Giorgio De Chirico a Palazzo Reale

Giorgio de Chirico torna a Milano, a Palazzo Reale, dopo quasi cinquant’anni dalla prima personale del 1970. De Chirico come il “Grande Metafisico”? Certamente. Ma non è solo questo. Il grande pregio di questa personale è proprio quello di rivelarci anche il genio meno noto. Tutte le varie sfaccettature dell’enigma che attraversa le varie forme della sua arte. E poi Milano: una delle tracce del suo passaggio nella nostra città è proprio lì, nel suo cuore. Ecco la presentazione della mostra dell’anno.

LA BIOGRAFIA DI UN GENIO: LA FRUSTRAZIONE DEI MEDIOCRI E LA LIBERTA’ DELL’ARTE.

Giorgio De Chirico nasce a Volos, in Grecia, da padre palermitano e da madre genovese. La Grecia, la sua mitologia e il suo immaginario: fin dall’infanzia un dna destinato a riemergere costantemente nella produzione dell’artista. Il suo percorso accademico si svolge dapprima al Politecnico di Atene, quindi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze e di Monaco di Baviera. Nel 1909 De Chirico approda per la prima volta a Milano e nel 1911 si trasferisce a Parigi, dove già da tempo vive il fratello Alberto (anch’egli artista sotto lo pseudonimo di Alberto Savinio). Nella Ville Lumière fa la conoscenza di Picasso, Paul Valéry e Guillaume Apollinaire. Quest’ultimo diviene fin da subito un grande amico ed estimatore, tanto da definire Giorgio: “[…] il pittore più sorprendente della nuova generazione. Parigi è allora la città delle avanguardie artistiche. Giorgio però crea qualcosa di completamente, straordinariamente diverso, destinato a caratterizzarlo per sempre agli occhi di tutti: la Metafisica.

Mostra-De-Chirico-Palazzo-Reale-Milano

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Giorgio si arruola con il fratello Alberto e vengono entrambi inviati di stanza a Ferrara. Qui fa la conoscenza di Carlo Carrà ed è con lui che dà avvio alla cosiddetta pittura metafisica: un genere di produzione artistica che vuole rappresentare qualcosa che va oltre l’apparenza fisica della realtà, oltre l’esperienza dei sensi. Sogni, visioni, costruzioni oniriche frutto dell’inconscio. È in questo mondo evocativo in cui si rivela la nuova arte di De Chirico. Nel catalogo della Biennale di Venezia del ’48, la Metafisica viene definita “[…] il più radicale mutamento di rotta del gusto europeo dall’impressionismo in poi”. Nessun luogo poi, se non la magica città estense, che lo incanta nella sua solitaria e geometrica bellezza, poteva essere luogo più adeguato per lo sviluppo di una rivoluzione di questa portata.

Giorgio De Chirico, “Le muse inquietanti”. I manichini rappresentano una citazione classica. La piazza deserta, sulla quale si affacciano una fabbrica e il castello di Ferrara crea un ponte inquietante tra passato e presente.

Le sperticate lodi nei suoi confronti si levano ovunque, fino a che, negli anni venti, De Chirico attua una netta sterzata che lo conduce al fuori dei metafisici cammini ai quali ormai veniva legato, quasi fosse una marchiatura. Ecco una pittura romantica, per la quale il pittore viene duramente criticato. Personalmente questa ondata astiosa non mi stupisce: quante volte coloro che non comprendono davvero il genio, sentono il bisogno di incasellare anche chi è un outsider. E ciò non accade solo in campo artistico. Le catene ideali della gretta banalità vengono però spezzate. L’artista vola oltre, dove non ci si sarebbe attesi. Nasce il disprezzo, che non è altro che la frustrazione dei mediocri.

E’ pur vero che la Metafisica torna, in parallelo, nel riapparire dei grandi temi della sua pittura precedente, tra cui il manichino e la statua. De Chirico si dedica instancabilmente allo studio del nudo e quindi si addentra nel mistero degli enigmi di cui si sostanzia la propria arte. Affascinante poi, proprio perché non si è  soliti pensare a questo dirompente artista come legato alla tradizione, è il riferimento al barocco. Nell’ambito di questa produzione tradizionale spicca, fin quasi a spaesarci, l’autoritratto in abito seicentesco. Il tutto nel segno di un’ironia che è la cifra ineludibile dei suoi autoritratti.

Giorgio De Chirico, autoritratto in costume nero, 1948

LA MOSTRA

L’esposizione comprende oltre 120 capolavori, provenienti dai principali musei internazionali tra cui il il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, The Menil Collection di Houston, collezioni private e Musei Italiani come la Pinacoteca di Brera, il Museo del Novecento di Milano, il MART di Rovereto, la GAM di Torino, la Peggy Guggenheim di Venezia, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. L’esposizione non procede in ordine cronologico, ma per temi con accostamenti inediti, anche prendendo spunto dalla convinzione di De Chirico che “siamo esploratori pronti per altre partenze”.

Giorgio De Chirico, “Les plaisirs du poète”, 1912

La mostra si snoda in otto sale che apre scenari sempre nuovi e diversi in ognuno degli spazi espositivi. Il tutto attraverso l’enigma,  il mito, i legami familiari, gli spazi evocativi. Entrando non ci si rende subito conto della ricchezza di questa mostra che, passo dopo passo, opera dopo opera, riesce a stupire ben oltre le aspettative.

I BAGNI MISTERIOSI

Giorgio De Chirico, la fontana Bagni Misteriosi presso la Triennale di Milano

Un modellino ci ricorda anche di un altro segno importante del passaggio di De Chirico a Milano. Nel 1973, in occasione della XV Triennale, vengono realizzate 12 opere da collocare nel Parco Sempione. Una di queste è proprio la “Fontana Bagni Misteriosi”, che può essere tutt’ora ammirata, dopo attento  restauro, proprio alla Triennale. I colori forti, vivi, derivano dall’influsso indelebile che l’infanzia in Grecia ha lasciato in lui. Colori che non possono non ricordare quelli che dovevano essere propri della statuaria antica. E’ interessante anche come De Chirico stesso, in un’intervista rilasciata in quegli anni, ha descritto il sorgere dell’ispirazione per l’opera:

“Vedendo un ospite che attraversava una stanza riflettersi nello specchiante impiantito di parquet lucidato a cera, ebbi l’impressione che egli potesse affondarvi, come in una piscina, che vi si potesse muovere e addirittura nuotare. Così immaginai delle strane piscine con uomini immersi in quella specie di acqua-parquet, che si muovevano, giocavano e a volte si fermavano per conversare con altri uomini che stavano fuori dalla piscina-pavimento

ORARI

Lunedì – Martedì – Mercoledì – Venerdì – Domenica: 14:30 – 19:30
Giovedì – Sabato: 09:30 – 22:30

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