni per il riconoscimento di diritti minimi (vedi la legge Cirinnà), per di più “zoppi”. Un incontro importante perché fa comprendere bene a quale livello si ponga questo nostro paese: una politica che da Roma parla allo stesso modo di quella di Minsk. Un vuoto di legge che contemporaneamente, non solo punisce in modo inadeguato le violenze perpetrate per motivi d’odio legati all’orientamento sessuale e di genere, ma che anzi, arma le mani di ignoranti e fanatici. Per questo ringrazio Andrei. Per il suo coraggio e per la sua forza e per essere, con le sue parole, un nuovo incitamento per una lotta reale, anche in Italia, perché una legge contro l’omotrasfobia venga finalmente varata. Il dolore, la sofferenza, la vita e la morte di un uomo, hanno lo stesso valore. Sempre.

Grazie Andrei

Tutte le fotografie di Andrei sono di: 34mag.net

 

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