Massimo Zaninelli e il fascino irresistibile del narrare

Uno scrittore milanese non deve necessariamente parlare di Milano nelle sue opere. Anzi il fatto di avere gli “occhi aperti su altri luoghi” può essere proprio l’espressione di un atteggiamento di apertura globale che oggi più che mai caratterizza la nostra città.

Incontriamo Massimo Zaninelli, uno scrittore che, da bravo milanese multi tasking, non fa solo lo scrittore, ma è titolare di una società di comunicazione e ha collaborato con importanti testate e magazine come Il Giornale, Le Scienze e Harvard Business Review scrivendo articoli di taglio scientifico sulla tecnologia e su come le “macchine pensanti” influiscono sul nostro lavoro e sulle nostre vite.

Ho assistito di recente ad una coinvolgente conferenza di Massimo, che fra l’altro è anche docente di Web Communication e Social Media all’Università di Parma, sull’irresistibile impulso alla narrazione e sulla sterminata creazione di personaggi letterari, da Sherazade ad Albus Silente, che ha attraversato tutta la storia umana.

 

Sherazade

Albus Silente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non si può resistere alla magia di leggere storie che ci fanno vivere vite parallele alla nostra, magari in altre epoche, immedesimati in personaggi spesso molto diversi da noi per età, per carattere, per sesso.

Non si può reprimere la spinta a raccontare vicende in maniera empatica, ritrovandosi nei panni dei personaggi a cui si è dato vita. Mi viene in mente Flaubert, che sentiva in bocca il sapore del veleno ingerito da Mme Bovary, o Balzac, che sul letto di morte chiamava i personaggi del suo smisurato mondo narrativo.

 

Il primo romanzo: Il dono inquietante

Proprio assecondando questa spinta insopprimibile da “malato di scrittura”, Massimo ha creato il suo primo affascinante romanzo “Il dono inquietante”, pubblicato da Sugarco nel 2016.

Uno dei motivi di ispirazione per la storia è stato il Disco di Nebra, una lastra di metallo con applicazioni in oro risalente all’età del bronzo rinvenuta nel 2002 in Germania. È considerato la più antica rappresentazione di un cielo stellato ed è uno dei più importanti ritrovamenti archeologici del XX secolo.

 

il disco di Nebra

 

Il protagonista del romanzo di Massimo, un archeologo “più irrisolto che giovane”, rinviene un oggetto simile  e ne scopre una proprietà insospettabile e sconvolgente, un “dono inquietante” appunto.  Nonostante la natura straordinaria della scoperta non tutto va liscio e  il dono, scoperto per caso, non andrà così facilmente a beneficio di tutta l’umanità.

Il romanzo si conclude con un finale aperto, tanto che i numerosi lettori chiedono a Massimo un seguito che sia degno del primo avvincente libro.

 

Un romanzo che contiene un romanzo: Aprendo le chiuse

Nel frattempo però Massimo ha già pronta per la pubblicazione un’altra opera che ha per titolo “Aprendo le chiuse”.  Molto diverso da quello precedente,  il romanzo si articola in due storie parallele, secondo la struttura del “romanzo nel romanzo”.

La prima vicenda che il lettore incontra ha come sfondo la scrittura, la malattia, le neuroscienze e uno strumento tecnologico che, basandosi su un impiego rivoluzionario della stimolazione magnetica transcranica, offre a pazienti gravemente malati una prospettiva di cura basata sull’uso taumaturgico della parola e della narrazione .

La seconda è una vera e propria spy story che, partendo da Milano si svolgerà poi in giro per il mondo, da Londra alla Turchia alla Malesia, con tanto di servizi segreti all’inseguimento di una cellula di Daesh.

Che cosa lega le due storie? A questa domanda Massimo si è trincerato dietro un silenzio impenetrabile, limitandosi a commentare che  la risposta si scoprirà solo nel finale a sorpresa.

Non vedo l’ora che sia pubblicato per poterlo leggere nella sua versione definitiva!

 

Ma perbacco, è un buon soggetto per un film??

 

Una importante testimonianza storica

In attesa di veder pubblicata questa sua seconda opera, Massimo ne sta già preparando una terza, questa volta di ispirazione storica.

La sua passione per la storia moderna (materia in cui si è laureato) si unisce ad un suo ricordo più intimo a carattere familiare per portare in luce un fenomeno di cui la storia ufficiale difficilmente si ricorda.

Si tratta dell’imprigionamento e della deportazione di  650.000 militari italiani dopo l’8 settembre 1943 nei lager in Germania, Polonia, Russia, Francia occupata. Considerati dai tedeschi non semplici prigionieri di guerra, ma traditori, in quanto rifiutarono di unirsi alle truppe tedesche, questi ragazzi italiani furono oggetto di ogni possibile vessazione, affamati e fatti lavorare fino allo sfinimento. I sopravvissuti furono poi liberati dalle truppe russe e abbandonati a sé stessi in un ritorno con mezzi di fortuna, a volte addirittura a piedi, che durò anche anni.

 

 

Un problema di reduci non riconosciuti come tali né da Mussolini né da nessun governo che seguì, considerati solo una massa ingombrante e destabilizzante, gli avanzi di un esercito che aveva combattuto in guerre disastrose e ormai sconfessate.

In questa opera in preparazione Massimo cerca di dar voce a questa parte di storia, dopo decenni di imbarazzato silenzio da parte delle versioni ufficiali: è la storia drammatica di individui, spesso semplici ragazzi, stritolati da vicende troppo più grandi di loro perché potessero gestirle o condizionarle in qualche modo, vittime del loro tempo.

 

Arriva il seguito del Dono inquietante?

Per concludere la nostra piacevole chiacchierata, Massimo mi ha confidato che, alla fine di questa sua “fatica” a sfondo storico,  sta pensando di dare corso al tanto atteso seguito del suo primo romanzo.

Sicuramente una prospettiva eccitante per tutti i fans di questo nostro scrittore così eclettico.

Un buon lavoro al nostro Massimo e a voi, cari lettori di Milano al Quadrato, più che mai buona lettura!

Massimo in famiglia: con la moglie Erika, ex ballerina classica, e uno dei loro amati mici.

Una coppia “artisticamente corretta”

 

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