Un monumento ligneo alla storia del ciclismo

Seconda visita informata di Milano al Quadrato, questa volta nel regno milanese dei “pistard”: il Velodromo Maspes-Vigorelli. Uno spazio magico e dimenticato dove basta superare l’ingresso per ritrovarsi in una autentica palestra del ciclismo, tra odori di cemento e di legno. Un luogo dove lo sport era riscatto e sudore e le regole sportive non erano mai dettate dai tempi del marketing televisivo… insomma quasi mai.

Le curve ad 8mm

La nostra guida è Daniele d’Aquila, Presidente del Comitato Velodromo Vigorelli, che è riuscito a salvare questo monumento dall’abbattimento cui era destinato per far posto ad un ennesimo centro commerciale. E sarebbe stato davvero un crimine barattare questo tempio ligneo dello sport con un più prosaico tempio dello shopping cittadino.

Provate a pensare a un catino con più di ottomila posti all’interno del quale è posizionata una pista di quasi 400 metri, realizzata interamente in abete rosso della Val di Fiemme (lo stesso che utilizzano i liutai). Su questa pista si è compiuta parte della storia del ciclismo, in questo monumento dove ancora oggi i “pistard” perpetuano la leggenda e la pratica di uno sport difficile e spettacolare, nel quale biciclette senza freni e senza rapporti viaggiano a velocità impossibili e scalano un muro con una pendenza del 42% due volte ogni 400 metri di percorso.

Questo è quello che si vede, è dal racconto di Daniele che riemerge il passato: nato alla metà degli anni ’30 e teatro di rivalità come quella storica tra Maspes e Gaiardoni, di record come i tanti primati dell’ora che qui furono omologati. Della storia del Vigorelli ci eravamo già occupati in un post di qualche tempo fa (clicca qui per leggerlo), ora restano da raccontare “le storie” che qui dentro si sono succedute: da quelle belliche a quelle sportive (ciclismo e, più recentemente, football americano) per arrivare a quelle musicali (qui suonarono i Beatles e, in un disastroso 5 luglio 1971, anche i Led Zeppelin).

Torneremo presto sull’argomento per continuare a celebrare un frammento di storia non solo milanese, un monumento vivo salvato da persone che guardano al futuro.

 

Testi: Massimo Molteni, Fotografie: Luigi Alloni, Marina Beretta, Massimo Molteni, Emanuela Ornago, Robert Ribaudo, Joy Terekiev, Elisa Villa

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