Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna

La bellezza allo stato puro. La perfezione perseguita fin quasi all’ossessione. Il confronto scontro tra due titani dell’arte, che hanno dato vita alla scultura moderna: Canova e Thorvaldsen. Questo il cuore della mostra visitabile, fino al 20 marzo, alle Gallerie d’Italia. Quali sono le caratteristiche di questi due artisti? Chi ne esce “vincitore”? Si può davvero parlare di un vincitore quando si parla di arte? Vi presentiamo la mostra che è in grado di farvi svenire, quasi foste novelli Stendhal, tra vette di bellezza, le più alte mai raggiunte.

Duello a colpi di scalpello

Il confronto tra Canova e Thorvaldsen è nato fin da subito. L’hanno essi stessi voluto. L’hanno alimentato in prima persona. Ed è stato estremamente semplice farlo. Questo perché hanno frequentato gli stessi ambienti a Roma, città  in cui entrambi hanno vissuto e lavorato a lungo. Talora hanno avuto addirittura gli stessi committenti. Canova giunge nella Città Eterna arrivando da Venezia nel 1781. Il danese Thorvaldsen, più giovane del primo, arriva da Copenhagen nel 1797. Per vent’anni saranno loro a dettare legge in campo artistico, con una sfida all’ultimo colpo di scalpello, che si è  consumata sovente sui medesimi soggetti. Uno di questi è  quello delle Tre Grazie, che della mostra costituisce una  delle fascinazioni più grandi.

Antonio Canova, Tre Grazie, 1812-1817

Antonio Canova, Tre Grazie, 1812-1817

Le Tre Grazie

I gruppi scultorei dei due artisti, dedicati alle tre divinità, sono al centro della mostra. Ne costituiscono il fulcro anche a livello spaziale. Stesso tema abbiamo detto. Eppure con risultato così diverso! L’opera del Canova, voluta nientemeno che dalla prima moglie di Napoleone, Giuseppina di Beauharnais,  è caratterizzata da grande naturalezza e, soprattutto, da morbida sensualità. Sembra che dal lucido marmo, che nel suo particolare splendore vuole imitare la pelle, trasudino i sentimenti delle tre giovani. Braccia che si intrecciano nel corso della danza, che accarezzano, toccano, mostrano vivo coinvolgimento emotivo.

Bertel Thorvaldsen, Le Tre Grazie, 1817-1818,

Bertel Thorvaldsen, Le Tre Grazie, 1817-1818,

Il risultato del nordico Thorvaldsen è indubbiamente diverso. Il suo gruppo marmoreo vede l’aggiunta di cupido, al fine di esaltare stavolta la casta purezza delle tre figure. Tanto caste, da non danzare più. L’emozione qui non trova luogo. Una ieratica sacralità congela le tre figure in un iperuranio immobile. Sarebbe troppo facile dire che Canova “è più bello”.  Sarebbe anzi sciocco. Alla fine, al di là della soggettività del gusto, bisogna per forza scegliere tra umano e divino? Tra sacro e profano? Tra movimento e eternità grandiosamente immobile? Forse le varie dimensioni spesso si confondono. Più di quanto crediamo. Grazie ai due artisti, possiamo vedere entrambi i volti della bellezza. 

Antonio Canova, Amore e Psiche stanti, 1796-1800, dal Museo dell' Ermitage di San Pietroburgo

Antonio Canova, Amore e Psiche stanti, 1796-1800, dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo

Canova: di artista ce n’è uno solo!

Quante volte un artista ha dovuto attendere la propria morte prima che venisse riconosciuta la propria grandezza. Non è questo il caso dei nostri due artisti. Nemo propheta in patria? Nulla di più falso. Basti pensare, solo per fare un esempio, all’accoglienza riservata a Thorvaldesn dai suoi concittadini al porto di Copenhagen, nemmeno si trattasse del re di Danimarca! In mostra è inoltre possibile ammirare la rappresentazione dei rispettivi immensi studi, aperti e attivi a Roma, rappresentati da altri artisti smaniosi di mostrare il luogo di lavoro di due vere celebrità.

Francesco Chiarottini: lo studio del Canova a Roma.

Vi sono però, anche in queste fucine del bello, delle differenze, pur nelle similitudini. Compare infatti la gelosia di Canova nei confronti del proprio lavoro. Egli lavora infatti con molti aiutanti, che non sono però artisti, ma meri esecutori. Thorvaldsen, al contrario, ha dato lavoro a moltissimi giovani artisti. Essi imparano dal maestro ma possono anche realizzare opere proprie.

Canova: una nuova tecnica. È così che nasce l’opera d’arte

Le commesse aumentano, sempre più, e Canova continua la propria ricerca tecnica così da arrivare a produrre pezzi in numero maggiore, quasi “in serie”, ma pur sempre con altissimi livelli di qualità e precisione.

Bertel Thorvaldsen, Pastorello col cane (1823-1826), marmo, Manchester Art Gallery.

Bertel Thorvaldsen, Pastorello col cane (1823-1826), marmo, dalla Manchester Art Gallery.

Il metodo di Canova (seguito poi anche da Thorvaldsen), viene molto ben presentato nell’ambito della mostra, e consiste nei seguenti passaggi. 1) Si parte da un bozzetto grafico. 2) Successivo passaggio a bozzetto di piccole dimensioni in creta, così da poter meglio osservare i volumi nelle tre dimensioni. 3) Viene quindi realizzato un calco in creta da cui si ricava un modello in gesso a grandezza naturale. 4) Vengono posizionati sul modello in gesso i reperes, ossia piccoli chiodi che fanno da marcatori, utilizzati dagli “esecutori” per creare l’opera in marmo. 5) Infine, in stanza separata, Canova riserva a sé la mano finale, l’ultima levigatura e lucidatura. È questo il momento in cui nasce davvero l’opera d’arte. Canova è solito lavorare mentre, come da sua richiesta, gli vengono letti passi di antiche opere letterarie greche. È in mediante questo “rito” che il mondo antico vive nella nuova arte. Arte neoclassica che, ricordiamolo bene, vuole imitare l’antica, trarne ispirazione. Mai copiare.

Antonio Canova, Napoleone, 1804-1809

Antonio Canova, Napoleone, 1804-1809

Orari mostra

Orari
Da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30.
Giovedì dalle 9:30 alle 22:30.
Chiuso il lunedì.

Ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura.

 

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