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8 Bismarck, 12 uova e 1 preludio di primavera!

Sperando di aver archiviato per qualche tempo la parola “pioggia” a Milano, dopo aver registrato il record di inverno più piovoso degli ultimi due secoli, proviamo ad anticipare un po’ la primavera a casa nostra… rispolverando un classico della cucina lombarda di stagione. Gli asparagi alla Bismarck, come sempre rivisitati in modo molto originale dalla nostra amica chef Mariangela Marchesi di Cucina Cre-attiva! Un piatto che come si sa prevede di accompagnare gli asparagi con le uova fritte… ma Bismarck non è certo l’ingrediente segreto per la preparazione, bensì il ben noto Cancelliere prussiano ottocentesco, cui si ispira la ricetta per le abitudini da gourmet del celebre personaggio. Otto von Bismarck è stato riconosciuto come uno dei politici più illustri del suo tempo avendo avuto il merito di riunificare gli stati tedeschi in un solo grande impero, ma non meno celebrata è la sua storica fama da buongustaio e da buonissima forchetta!

435px-Otto_Fürst_von_BismarckForte dei suoi 125 kg guadagnati sul campo (gastronomico), il Bismarckone è infatti passato alla storia anche per la celebre frase “Chi lavora molto deve anche nutrirsi bene e innaffiare il tutto”: non era un segreto che prediligesse i vini del Reno, così come lo champagne e la birra bionda, sicuramente a fiumi. Tale birra era tra l’altro la preferita nelle tavolate durante i suoi incontri diplomatici perché pare potesse rendere inoffensivi i suoi avversari. Di fatto il nostro statista era noto per le sfide a singolar tenzone che rivolgeva a pietanze prelibate come quelle a base di carne quali il fagiano arrosto con crauti, il petto affumicato d’oca, il prosciutto di Reinfed e l’anatra alle olive. Certo è che il nome Otto non rievoca con precisione la sua predilezione per le uova, poiché in verità ne consumava 12 alla volta!!

L'esigente Bismarck ne mangiava 12 alla volta!

L’esigente Bismarck ne mangiava 12 alla volta!

Vista la corposa dedizione enogastronomica di Bismarck e il numerico interesse per le uova, non stupisce che l’epiteto a lui attribuito di Cancelliere di Ferro, originato da un ovvio peso politico, abbia creato anche l’associazione tra il personaggio e preparazioni culinarie specialmente energetiche, in cui si coniuga la forza nutritiva delle uova con quella di un altro alimento. Ecco spiegata la definizione “alla Bismarck” quando si cucina una bistecca, la pizza e persino l’aringa con l’aggiunta di uova fritte, per non parlare del nostro piatto di oggi, a base di asparagi. Su http://cucinacre-attiva.weebly.com/ vi invitiamo a scoprire appunto in dettaglio la ricetta “Bismarck nel bicchiere alla fonduta”, ideale per stuzzicanti aperitivi o per un secondo un po’ più snello e al contempo chic!

La ricetta in verisone classica

La ricetta in verisone classica

Dopo aver lessato gli asparagi (meglio con le istruzioni suggerite da Mariangela), si preparano le frittatine in cui non mancheranno scalogno e di nuovo qualche punta di asparago. Si procede poi con la preparazione della squisita fonduta che deve rimanere ben fluida e si impiatta… o in questo caso si dice “si imbicchiera”? Questa versione, ghiotta e simpatica, sarà gradita di sicuro anche ai bambini! Intanto i più grandi la potranno gustare accompagnata da  un bel boccale di birra bionda, alla salute del nostro nuovo amicone Bismarck, per noi quasi intimi, Otto.

Manifesto per l'apertura del Museo dei Martinitt

Grandi ricordi di piccoli di ieri: Martinitt e Stelline.

I bambini degli anni Cinquanta e Sessanta se lo sentivano spesso ripetere dai propri genitori “Non sei mai contento di tutto quello che hai… pensa agli orfanelli”… e se questo dialogo avveniva a Milano, gli orfanelli prendevano subito il nome di Martinitt. Perché da secoli quella dei Martinitt è in effetti l’istituzione maschile più famosa dedicata ai piccoli senzafamiglia. Oggi desideriamo raccontarvi un po’ la loro storia, da subito invitandovi a visitare in compagnia dei vostri bambini il Museo dei Martinitt e Stelline. Questo ha origine da un cospicuo patrimonio di documenti archivistici ove sono ben custodite tante notizie della vita tra l’Ottocento e il Novecento di molti piccoli orfani. Documenti che hanno permesso di ricostruire al meglio le loro vicende, a vantaggio dei numerosissimi visitatori.

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Un fortunatissimo uomo in carriera. E la casa degli 8 giganti!

