Posts by erreerrearchitetto

Lo stemma visconteo sul torrione spagnolo del Castello Sforzesco (foto di Robert Ribaudo)

C’era una volta il biscione… Quante favole sullo stemma di Milano!

Se volete raccontare una bella favola ai vostri bambini, magari accompagnandola ad una più gradevole passeggiata nel verde, non potete esimervi dal portarli al Castello Sforzesco. Si, perché il nostro castello è pieno di leggende, storie di intrighi, vicende di corte, lotte fra cavalieri e cortigiani, congiure di palazzo e altro ancora… Ma senza addentrarci nella complicata storia della Milano medioevale, possiamo rimanerne fuori… Ma si! Anche fuori dalla mura, per costeggiare il fossato e portarci sotto uno dei torrioni spagnoli (quelli tondi, per intenderci). Su quello di sinistra, per chi arriva da Via Dante, o il primo che si incontra sulla pista ciclabile arrivando dall’Arena, potete notare un enorme stemma visconteo, con il suo ben noto biscione, divenuto uno dei simboli più noti della nostra città, come abbiamo già raccontato in passato ai nostri lettori di Ciabattine.

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Mappa dell'itinerario

Un itinerario pensato per voi, ne La Milano che non si sa!

Con questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica sulle curiosità di Milano (che da questa settimana cadrà puntualmente tutti i giovedì) apriamo un nuovo ciclo. E quale occasione può ritenersi migliore per regalarvi un nuovo servizio: l’opportunità cioè di raccogliere tutti gli interventi fin qui pubblicati su “La Milano che non si sa” per creare un itinerario inconsueto rispetto alla classiche guide turistiche, da poter realizzare coi vostri amici o ospiti in visita. Un’occasione unica per passare un paio d’ore diverse e poter vedere il centro della nostra città con occhi più attenti alle bellezze che vi si nascondono dentro! A tal proposito, vi allego una mappa col numero successivo delle tappe, a cui sono legati gli interventi sui quali troverete le spiegazioni (che forse avete già letto durante i nostri trascorsi appuntamenti settimanali). Con un click potete aprirli, stamparli e metterli nell’ordine prescritto e improvvisarvi ciceroni delle antichità milanesi.

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Manifesto per l'apertura del Museo dei Martinitt

Grandi ricordi di piccoli di ieri: Martinitt e Stelline.

I bambini degli anni Cinquanta e Sessanta se lo sentivano spesso ripetere dai propri genitori “Non sei mai contento di tutto quello che hai… pensa agli orfanelli”… e se questo dialogo avveniva a Milano, gli orfanelli prendevano subito il nome di Martinitt. Perché da secoli quella dei Martinitt è in effetti l’istituzione maschile più famosa dedicata ai piccoli senzafamiglia. Oggi desideriamo raccontarvi un po’ la loro storia, da subito invitandovi a visitare in compagnia dei vostri bambini il Museo dei Martinitt e Stelline. Questo ha origine da un cospicuo patrimonio di documenti archivistici ove sono ben custodite tante notizie della vita tra l’Ottocento e il Novecento di molti piccoli orfani. Documenti che hanno permesso di ricostruire al meglio le loro vicende, a vantaggio dei numerosissimi visitatori.

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Un fortunatissimo uomo in carriera. E la casa degli 8 giganti!

Si parla sempre della casetta nel bosco dei 7 nani….oggi invece vi parlo della casa degli 8 giganti, sita nel centro di Milano, che oltretutto non si allontana molto dalla zona delle Case Rotte che pian piano stiamo imparando a conoscere. Ma come per ogni storia bisogna partire dal “c’era una volta”, che in questo caso si riferisce alla vicenda burrascosa di un autentico e fortunato arrivista del Cinquecento, ovvero Leone Leoni, e in particolare  della sua dimora, più nota come Casa degli Omenoni. Siamo nella Milano spagnola del XVI sec., in presenza di uno di quegli artisti sui generis, un creativo più rissosso del Caravaggio, che concretizzava la sua più riuscita cifra nel coniare medaglie e monete celebrative. Anche se lombardo, fu da tutti conosciuto come l’”aretino” per le sue origini. Allo stesso modo era noto in città, e con questo epiteto battezzarono anche quella piccola via di collegamento tra le Case Rotte e Piazza Belgioioso dove si trovava la sua abitazione. A lui si attribuirono grandi irrequietudini e un fitto girovagare per le corti italiane in cerca di lavoro.

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La Grande Brera, tanti progetti e persino un film.

