Ingres, il Neoclassicismo e Milano capitale

Una grande mostra a Palazzo Reale, dedicata al francese Jean-Auguste Dominique Ingres. Percepito come erede di Raffaello e precursore di Picasso, è considerato un’icona assoluta del Neoclassicismo. Vi presentiamo la mostra e proviamo a rispondere ad alcune domande.
Chi è Ingres? Il Neoclassicismo è semplicemente qualcosa di “già visto”? Milano capitale? Non è tutto poi così scontato…

Immagine del dipinto di Ingres Ingres, Napoleone sul trono imperiale, olio su tela

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Napoleone sul trono imperiale, 1806, Olio su tela 260 x 163 cm

Un indipendente, un competitivo e…con un pizzico di feticismo

Ingres nasce in Francia a Montauban nel 1780. Abile nel disegno fin da giovanissimo, Jean-Auguste entra a soli 17 anni nel prestigioso atelier di Jacques-Louis David a Parigi. È giovane, e ha l’occasione di apprendere direttamente da colui che è unanimemente considerato il maggiore esponente di quella corrente allora moderna, che verrà poi chiamata Neoclassicismo. Il carattere indipendente del giovane però, si manifesta molto presto. Dotato di un “talento avaro, crudele, collerico, sofferente”  per riprendere il successivo giudizio che di lui darà Charles Beaudelaire – Ingres ricerca fin da subito un proprio stile.
Quello con il maestro è destinato ad essere piuttosto un confronto-scontro. Nulla di più drammaticamente naturale nei rapporti padre-figlio, anche se si tratta di “parentela artistica”.

Immagine del dipinto olio su tela di Ingres Nudo maschile detto Patroclo

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Nudo maschile detto Patroclo, 1780, Olio su tela 121,5 x 170,5 cm.

In seguito Ingres si reca in Italia, soggiornando per due lunghi periodi a Roma. La prima volta dal 1806 al 1820, come studente e vincitore del secondo premio del Prix de Rome all’Accademia di Villa Medici. La seconda dal 1834 al 1841, in qualità di direttore dello stesso istituto. Fatale è l’incontro e l’innamoramento nei confronti dell’arte di Raffaello. L’urbinate diventa un altro suo riferimento fondamentale, quasi un’ossessione, fino al feticismo. Basti pensare che in occasione della traslazione delle spoglie di Raffaello al Pantheon, Ingres chiederà al papa qualche frammento di osso del pittore italiano da conservare in un reliquiario oggi  a Montauban.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, copia di autoritratto di Raffaello, circa 1820-1824, Olio su tela 43 x 34 cm

Neoclassicismo “roba vecchia”. E se fosse pregiudizio?

Quando mi è capitato di parlare di Neoclassicismo, a volte le reazioni sono state (purtroppo) anche queste: “Che noia!”, “Roba vecchia!”, “Ma basta!”. Al di là dei gusti personali di ciascuno, va detto che in queste risposte vi è anche un’eredità fatta di giudizio / pregiudizio, che arriva a noi fin da lontano.  Dalla metà dell’Ottocento infatti, ad opera soprattutto dei Romantici, ciò che definiamo come “Neoclassicismo”, è stato oggetto di vero e proprio discredito, che lo ha inquadrato tout court come una ripresa ripetitiva e deformata dell’ideale umanistico. Null’altro che una sterile smania per l’antico.  Tradotto: una ripresa – e pure distorta –  di “roba vecchia”. È solo nella seconda metà del XX secolo che tutto questo disprezzo, nutrito e trasmesso per decenni, comincia a venire meno, fino ad un vero e proprio revival nel decennio 1980-1990.

Immagine del dipinto olio su tela di Ingres intitolato Grande odalisca (versione in chiaroscuro)

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Grande odalisca (versione in chiaroscuro), 1830 circa, Olio su tela 83,20 x 109,20 cm.

L’arte di Ingres

Per Ingres, al contrario, il riferimento al classico non è mai banale ripetizione. Tale richiamo è vissuto invece in piena libertà, con spregiudicatezza e senza costrizioni. Il fine verso il quale egli tende con ostinazione è la forma perfetta, per raggiungere il quale, il pittore attinge a diverse fonti di ispirazione: la scultura greca, l’arte ellenistica, quella bizantina, piuttosto che all’amato Raffaello o i manieristi. Ispirazioni differenti che Ingres sa fondere in uno stile unico e personale. Per l’artista strumento principe nella ricerca della forma è il disegno, fatto di linee sinuose di contorno, entro cui viene steso il colore, in modo uniforme. A proposito della gamma dei colori, questa viene limitata con l’esclusione di alcune tonalità calde, quali quella del rosso, dell’arancione o del marrone.