Si parla sempre della casetta nel bosco dei 7 nani….oggi invece vi parlo della casa degli 8 giganti, sita nel centro di Milano, che oltretutto non si allontana molto dalla zona delle Case Rotte che pian piano stiamo imparando a conoscere. Ma come per ogni storia bisogna partire dal “c’era una volta”, che in questo caso si riferisce alla vicenda burrascosa di un autentico e fortunato arrivista del Cinquecento, ovvero Leone Leoni, e in particolare  della sua dimora, più nota come Casa degli Omenoni. Siamo nella Milano spagnola del XVI sec., in presenza di uno di quegli artisti sui generis, un creativo più rissosso del Caravaggio, che concretizzava la sua più riuscita cifra nel coniare medaglie e monete celebrative. Anche se lombardo, fu da tutti conosciuto come l’”aretino” per le sue origini. Allo stesso modo era noto in città, e con questo epiteto battezzarono anche quella piccola via di collegamento tra le Case Rotte e Piazza Belgioioso dove si trovava la sua abitazione. A lui si attribuirono grandi irrequietudini e un fitto girovagare per le corti italiane in cerca di lavoro.

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La Grande Brera, tanti progetti e persino un film.

Qualche giorno fa per motivi professionali, e in concomitanza con una mostra sui progetti di recupero di uno spazio espositivo per la Grande Brera (appena conclusasi alla Triennale), ho avuto modo di entrare in un luogo particolare: il settecentesco Palazzo Citterio, in Via Brera 12-14. E’ un vero e proprio gioiello architettonico, in pieno centro storico, inibito alla pubblica fruizione da anni, seppur in possesso del Ministero dei Beni e delle Attivita Culturali e del Turismo, e quindi in qualche modo proprietà di tutti.  Si trova non lontano da quella Pinacoteca di Brera, che ne avrebbe la custodia, come parte di quel progetto che doveva raddoppiare i suoi spazi espositivi e noto ai più sin dagli anni ’80 del XX sec., come Grande Brera. Il video che segue, ideato dai ragazzi di MACAO, che simbolicamente lo hanno occupato per un breve periodo per rialzare il sipario sulla triste vicenda, illustra la storia della lunga gestazione del progetto, regalandoci anche una carrellata di immagini suggestive e anche qualche sorpresa!

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I confini della Milano alto medioevale e i corpi santi, le aree cimiteriali con le relative chiesette fuori le mura

Ma a Milano, la campagna dov’era? in centro!

Milano, in un particolare momento della storia, si trova ad essere la capitale dell’Impero romano: la città subisce la prima grande immigrazione di nuove professionalità, personale di servizio al seguito dei funzionari pubblici e maestranze capaci di garantire beni e servizi, per cui l’imperatore Massimiano, che sposta qui la sua corte alla fine del III sec. d.C., è costretto a espandere la cinta muraria a Nord-Est.

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Uno dei bellissimi chiostri del monastero benedettino femminile S. Giulia (foto di Robert Ribaudo)

S. Valentino + S. Giulia: una coppia di santi per una gita fuori porta… (da fuori classe!)

Se avete voglia di prendere la vostra famiglia o la persona a cui volete bene per regalare un momento davvero particolare (visto che S. Valentino, festa degli innamorati, è ormai alle porte) e volete fare una bella scampagnata fuori città non sapendo proprio che direzione prendere, puntate verso il Lago di Garda. Ma se oltre a beneficiare di meravigliosi scorci naturali, volete anche vedere un’autentica città d’arte, dovete assolutamente fermarvi a Brescia per vedere il complesso di S. Giulia, una cittadella della cultura nel cuore del centro storico, e non a caso sede del Museo della Città. Ma S. Giulia è tante altre cose: ex complesso monastico di origine longobardo, sito Unesco patrimonio dell’umanità, area archeologica contigua al Capitolium romano. Insomma un luogo straordinario d’inaspettata bellezza, in cui il contenitore si fonde in maniera strettissima col contenuto.

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Un calderone al centro di Milano…ma quanti centri ha avuto la città?

L’appuntamento con la nostra rubrica sulle curiosità di Milano, stavolta ci porta in un luogo del centro storico, un po’ lontano dai più consueti giri turistici e anche da quelli del passeggio milanese. Stiamo parlando di uno dei posti più amati da Alessandro Manzoni. piazza S. Fedele; poiché qui aveva vissuto in gioventù (in un palazzo scomparso per far posto ad una banca) e qui veniva a prender messa tutti i giorni. E infatti non a caso vi è immortalato in una statua, che lo ricorda pensieroso e solitario, posta nel 1883, nel decimo anniversario della sua morte. Ma piazza S. Fedele non è solo il luogo manzoniano per eccellenza, ha un altro primato: è il primo centro di Milano! Era infatti il cuore del grande santuario celtico, un enorme elisse circondato da alberi (querce e olmi) con gli assi di m. 443×323, noto come medhelan. Qui è possibile che sia stata vista la scrofa bianca semi-lanuta, l’animale più venerato come guida-simbolo di Milano (da cui derivò probabilmente il nome latino Medio-lanum).

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CityLife, ovvero ancora un… Omaggio a Milano che crea e distrugge.

Un nostro assiduo lettore, nonchè amico e fotografo di questa rubrica, Luigi Alloni, mi ha mandato poche note di commento al mio ultimo intervento su come Milano, soprattutto negli ultimi tempi, crei e distrugga; articolo che a sua volta, prendeva le mosse, per chi non ci segue di continuo, da una risposta alla nostra Ciabattinasx che commentava con meraviglia la mostra su Chierichetti fotogafo tra le due guerre. Riporto quindi fedelmente il citato scritto:

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