Qualche giorno fa per motivi professionali, e in concomitanza con una mostra sui progetti di recupero di uno spazio espositivo per la Grande Brera (appena conclusasi alla Triennale), ho avuto modo di entrare in un luogo particolare: il settecentesco Palazzo Citterio, in Via Brera 12-14. E’ un vero e proprio gioiello architettonico, in pieno centro storico, inibito alla pubblica fruizione da anni, seppur in possesso del Ministero dei Beni e delle Attivita Culturali e del Turismo, e quindi in qualche modo proprietà di tutti.  Si trova non lontano da quella Pinacoteca di Brera, che ne avrebbe la custodia, come parte di quel progetto che doveva raddoppiare i suoi spazi espositivi e noto ai più sin dagli anni ’80 del XX sec., come Grande Brera. Il video che segue, ideato dai ragazzi di MACAO, che simbolicamente lo hanno occupato per un breve periodo per rialzare il sipario sulla triste vicenda, illustra la storia della lunga gestazione del progetto, regalandoci anche una carrellata di immagini suggestive e anche qualche sorpresa!

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I confini della Milano alto medioevale e i corpi santi, le aree cimiteriali con le relative chiesette fuori le mura

Ma a Milano, la campagna dov’era? in centro!

Milano, in un particolare momento della storia, si trova ad essere la capitale dell’Impero romano: la città subisce la prima grande immigrazione di nuove professionalità, personale di servizio al seguito dei funzionari pubblici e maestranze capaci di garantire beni e servizi, per cui l’imperatore Massimiano, che sposta qui la sua corte alla fine del III sec. d.C., è costretto a espandere la cinta muraria a Nord-Est.

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Uno dei bellissimi chiostri del monastero benedettino femminile S. Giulia (foto di Robert Ribaudo)

S. Valentino + S. Giulia: una coppia di santi per una gita fuori porta… (da fuori classe!)

Se avete voglia di prendere la vostra famiglia o la persona a cui volete bene per regalare un momento davvero particolare (visto che S. Valentino, festa degli innamorati, è ormai alle porte) e volete fare una bella scampagnata fuori città non sapendo proprio che direzione prendere, puntate verso il Lago di Garda. Ma se oltre a beneficiare di meravigliosi scorci naturali, volete anche vedere un’autentica città d’arte, dovete assolutamente fermarvi a Brescia per vedere il complesso di S. Giulia, una cittadella della cultura nel cuore del centro storico, e non a caso sede del Museo della Città. Ma S. Giulia è tante altre cose: ex complesso monastico di origine longobardo, sito Unesco patrimonio dell’umanità, area archeologica contigua al Capitolium romano. Insomma un luogo straordinario d’inaspettata bellezza, in cui il contenitore si fonde in maniera strettissima col contenuto.

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Un calderone al centro di Milano…ma quanti centri ha avuto la città?

L’appuntamento con la nostra rubrica sulle curiosità di Milano, stavolta ci porta in un luogo del centro storico, un po’ lontano dai più consueti giri turistici e anche da quelli del passeggio milanese. Stiamo parlando di uno dei posti più amati da Alessandro Manzoni. piazza S. Fedele; poiché qui aveva vissuto in gioventù (in un palazzo scomparso per far posto ad una banca) e qui veniva a prender messa tutti i giorni. E infatti non a caso vi è immortalato in una statua, che lo ricorda pensieroso e solitario, posta nel 1883, nel decimo anniversario della sua morte. Ma piazza S. Fedele non è solo il luogo manzoniano per eccellenza, ha un altro primato: è il primo centro di Milano! Era infatti il cuore del grande santuario celtico, un enorme elisse circondato da alberi (querce e olmi) con gli assi di m. 443×323, noto come medhelan. Qui è possibile che sia stata vista la scrofa bianca semi-lanuta, l’animale più venerato come guida-simbolo di Milano (da cui derivò probabilmente il nome latino Medio-lanum).

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CityLife, ovvero ancora un… Omaggio a Milano che crea e distrugge.

Un nostro assiduo lettore, nonchè amico e fotografo di questa rubrica, Luigi Alloni, mi ha mandato poche note di commento al mio ultimo intervento su come Milano, soprattutto negli ultimi tempi, crei e distrugga; articolo che a sua volta, prendeva le mosse, per chi non ci segue di continuo, da una risposta alla nostra Ciabattinasx che commentava con meraviglia la mostra su Chierichetti fotogafo tra le due guerre. Riporto quindi fedelmente il citato scritto:

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Le Case Rotte di Milano: il destino di un nome e la (s)fortuna di una famiglia.

Approfitto, per introdurre il tema di questa nuova tappa alla scoperta della nostra città, di una bella mostra presentata in questi giorni alle Gallerie d’Italia di Piazza Scala (un vero e proprio luogo della cultura, per chi non lo conoscesse ancora, egregiamente organizzato dalla Fondazione Cariplo, per valorizzare il suo immenso patrimonio). Tale mostra è il frutto del prezioso archivio che documenta la fine dell’ultimo brandello di un quartiere storico della vecchia Milano: Case Rotte.

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