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Con quelle barricate un po’ sgarrupate… a Milano è successo un ’48!

Oggi, dopo i recenti festeggiamenti del 150° dell’unità italiana (ricorrenza che si fa cadere proprio il 17 marzo!), come da molti anni a questa parte avviene, ci apprestiamo ad assistere ad una manifestazione insolita in città, in realtà un piccolo segno. Domani fate notare ai vostri bambini le bandierine sventolanti sui tram, proprio sopra la testa del conducente. Perché questa non è solo una storia italiana, ma soprattutto milanese! Martedì, infatti ricorrerà l’anniversario delle Cinque Giornate di Milano, che hanno reso gloriosa la nostra città tra il 18 e il 22 marzo 1848, aprendo la strada alla I Guerra d’Indipendenza.

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Milano: non solo moda. Non solo design. E soprattutto non solo Cenacolo!

Era tempo che avevo in mente di scrivere del Luogo della Cultura milanese più visitato, con code e attese che ci ricordano che siamo in presenza di  una vera attrazione mondiale: stiamo parlando naturalmente dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Ma ne voglio parlare da una prospettiva diversa, non col solito piglio di chi vuole dispensare curiosità inenarrabili su uno dei capolavori dell’arte italiana. Per quello ci sono le monografie, le critiche d’arte o i Quaderni di restauro.

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Lo stemma visconteo sul torrione spagnolo del Castello Sforzesco (foto di Robert Ribaudo)

C’era una volta il biscione… Quante favole sullo stemma di Milano!

Se volete raccontare una bella favola ai vostri bambini, magari accompagnandola ad una più gradevole passeggiata nel verde, non potete esimervi dal portarli al Castello Sforzesco. Si, perché il nostro castello è pieno di leggende, storie di intrighi, vicende di corte, lotte fra cavalieri e cortigiani, congiure di palazzo e altro ancora… Ma senza addentrarci nella complicata storia della Milano medioevale, possiamo rimanerne fuori… Ma si! Anche fuori dalla mura, per costeggiare il fossato e portarci sotto uno dei torrioni spagnoli (quelli tondi, per intenderci). Su quello di sinistra, per chi arriva da Via Dante, o il primo che si incontra sulla pista ciclabile arrivando dall’Arena, potete notare un enorme stemma visconteo, con il suo ben noto biscione, divenuto uno dei simboli più noti della nostra città, come abbiamo già raccontato in passato ai nostri lettori di Ciabattine.

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Mappa dell'itinerario

Un itinerario pensato per voi, ne La Milano che non si sa!

Con questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica sulle curiosità di Milano (che da questa settimana cadrà puntualmente tutti i giovedì) apriamo un nuovo ciclo. E quale occasione può ritenersi migliore per regalarvi un nuovo servizio: l’opportunità cioè di raccogliere tutti gli interventi fin qui pubblicati su “La Milano che non si sa” per creare un itinerario inconsueto rispetto alla classiche guide turistiche, da poter realizzare coi vostri amici o ospiti in visita. Un’occasione unica per passare un paio d’ore diverse e poter vedere il centro della nostra città con occhi più attenti alle bellezze che vi si nascondono dentro! A tal proposito, vi allego una mappa col numero successivo delle tappe, a cui sono legati gli interventi sui quali troverete le spiegazioni (che forse avete già letto durante i nostri trascorsi appuntamenti settimanali). Con un click potete aprirli, stamparli e metterli nell’ordine prescritto e improvvisarvi ciceroni delle antichità milanesi.

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8 Bismarck, 12 uova e 1 preludio di primavera!

Sperando di aver archiviato per qualche tempo la parola “pioggia” a Milano, dopo aver registrato il record di inverno più piovoso degli ultimi due secoli, proviamo ad anticipare un po’ la primavera a casa nostra… rispolverando un classico della cucina lombarda di stagione. Gli asparagi alla Bismarck, come sempre rivisitati in modo molto originale dalla nostra amica chef Mariangela Marchesi di Cucina Cre-attiva! Un piatto che come si sa prevede di accompagnare gli asparagi con le uova fritte… ma Bismarck non è certo l’ingrediente segreto per la preparazione, bensì il ben noto Cancelliere prussiano ottocentesco, cui si ispira la ricetta per le abitudini da gourmet del celebre personaggio. Otto von Bismarck è stato riconosciuto come uno dei politici più illustri del suo tempo avendo avuto il merito di riunificare gli stati tedeschi in un solo grande impero, ma non meno celebrata è la sua storica fama da buongustaio e da buonissima forchetta!

435px-Otto_Fürst_von_BismarckForte dei suoi 125 kg guadagnati sul campo (gastronomico), il Bismarckone è infatti passato alla storia anche per la celebre frase “Chi lavora molto deve anche nutrirsi bene e innaffiare il tutto”: non era un segreto che prediligesse i vini del Reno, così come lo champagne e la birra bionda, sicuramente a fiumi. Tale birra era tra l’altro la preferita nelle tavolate durante i suoi incontri diplomatici perché pare potesse rendere inoffensivi i suoi avversari. Di fatto il nostro statista era noto per le sfide a singolar tenzone che rivolgeva a pietanze prelibate come quelle a base di carne quali il fagiano arrosto con crauti, il petto affumicato d’oca, il prosciutto di Reinfed e l’anatra alle olive. Certo è che il nome Otto non rievoca con precisione la sua predilezione per le uova, poiché in verità ne consumava 12 alla volta!!

L'esigente Bismarck ne mangiava 12 alla volta!