Immagine del dipinto olio su tela di Ingres: Torso d’uomo, 1799

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Torso d’uomo, 1799, Olio su tela 99 x 80 cm

La mostra

La mostra a Palazzo Reale è la prima in Italia dedicata ad Ingres e presenta oltre 150 opere, di cui più di 60 tra dipinti e disegni del grande maestro francese, riuniti grazie a prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni di tutto il mondo: il Metropolitan Museum of Art di New York, il Columbus Museum of Art dell’Ohio, il Victorian Albert Museum, il Louvre, il Musée d’Orsay e molti altri. L’esposizione si sviluppa dallo straordinario incontro tra le diverse tendenze che compongono la modernità europea nella stagione del Neoclassicismo, di cui David, Canova e appunto Ingres, sono stati punti di riferimento. Si restituisce nel contempo una visione della vita artistica degli anni a cavallo del 1800 con una particolare attenzione a Milano che, nella riorganizzazione politica e artistica di quel periodo, ha avuto un ruolo fondamentale.

Dipinto olio su tela di Ingres: Il sogno di Ossian, 1813

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Il sogno di Ossian, 1813, Olio su tela, 348 x 275 cm

Milano “capitale”

26 maggio 1805: Napoleone viene incoronato Re d’Italia in Duomo a Milano. 2 Dicembre 1805: gli austriaci vengono sconfitti ad Austerlitz. Eugène de Beauharnais diventa viceré di un Regno, quello d’Italia, che conta al suo apice ben 24 dipartimenti. Milano, dopo Parigi, diventa la la seconda capitale dell’Europa napoleonica,con nuovi edifici, accessi monumentali e nuove strade, che Stendhal definisce più pulite di quelle della stessa capitale francese. Per Milano si tratta di un periodo di fioritura delle arti che ha lasciato un’impronta indelebile. Il progetto di un intervento di primaria importanza, poi non portato a termine, è quello della sistemazione urbanistica di Foro Bonaparte, su progetto di Antonio Antolini (1754-1842). Il castello avrebbe dovuto assumere un aspetto classicheggiante conferitogli da un rivestimento di marmi e colonne, circondato da quattordici edifici di utilità civile e pubblica, uniti da un colonnato. Il progetto risulta da subito essere troppo costoso e non viene messo in atto, tuttavia è rimasta l’intuizione di fare del castello il punto di convergenza delle vie principali di collegamento tra città e campagna. Milano però, secondo le intenzioni napoleoniche, deve assumere, a tutti i costi, l’aspetto di una città degna del suo nuovo rango e, sempre per la zona del castello, viene adottato il progetto del ticinese Luigi Canonica (1762-1884), che elabora un piano comprendente una piazza d’armi, ampi giardini, viali alberati, e l’Arena (edificata nel 1805). Nel 1806 viene quindi realizzata l’impresa decorativa più importante per la Milano neoclassica: l’Arco della Pace, inaugurato nel 1833. Questi sono solo alcuni dei principali interventi di questa florida età.

Dipinto olio su tela di Jean-Auguste-Dominique Ingres, La morte di Leonardo da Vinci

Jean-Auguste-Dominique Ingres, La morte di Leonardo da Vinci, 1818, Olio su tela 40 x 50,5 cm

Brera, Palazzo Reale e i platani

Per Napoleone è inoltre necessario che, come Parigi ha il Louvre, così Milano abbia il suo grande museo: nel 1805 il pittore Andrea Appiani viene nominato Commissario per le Belle Arti e cominciano ad affluire a Brera dipinti e opere da ogni parte, provenienti da chiese soppresse o sottratte da altri musei. Viene decisa quindi la risistemazione e il riarredo di Palazzo Reale, con un appartamento dedicato alle occasioni ufficiali e uno destinato alla vita privata. A proposito del Palazzo, splendida è l’esposizione in mostra delle incisioni relative ai cosiddetti “Fasti di Napoleone”, importantissima documentazione iconografica del ciclo collocato nella Sala delle Cariatidi e distrutto nel 1943 durante i bombardamenti bellici.
Una curiosità è l’introduzione dei platani in città: il generale imperatore ama molto questo tipo di alberi, che reputa, oltre che eleganti, essere anche i più adatti a proteggere dalla calura estiva di Milano.

Dipinto olio su tela Giove e Antiope di Jean-Auguste-Dominique Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Giove e Antiope, 1851, Olio su tela, 32,5 x 43,5 cm.

Perché visitare la mostra

Perché di fronte al Napoleone in trono e alle morbide carni della Grande Odalisca ci si trova davanti a due capolavori dell’arte che meritano da soli una visita. Perché il neoclassicismo – l’abbiamo visto – è tutt’altro che qualcosa di “vecchio” e riserva affascinanti sorprese. Perché è l’occasione di riscoprire uno dei periodi più felici per Milano, vera capitale.

Orari Mostra

Lun: 14:30 – 19:30
Mar: 09:30 – 19:30
Mer: 09:30 – 19:30
Gio: 09:30 – 22:30
Ven: 09:30 – 19:30
Sab: 09:30 – 22:30
Dom: 09:30 – 19:30

(la biglietteria chiude un’ora prima)

 

 

 

 

 

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