Category archive: La Milano che non si sa

La Grande Brera, tanti progetti e persino un film.

Qualche giorno fa per motivi professionali, e in concomitanza con una mostra sui progetti di recupero di uno spazio espositivo per la Grande Brera (appena conclusasi alla Triennale), ho avuto modo di entrare in un luogo particolare: il settecentesco Palazzo Citterio, in Via Brera 12-14. E’ un vero e proprio gioiello architettonico, in pieno centro storico, inibito alla pubblica fruizione da anni, seppur in possesso del Ministero dei Beni e delle Attivita Culturali e del Turismo, e quindi in qualche modo proprietà di tutti.  Si trova non lontano da quella Pinacoteca di Brera, che ne avrebbe la custodia, come parte di quel progetto che doveva raddoppiare i suoi spazi espositivi e noto ai più sin dagli anni ’80 del XX sec., come Grande Brera. Il video che segue, ideato dai ragazzi di MACAO, che simbolicamente lo hanno occupato per un breve periodo per rialzare il sipario sulla triste vicenda, illustra la storia della lunga gestazione del progetto, regalandoci anche una carrellata di immagini suggestive e anche qualche sorpresa!

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Ma a Milano, la campagna dov’era? in centro!

Milano, in un particolare momento della storia, si trova ad essere la capitale dell’Impero romano: la città subisce la prima grande immigrazione di nuove professionalità, personale di servizio al seguito dei funzionari pubblici e maestranze capaci di garantire beni e servizi, per cui l’imperatore Massimiano, che sposta qui la sua corte alla fine del III sec. d.C., è costretto a espandere la cinta muraria a Nord-Est.

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Un calderone al centro di Milano…ma quanti centri ha avuto la città?

L’appuntamento con la nostra rubrica sulle curiosità di Milano, stavolta ci porta in un luogo del centro storico, un po’ lontano dai più consueti giri turistici e anche da quelli del passeggio milanese. Stiamo parlando di uno dei posti più amati da Alessandro Manzoni. piazza S. Fedele; poiché qui aveva vissuto in gioventù (in un palazzo scomparso per far posto ad una banca) e qui veniva a prender messa tutti i giorni. E infatti non a caso vi è immortalato in una statua, che lo ricorda pensieroso e solitario, posta nel 1883, nel decimo anniversario della sua morte. Ma piazza S. Fedele non è solo il luogo manzoniano per eccellenza, ha un altro primato: è il primo centro di Milano! Era infatti il cuore del grande santuario celtico, un enorme elisse circondato da alberi (querce e olmi) con gli assi di m. 443×323, noto come medhelan. Qui è possibile che sia stata vista la scrofa bianca semi-lanuta, l’animale più venerato come guida-simbolo di Milano (da cui derivò probabilmente il nome latino Medio-lanum).

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CityLife, ovvero ancora un… Omaggio a Milano che crea e distrugge.

Un nostro assiduo lettore, nonchè amico e fotografo di questa rubrica, Luigi Alloni, mi ha mandato poche note di commento al mio ultimo intervento su come Milano, soprattutto negli ultimi tempi, crei e distrugga; articolo che a sua volta, prendeva le mosse, per chi non ci segue di continuo, da una risposta alla nostra Ciabattinasx che commentava con meraviglia la mostra su Chierichetti fotogafo tra le due guerre. Riporto quindi fedelmente il citato scritto:

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Le Case Rotte di Milano: il destino di un nome e la (s)fortuna di una famiglia.

Approfitto, per introdurre il tema di questa nuova tappa alla scoperta della nostra città, di una bella mostra presentata in questi giorni alle Gallerie d’Italia di Piazza Scala (un vero e proprio luogo della cultura, per chi non lo conoscesse ancora, egregiamente organizzato dalla Fondazione Cariplo, per valorizzare il suo immenso patrimonio). Tale mostra è il frutto del prezioso archivio che documenta la fine dell’ultimo brandello di un quartiere storico della vecchia Milano: Case Rotte.

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La Galleria de Milan: una Tangentopoli da fine ‘800 per il primo “centro commerciale”.

L’isolato oggi occupato dalla Galleria è un’area enorme tanto grande da aver preso il posto di un quartiere della vecchia Milano, conosciuto come Contrada dei Due Muri. Storicamente il primo muro difensivo era stato costruito dai Celti, e con l’arrivo dei Romani ne fu realizzato uno parallelo. In seguito l’abitato aveva seguito l’andamento delle mura che erano così vicine da tenervi incuneate una serie di case strette e fatiscenti, in un tessuto fittissimo fatto di vicoli e costruzioni, uno sopra l’altra. Nel 1864, presero avvio i lavori per la costruzione della Galleria.

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Piazza Scala come in un trailer: 2 palazzi, la movida di fin siècle e la prima edicola.

Dopo l’articolo sulla costruzione della Scala, illustriamo ora come la piazza antistante – sorprendentemente – non sia stata progettata per dare respiro e lustro alla facciata dell’edificio, quanto piuttosto per esaltare un altro palazzo!… ovvero il “dirimpettaio” Palazzo Marino!Tutto iniziò infatti in occasione della visita di Francesco Giuseppe del 1857, che prevedeva la demolizione delle catapecchie che si erano appoggiate, nel corso del tempo, intorno all’enorme edificio voluto dal banchiere genovese Marino nella seconda metà del XVI sec., destinato a diventare nuova sede del Municipio dopo la liberazione dagli austriaci.

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