Posts by erreerrearchitetto

Un itinerario pensato per voi, ne La Milano che non si sa!

Con l’inizio della bella stagione, aspettando l’immancabile appuntamento con gli eventi del Fuori Salone (del Mobile) e in attesa che abbia inizio la kermesse di Expo, credo che valga la pena ricordare a grandi e piccini quante meravigliose scoperte può rivelarci il cuore di Milano. Noi lo ribadiamo ormai da mesi e oggi lo vogliamo sottolineare facendovi riscoprire il fascino della “vostra” Milano.

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Il vecchio Marchiondi nel ricordo di un nostro lettore e la rinascita in una nuova zona di Milano

Condividiamo con piacere il contributo di un nostro lettore, Massimo Clara, che ha preso a cuore la causa del Marchiondi, per motivi familiari, come potrete leggere più sotto. Ci riporta alla memoria quel difficile e buio periodo tra il trasferimento dei ragazzi dalle strutture di Via Quadronno a quelle poi progettate nel dopoguerra dall’architetto Vittoriano Viganò. In quel lasso di tempo che fine fecero i ragazzi tratti in salvo dai devastanti bombardamenti del ’42-43?

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Marchiondi, la città dei bambini "sfortunati", oggi forse cambia destino.

E’ di questi giorni la notizia che il Comune di Milano, dopo anni di volontario abbandono all’incuria e al vandalismo, ha deciso di accettare l’invito del Demanio dello Stato, a vendere il Marchiondi, l’enorme complesso progettato dall’architetto modernista Vittoriano Viganò negli anni ’50 per il disagio minorile: molto meno di un carcere come il Beccaria, ma molto di più che una scuola tipo “riformatorio”!

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La Darsena di Milano: com’era la vita intorno ai Navigli.

Dopo il nostro intervento sulla vita che si svolgeva sui canali della Milano sull’acqua, vorrei riproporvi un articolo su un luogo speciale della nostra città che oggi sta per essere restituito ai milanesi: la Darsena. Credo che sia istruttivo sapere come nel giro di un secolo, tale luogo abbia cambiato radicalmente identità. Offriamo per questo, a pochi giorni dall’inaugurazione della “nuova” Piazza XXIV Maggio, un altro utile affresco di come i milanesi, anche quelli d’adozione, avevano vissuto la nostra città sino al dopoguerra.

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Anche i ricchi piangevano: i collegi per le fanciulle della nobiltà milanese.

La radicata piaga dell’abbandono o la mala sorte nella vita  milanese d’un tempo, non era una prerogativa solo dei bambini poveri, come abbiamo visto con l’intervento della settimana scorsa. E allora che destino toccava ai minori dell’alta società cittadina? Partiamo dal presupposto che il fanciullo non aveva la stessa dignità dell’adulto. Era spesso un inciampo, mentre era una risorsa, in pratica, solo negli ambienti rurali e proletari. I figli erano spesso il frutto di unioni fuori dal matrimonio o un’indebita intromissione nelle politiche di spartizione dei patrimoni: era considerato più efficace per il prestigio della casata tenere per il primogenito la maggior parte delle ricchezze accumulate, e lasciare le briciole per i cadetti, tanto più se erano femmine, avviate alla vita monastica.

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