testatina

Le rivolte al Marchiondi non erano infrequenti, così come i tentativi di fuga. La copertina del Corriere Illustrato ricorda quella del 1903

Il vecchio Marchiondi nel ricordo di un nostro lettore e la rinascita in una nuova zona di Milano

Condividiamo con piacere il contributo di un nostro lettore, Massimo Clara, che ha preso a cuore la causa del Marchiondi, per motivi familiari, come potrete leggere più sotto. Ci riporta alla memoria quel difficile e buio periodo tra il trasferimento dei ragazzi dalle strutture di Via Quadronno a quelle poi progettate nel dopoguerra dall’architetto Vittoriano Viganò. In quel lasso di tempo che fine fecero i ragazzi tratti in salvo dai devastanti bombardamenti del ’42-43?

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Una foto di com'era il marchiondi di Via noale a Baggio prima dell'abbandono all'incuria e al vandalismo.

Marchiondi, la città dei bambini "sfortunati", oggi forse cambia destino.

E’ di questi giorni la notizia che il Comune di Milano, dopo anni di volontario abbandono all’incuria e al vandalismo, ha deciso di accettare l’invito del Demanio dello Stato, a vendere il Marchiondi, l’enorme complesso progettato dall’architetto modernista Vittoriano Viganò negli anni ’50 per il disagio minorile: molto meno di un carcere come il Beccaria, ma molto di più che una scuola tipo “riformatorio”!

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Alda-Merini

Quella sera la poesia è volata fuori dalle sbarre ed è uscita a cena con Alda

Ero in scooter, quella sera, mentre mi recavo a questo incontro davvero speciale, e l’aria era già tiepida tiepida: non a caso la performance che mi aspettava titolava “A cena con Alda – Sono nata il ventuno marzo, a Primavera”. E non si trattava solo di una pièce rappresentata presso il teatro Oscar di Milano, perché l’invito era stato definito “un cenacolo meriniano”.

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La Darsena a metà del XX sec.

La Darsena di Milano: com’era la vita intorno ai Navigli.

Dopo il nostro intervento sulla vita che si svolgeva sui canali della Milano sull’acqua, vorrei riproporvi un articolo su un luogo speciale della nostra città che oggi sta per essere restituito ai milanesi: la Darsena. Credo che sia istruttivo sapere come nel giro di un secolo, tale luogo abbia cambiato radicalmente identità. Offriamo per questo, a pochi giorni dall’inaugurazione della “nuova” Piazza XXIV Maggio, un altro utile affresco di come i milanesi, anche quelli d’adozione, avevano vissuto la nostra città sino al dopoguerra.

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Fantastica Fanta-politica, con il mitico Kevin Spacey: House of Cards

Confessa, figliolo, quanti ne guardi?

Se di peccato si parla, ebbene sì, io sono tra i peccatori. Ma quale sarebbe il girone dantesco che attende quelli come me all’inferno? Direi quello dei “guardatori seriali”. Che a livello mondiale una definizione l’hanno già e sono i cosiddetti Binge watchers (neologismo registrato persino dal sito Treccani, due anni fa).

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Clara, 1865 di Federico Faruffini, rappresenta, anticipando il gusto e i tempi, lo stereotipo di una ragazza ricca ed emancipata

Anche i ricchi piangevano: i collegi per le fanciulle della nobiltà milanese.

La radicata piaga dell’abbandono o la mala sorte nella vita  milanese d’un tempo, non era una prerogativa solo dei bambini poveri, come abbiamo visto con l’intervento della settimana scorsa. E allora che destino toccava ai minori dell’alta società cittadina? Partiamo dal presupposto che il fanciullo non aveva la stessa dignità dell’adulto. Era spesso un inciampo, mentre era una risorsa, in pratica, solo negli ambienti rurali e proletari. I figli erano spesso il frutto di unioni fuori dal matrimonio o un’indebita intromissione nelle politiche di spartizione dei patrimoni: era considerato più efficace per il prestigio della casata tenere per il primogenito la maggior parte delle ricchezze accumulate, e lasciare le briciole per i cadetti, tanto più se erano femmine, avviate alla vita monastica.

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