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Questo simbolo di Milano  quanti loghi ha ispirato?

Come riconoscersi milanesi, fin da piccoli.

A circa tre mesi dall’apertura di Expo, Milano si interroga ancora su quale simbolo forte possa davvero rappresentare la nostra città. Ne leggevo persino venerdì scorso su Repubblica che ci informava come da mesi un comitato sia al lavoro per captare idee, tendenze e soprattutto fare indagini fra la gente e nei quartieri per trovare un brand forte che ci caratterizzi e distingua nel mondo.

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Perchè si chiama slogan?

Oggi mi cimenterò nella spiegazione etimologica del termine slogan. Per cominciare, essendo una copywriter pubblicitaria da tanto tempo, mi sono un po’ vergognata di non essermi mai chiesta l’origine di questa parola prima di oggi… 

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Veduta del Verziere (attuale largo Augusto) 1852, dipinto di Angelo Inganni.

Nomi, piante, fiori, frutta e città…

Oggi tratteremo di alcune vie di Milano dedicate alla vita agreste e ai prodotti che la fertile terra della pianura alluvionale del milanese ci ha regalato per secoli, così come avevamo fatto per le strade che hanno preso il nome di alcuni animali.  Anche il preambolo è identico a quello svolto in occasione della toponomastica legata agli animali (spesso da cortile): non sono altro che il retaggio e la memoria di una vita contadina che si svolgeva fino al XIX sec. fin dentro le mura, dove non era insolito imbattersi ancora in aie, stalle e cascine ancora funzionanti.

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Storia di un bambino di ieri.

Questa settimana vi parlerò di una pagina triste, ma anche edificante della storia di Milano, una delle tante vicenda legate alle leggi razziali del periodo fascista, simile a quella raccontata qualche tempo fa dalla Ciabattinadx in occasione della presentazione del libro di Gioele Dix “Quando tutto questo sarà finito”. E’ una testimonianza raccolta in realtà da una nostra amica, Francesca Varalli, nell’ambito delle iniziative organizzate dall’Associazione Genitori Stoppani,  legata all’omonima scuola elementare milanese. Pertanto sarà a questa inviata speciale che lasceremo subito la parola….

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Ortica, anni '60. (Foto di Mario di Blasi)

Milano che in-canta: un "palo" nel ricordo dell’Ortica.

La ricordava così Enzo Jannacci sin dagli anni ’60 la periferica Ortica, ancora segnata dai campi (così come detta lo stesso toponimo che richiama il nome della pianta che infestava i prati della zona) e dallo scalo ferroviario. Era abitata e frequentata dalla ligera, quella vecchia mala milanese un po’ improvvisata di cui abbiamo parlato in un nostro passato intervento. In realta’ quello che era un vecchio borgo si era sviluppato sin dall’antichità intorno alla famosa chiesetta dei SS. Faustino e Giovita o della Madonna delle Grazie e intorno a qualche cascina ancora in funzione, come quella ancora oggi nota come S. Ambrogio. Troppo poco per un pugno di case rurali strette tra Lambrate e l’aereoporto di Linate.

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S. Antonio e il maiale a lui caro in un codice miniato

Nella vecchia fattoria: le vie degli animali a Milano.

Girando per la nostra città, forse non ci siamo mai accorti che un numero non esiguo di strade sono dedicate ad animali. Il perché è presto detto: non tanto per uno spirito di storica affezione per le bestie domestiche, addomesticate o da fattoria, ma come testimonianza di come la vita agreste, almeno fino al XIX sec. si spingesse fin dentro il centro cittadino. A memoria di questa vita rurale che ancora oggi impregna di sé alcuni angoli della nostra città, non è raro trovarsi di fronte a nuclei di sistemi produttivi legati a fondi agricoli, come cascine, magari oggi trasformati in condomini. Più facilmente alcune vie ricordano nel loro nome il fatto che lì si svolgevano alcune attività legate alla vita di campagna, più che a quella cittadina che intorno si andava via via sviluppandosi. Iniziamo allora da questa categoria di toponimi con quelli che si trovano intorno alla Ca’ Granda (ex Ospedale Maggiore e oggi Università degli Studi).

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