L’esigente Bismarck ne mangiava 12 alla volta!

Vista la corposa dedizione enogastronomica di Bismarck e il numerico interesse per le uova, non stupisce che l’epiteto a lui attribuito di Cancelliere di Ferro, originato da un ovvio peso politico, abbia creato anche l’associazione tra il personaggio e preparazioni culinarie specialmente energetiche, in cui si coniuga la forza nutritiva delle uova con quella di un altro alimento. Ecco spiegata la definizione “alla Bismarck” quando si cucina una bistecca, la pizza e persino l’aringa con l’aggiunta di uova fritte, per non parlare del nostro piatto di oggi, a base di asparagi. Su http://cucinacre-attiva.weebly.com/ vi invitiamo a scoprire appunto in dettaglio la ricetta “Bismarck nel bicchiere alla fonduta”, ideale per stuzzicanti aperitivi o per un secondo un po’ più snello e al contempo chic!

La ricetta in verisone classica

La ricetta in verisone classica

Dopo aver lessato gli asparagi (meglio con le istruzioni suggerite da Mariangela), si preparano le frittatine in cui non mancheranno scalogno e di nuovo qualche punta di asparago. Si procede poi con la preparazione della squisita fonduta che deve rimanere ben fluida e si impiatta… o in questo caso si dice “si imbicchiera”? Questa versione, ghiotta e simpatica, sarà gradita di sicuro anche ai bambini! Intanto i più grandi la potranno gustare accompagnata da  un bel boccale di birra bionda, alla salute del nostro nuovo amicone Bismarck, per noi quasi intimi, Otto.

Manifesto per l'apertura del Museo dei Martinitt

Grandi ricordi di piccoli di ieri: Martinitt e Stelline.

I bambini degli anni Cinquanta e Sessanta se lo sentivano spesso ripetere dai propri genitori “Non sei mai contento di tutto quello che hai… pensa agli orfanelli”… e se questo dialogo avveniva a Milano, gli orfanelli prendevano subito il nome di Martinitt. Perché da secoli quella dei Martinitt è in effetti l’istituzione maschile più famosa dedicata ai piccoli senzafamiglia. Oggi desideriamo raccontarvi un po’ la loro storia, da subito invitandovi a visitare in compagnia dei vostri bambini il Museo dei Martinitt e Stelline. Questo ha origine da un cospicuo patrimonio di documenti archivistici ove sono ben custodite tante notizie della vita tra l’Ottocento e il Novecento di molti piccoli orfani. Documenti che hanno permesso di ricostruire al meglio le loro vicende, a vantaggio dei numerosissimi visitatori.

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Un fortunatissimo uomo in carriera. E la casa degli 8 giganti!

Si parla sempre della casetta nel bosco dei 7 nani….oggi invece vi parlo della casa degli 8 giganti, sita nel centro di Milano, che oltretutto non si allontana molto dalla zona delle Case Rotte che pian piano stiamo imparando a conoscere. Ma come per ogni storia bisogna partire dal “c’era una volta”, che in questo caso si riferisce alla vicenda burrascosa di un autentico e fortunato arrivista del Cinquecento, ovvero Leone Leoni, e in particolare  della sua dimora, più nota come Casa degli Omenoni. Siamo nella Milano spagnola del XVI sec., in presenza di uno di quegli artisti sui generis, un creativo più rissosso del Caravaggio, che concretizzava la sua più riuscita cifra nel coniare medaglie e monete celebrative. Anche se lombardo, fu da tutti conosciuto come l’”aretino” per le sue origini. Allo stesso modo era noto in città, e con questo epiteto battezzarono anche quella piccola via di collegamento tra le Case Rotte e Piazza Belgioioso dove si trovava la sua abitazione. A lui si attribuirono grandi irrequietudini e un fitto girovagare per le corti italiane in cerca di lavoro.

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La Grande Brera, tanti progetti e persino un film.

Qualche giorno fa per motivi professionali, e in concomitanza con una mostra sui progetti di recupero di uno spazio espositivo per la Grande Brera (appena conclusasi alla Triennale), ho avuto modo di entrare in un luogo particolare: il settecentesco Palazzo Citterio, in Via Brera 12-14. E’ un vero e proprio gioiello architettonico, in pieno centro storico, inibito alla pubblica fruizione da anni, seppur in possesso del Ministero dei Beni e delle Attivita Culturali e del Turismo, e quindi in qualche modo proprietà di tutti.  Si trova non lontano da quella Pinacoteca di Brera, che ne avrebbe la custodia, come parte di quel progetto che doveva raddoppiare i suoi spazi espositivi e noto ai più sin dagli anni ’80 del XX sec., come Grande Brera. Il video che segue, ideato dai ragazzi di MACAO, che simbolicamente lo hanno occupato per un breve periodo per rialzare il sipario sulla triste vicenda, illustra la storia della lunga gestazione del progetto, regalandoci anche una carrellata di immagini suggestive e anche qualche sorpresa!

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I confini della Milano alto medioevale e i corpi santi, le aree cimiteriali con le relative chiesette fuori le mura

Ma a Milano, la campagna dov’era? in centro!

Milano, in un particolare momento della storia, si trova ad essere la capitale dell’Impero romano: la città subisce la prima grande immigrazione di nuove professionalità, personale di servizio al seguito dei funzionari pubblici e maestranze capaci di garantire beni e servizi, per cui l’imperatore Massimiano, che sposta qui la sua corte alla fine del III sec. d.C., è costretto a espandere la cinta muraria a Nord-Est.

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